Caso Agec a Verona, le ammissioni di Polato

La promozione del dipendente che aveva patteggiato nell’affaire Tartaglia venne decisa sotto il vecchio cda, ma confermata dal nuovo di Niccolai. Che ha deciso anche l’incarico più importante

In Sala Gozzi ieri il consiglio comunale di Verona è cominciato poco dopo le 18. Dopo le primissime battute è toccato al consigliere d’opposizione, il democratico Federico Benini, chiedere lumi alla giunta dopo il caso Agec sollevato da Vvox con due servizi rispettivamente del 3 maggio e del 10 maggio. Sui media locali il presidente di Agec Roberto Niccolai, riferibile politicamente alla civica Verona Pulita, aveva spiegato come gli avanzamenti, in primis del funzionario Dusi, fossero una sorta di ultimo colpo di coda della precedente gestione, ovvero quella che nell’agosto 2017 giunse al capolinea con la fine della consiliatura dell’ex sindaco Flavio Tosi, oggi in minoranza (ieri assente al momento della trattazione). In realtà la parte preliminare della querelle non verteva tanto su quale fosse il management che aveva inizialmente deciso per la promozione di Dusi da impiegato a quadro, quanto se questo «nuovo mansionamento» fosse stato confermato meno dal nuovo management, il quale a norma di legge aveva la possibilità di non vidimare una eventuale scelta in tal senso operata sotto l’egida del precedente «cda di marca tosiana». Tuttavia, ed è questo il punto fondamentale, la giunta di centrodestra del sindaco Federico Sboarina era chiamata a chiarire se le funzioni di caposezione che risultavano dall’ultimo organigramma di Agec, che costituiscono un sostanziale avanzamento per quanto riguarda il peso di Dusi nell’azienda, fossero state attribuite dagli attuali vertici o da quelli passati. Si tratta di passaggi dalle forti implicazioni politiche perché il patteggiamento dello stesso Dusi è figlio di una inchiesta scatenata nel 2013 a seguito degli esposti di Michele Croce, leader della civica Verona Pulita e oggi a capo ella principata controllata comunale, l’Agsm.

DUSI CONFERMATO DURANTE L’ULTIMA GESTIONE
In aula l’assessore alle partecipate Daniele Polato ha parlato pochi minuti spiegando che la promozione di Dusi, da impiegato «di livello 8S a quadro superiore di livello QS» venne decisa dall’ex direttore generale Maria Cristina Motta, il cui contratto di lavoro peraltro a metà dicembre 2017 era stato risolto su input della attuale giunta comunale «per insanabili vizi di legittimità». Sempre Polato ha aggiunto che la data di tale promozione risale «al 15 maggio 2017» contraddicendo così il presidente Niccolai il quale al quotidiano L’Arena aveva datato la cosa al mese successivo. Tuttavia è sempre Polato a spiegare che la conferma della promozione di Dusi avvenne «in data 20 dicembre 2017 sempre per mano della dottoressa Motta», ovvero quando il nuovo cda si era insediato da ben quattro mesi.
Incalzato da Benini, l’assessore ha dovuto fare un’altra ammissione, politicamente più pesante: quella per cui il nuovo incarico, ovvero quello di caposezione, è giunto recentissimamente «ovvero nell’aprile del 2018», proprio sotto l’egida dell’attuale cda dal momento che sempre sotto la responsabilità di Dusi sono stati accorpati «ufficio relazioni con il pubblico, protocollo gestione documentale e sistemi informatici», come ha precisato l’assessore.

INCARICO CRUCIALE
L’incarico materializzatosi sulla scrivania di Dusi ad aprile col sigillo dell’attuale direttore generale facente funzione Giovanni Governo affida al neo-caposezione l’obiettivo della riprogettazione non solo del settore informatico, ma anche di riconsiderare la istruzione degli atti amministrativi, la gestione delle pratiche e delle procedure relative alle forniture dei servizi, i rapporti contabili e amministrativi con i fornitori, il monitoraggio e il controllo sulla sicurezza dei dati. Insomma si tratta di un incarico cruciale che pone sotto l’ala protettrice dell’impiegato una bella fetta di quegli ambiti che furono oggetto delle malversazioni al tempo del cosiddetto affaire Agec-Tartaglia che portò alla condanna dietro patteggiamento proprio di Dusi e, tra gli altri, dell’addetto al settore informatico Giovanni Bianchi. Rispetto al quale chi scrive aveva chiesto a Niccolai un parere in termini di opportunità circa la permanenza di quest’ultimo proprio nel settore che fu lambito dall’indagine penale. Fermo restando che il presidente al momento non ha ancora risposto, c’è un ulteriore novità che è emersa ieri a palazzo: sempre Agec, sempre in aprile, sempre col sigillo del direttore generale reggente, il dottor Governo, ha affidato proprio a Bianchi un progetto speciale con la mansione di coordinatore nell’ambito del riassetto della direzione generale di Agec. Tanto che la domanda che circolava a mezza bocca tra consiglieri della opposizione e della maggioranza era questa: “ma siamo sicuri che si stia facendo tutto il possibile perché non si ricreino le condizioni del sistema Tartaglia”?

QUESTIONE POLITICA
Ovviamente una risposta del genere, che investe il piano politico, può venire solo dalla giunta. Ieri prima che la domanda di attualità fosse esposta, Polato anche «per ragioni di privacy e visto che la discussione avrebbe potuto contenere giudizi personali» aveva chiesto che la trattazione avvenisse a porte chiuse. Il che avrebbe comportato l’uscita del pubblico e dei cronisti presenti. Interpellata per un parere tecnico la segreteria generale non ha ravvisato problemi di sorta. Nonostante questo, a norma di regolamento, lo stesso Polato ha chiesto a tre membri della sua maggioranza di porre al voto la questione di riservatezza. Richiesta andata buca con la maggioranza che non si è nemmeno degnata di rispondere: un segnale o uno schiaffo, dipende dai punti di vista, che non è sfuggito alle opposizioni. «Per quanto mi riguarda – rimarca Benini – Polato non ha fatto che confermare tutti i dubbi sollevati da me. Per cui bene ho fatto a porre la questione. Ora sul piano politico attendiamo di sentire la voce dei vertici di Verona Pulita, che ha espressamente indicato la presidenza adi Agec».

(Ph: Facebook Sboarina Sindaco)

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