La Casta c’è anche in Veneto. E si rimangia il limite di due mandati

La maggioranza di centrodestra di Zaia cambia la legge elettorale per blindarsi. E per tutelare chi si accampa a vita in Consiglio Regionale

L’unico che l’ha detta come ha da esser detta è stato il consigliere regionale Marino Zorzato (ex Forza Italia ed ex Pdl, oggi nell’etereo Ncd-Udc): «Volete farlo? Fatelo. Ma almeno ammettiamo che stiamo facendo una cosa per noi, per la Casta». Esatto: la nuovo legge elettorale che la maggioranza di centrodestra del Veneto vorrebbe varare è Casta pura. Dopo essere stata la Regione che con il suo governatore leghista Luca Zaia si vantava di aver dato una lezione in senso contrario all’Italia intera, con un limite simil-grillino di due mandati a presidente assessori e membri del consiglio, oggi, quatta quatta, mentre tutti gli occhi sono puntati alla trattativa sul governo, si rimangia tutto e vuole abolirlo. Non solo: la Lega pensa anche ad eliminare l’incompatibilità fra consigliere regionale e consigliere comunale (così da rendere eleggibili alle elezioni municipali di Vicenza e Treviso due suoi esponenti, rispettivamente Roberto Ciambetti e Riccardo Barbisan, già impegnati a Palazzo Ferro Fini, ma che importa) e a rendere possibile la candidatura in tutte le province a Zaia, che da solo è un sicuro garante di consensi. Infine, dopo essersi accorti di aver esagerato proponendo un premio di maggioranza al 65%, puntano ad un po’ più presentabile 60% con almeno il 40% dei voti alla coalizione; ma senza il ballottaggio come si fa coi sindaci (e come avrebbero preferito le minoranze).

Capiamoci: è una marcia indietro sui mandati, e una fuga in avanti sulla blindatura della maggioranza. Niente di trascendentale, in sè: si torna all’antico per un verso, e dall’altro si appaga per il futuro il bisogno di “governabilità” che assale il cittadino comune quando vede i propri governanti trincerarsi dietro l’alibi delle divisioni interne. Quel che fa tanto feudalesimo – con loro, i signori, a farsi le leggi a uso e consumo, e noi, i sudditi, ad assistere impotenti – è il modo in cui lorsignori ci ballano sulla testa. Ad esempio, tenendo la porcata in sordina. Ad esempio, con uno Zaia che stranamente perde la favella, mentre di solito ci manca poco che emetta comunicati e sfiati dichiarazioni anche sull’ultimo tweet di Trump (di passata, vogliamo ricordarne una del 2015, a proposito della cittadella sanitaria di Treviso: «Volevo realizzare l’ opera nel 2010, durante i miei primi anni del mandato, lo farò nei secondi e ultimi cinque anni…», Libero, 30 dicembre 2015). Ad esempio, come ha fatto l’opposizione, opponendosi ma non troppo, votando no ma ritirando l’ostruzionismo, strumento legittimo e questa volta più che opportuno. O ad esempio, sbandierando l’indipendenza come ragione di vita politica per tradurla poi, per giunta con tono indignato, in richiesta che il Veneto si comporti come gli altri («il limite ai mandati non esiste al mondo, ce l’abbiamo solo noi e il Friuli Venezia Giulia», Antonio Guadagnini, Siamo Veneto, sul Corriere Veneto di oggi).

E’ la solita sceneggiata già vista e rivista. La solita partitocrazia, senza peraltro più nemmeno partiti degni di questo nome. La solita autoreferenzialità per lucrare sulla democrazia rappresentativa, questa menzogna che ci raccontiamo tutti per vivere meno infelici. D’altronde, per capire il metro di questa gente, basterà ricordare un episodio. Si era a gennaio del 2015, e a Palazzo Ferro Fini si discuteva proprio del numero di mandati da limitare a due. Carlo Alberto Tesserin, quinto mandato in consiglio regionale, anche lui dell’Ncd-Udc come Zorzato, offeso a morte dal «dileggio continuo che aizza l’opinione pubblica e ignora quanto di buono è stato realizzato in Veneto, a prezzo di fatica e impegno», se la prese, ovvio, con la stampa: «mai un articolo che dica: bravi, non avete rubato». La stampa avrà tutti i difetti che ha, ma pretendere che si complimenti con i politici perchè stoicamente si astengono dal rubare i soldi dei cittadini, questo francamente può venire in mente solo a chi, il metro, l’ha perso definitivamente assieme alla trebisonda. Saran stati forse gli effetti di ben cinque mandati: in un’era geologica, con il logorio che tal sforzo titanico può incidere nel corpo e nell’anima, può capitare di smarrire il senso della realtà. Per la cronaca, quella volta fu applaudito, e l’assessore forzista Elena Donazzan gli diede pure un bacio.

Tags: , ,

Leggi anche questo