«BpVi e Vb, mistificazioni di Miatello su fondo ristoro»

Pubblichiamo un intervento di Francesco Celotto (Associazione Soci Banche Popolari) sul fondo di ristoro per i risparmiatori delle ex banche popolari venete.

Le recenti affermazioni di giubilo di Miatello della associazione Ezzelino da Onara per la imminente approvazione del regolamento attuativo del fondo di ristoro per i risparmiatori appaiono del tutto fuori luogo e mistificatorieTralasciando la esigua e ridicola dotazione del fondo, pari a 100 milioni di euro per rimborsare una potenziale platea di 300.000 risparmiatori, quando Miatello dice che tutti possono presentare la domanda all’Anac (autorità anti corruzione), anche i soci che hanno acquistato prima del 2006, afferma qualcosa di assolutamente non rispondente al vero.

Perchè la domanda venga accolta il socio deve infatti dimostrare che la vendita è frutto di vendita fraudolenta (miselling). Ora vorrei chiedere a Miatello come sia possibile dimostrare questo per chi ha comprato azioni prima del 2006. Ma anche forse per chi le ha comprate fino agli ultimi aumenti di capitale dal 2012 in poiIn buona sostanza per poter accedere al Fondo sarà quindi necessario dimostrare prima, attraverso il Ricorso all’Arbitrato ANAC oppure attraverso una Sentenza del Giudice, di essere stati vittima di “misselling” ovvero di vendita fraudolenta.

Quindi, solo chi sarà in grado di dimostrare di aver subito un pregiudizio dalla violazione di norme da parte delle banche può sperare nel fondo. Gli altri noMa forse a Miatello interessa che i soci intanto presentino domanda, pagando alla sua associazione 350 euro (!!) a prescindere dall’esito. Definirei quella del buon Miatello quantomeno una pubblicità ingannevole. Inoltre non è vero che tutti  i cd rapporti dormienti che dovrebbero alimentare il fondo, entrino nella disponibilità dello stato trascorsi 10 anni. Un motivo in più per rendere difficile l’utilizzo di questo strumento.

Credo sia molto più utile lavorare a un fondo diverso, che ipotizzo alimentato dagli utili distribuiti dalla Banca d’Italia al sistema bancario, pari a circa 200 milioni all’anno,  nel quale sia stabilito un automatismo per il rimborso a quei soci il cui profilo mifid non sia adeguato all’acquisto di azioni. Solo in questo modo sarà possibile ristorare la platea più ampia possibile di soci delle ex popolari. La dotazione adeguata di questo fondo di risarcimento per i risparmiatori dovrebbe essere non inferiore a 2 miliardi.

Sarà mio impegno presentare in tempi brevi una proposta organica che superi le obiezioni in sede europea sull’utilizzo di fondi pubblici per rifondere gli azionisti azzerati. Da qui la proposta di utilizzare esclusivamente fondi privati, gli utili distribuiti dalla Banca d’Italia al sistema bancario. 

Francesco Celotto
Consigliere Associazione Soci Banche Popolari

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