Fiera Vicenza, Cagnoni e Variati a Zaia: «discutiamo con Verona?»

Presentato oggi il progetto di ricostruzione del padiglione storico. Il neo-ad Ravanelli: «indotto sul territorio aumenterà del 15%»

Italian Exhibition Group, società nata dalla fusione della Fiera di Vicenza con quella di Rimini, ha presentato oggi nella sede berica il progetto di riqualificazione e ampliamento del quartiere fieristico vicentino. In concreto, verrà ricostruito per intero il padiglione storico, la “chiocciola”, ovvero il numero 2, che si estenderà su 26 mila metri quadri (4.400 in più rispetto agli attuali), sue due livelli anzichè sui cinque attuali.  Autore dell’opera sarà l’architetto tedesco Volkwin Marg dello studio GMP di Amburgo.

Presentati dal direttore del Giornale di Vicenza, Luca Ancetti, sul palco della convention hanno parlato il presidente di Ieg, Lorenzo Cagnoni, Achille Variati (sindaco e presidente della Provincia di Vicenza) e Paolo Mariani (presidente della Camera di Commercio di Vicenza), questi ultimi due in rappresentanza della holding che riunisce gli azionisti pubblici vicentini. Cagnoni ha spiegato che, con la firma del contratto con lo studio di architettura tedesco, è iniziata la prima di tre fasi dell’operazione: «dopo i mesi che occorreranno per le autorizzazioni e l’appalto, ne passeranno altri 24 per la demolizione e la ricostruzione, il tutto già finanziato da Ieg per 33 milioni di euro» (nel comunicato del Comune di Vicenza e in quello ufficiale della società si parla di 35). Messa assieme alle altre due fasi, di cui non si è specificata una copertura finanziaria, l’intera opera ha un costo stimato di 61 milioni di euro: «credo che la prima manifestazione che verrà ospitata qui avverrà il 1° di settembre del 2021», prevede Cagnoni. Che ha poi spiegato che un altro intervento simile è previsto a Rimini, nel quadro di un «balzo industriale deciso nel dicembre 2017» (dunque, ben prima dell’uscita di scena dell’ex direttore generale vicentino Corrado Facco, ndr) «in cui la politica non centra e non deve centrare niente!». Il presidente di Ieg ha concluso con una «provocazione» rivolta alla Regione Veneto, cioè al suo governatore, il leghista Luca Zaia: «ci chiediamo se sia disposta a discutere dell’ipotesi di Verona con noi. Stesso ragionamento vale per Bologna, anche se là hanno un basso tasso di velocità».

Dal canto suo, Variati ha rivendicato un ruolo alla politica come garante di «sviluppo, con collaborazione e severità», riferendosi evidentemente alle recenti polemiche sulla ulteriore perdita di controllo di Vicenza nella gestione di Ieg. «Non siamo e non saremo soci di minoranza, ma di riferimento», ha voluto rimarcare il sindaco, «che significa che non entriamo nel merito delle scelte gestionali, ma che siamo controllori propositivi e severi sul risultati». Ha poi raccolto le parole di Cagnoni sulla Fiera veronese: «non credo che Verona possa stare così com’è».

Prima di loro, tuttavia, aveva illustrato una panoramica sull’attuale situazione di Ieg il nuovo amministratore delegato Ugo Ravanelli, col chiaro intento di rassicurare gli operatori economici berici: «VicenzaOro (la principale iniziativa e fonte d’introito della parte vicentina di Ieg, ndr) può e deve diventare il principale hub dei visitatori d’Europa nel settore del gioiello in Italia: ci sono già 10 eventi Ieg, con una grande attenzione ai piccoli produttori, e nel 2018 il giro d’affari qui a Vicenza sarà superiore rispetto al 2017, nonostante l’assenza di Koinè». Ravanelli ha poi tessuto le lodi del quartiere vicentino, «che ha una vocazione congressuale grazie al Vicenza Congress Center: vogliamo 70 eventi nel 2018. L’indotto per il territorio, che oggi è di 350 milioni di euro, nel 2018 aumenterà del 15% rispetto al 2016». Quanto alla quotazione in Borsa («di cui finora è stato attore principale il vicepresidente Matteo Marzotto», oggi presente all’incontro), Ravanelli si è detto «molto ottimista, benchè dipenda dall’andamento dei mercati finanziari».

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