Pakistana rapita, Comune Verona: «possiamo fare poco»

Si aggiungono dettagli alla terribile storia della 19enne di origini pakistane e residente a Verona fidanzata con un italiano e rimasta incinta. La famiglia l’ha portata in Pakistan, legata a un letto e costretta ad abortire. Ora la ragazza è ancora in patria, sorvegliata dalla madre e dalla sorella. Mentre padre e fratello sono a Verona. L’intenzione della famiglia però non è quella di farla tornare in Italia. «Dal settembre 2017 –  ha spiegato l’assessore ai servizi sociali del Comune di Verona, Stefano Bertacco (in foto) – la giovane era conosciuta dai nostri servizi ed era stata accolta in una struttura protetta in seguito all’intervento della Squadra mobile della Questura, che aveva ricevuto una segnalazione che la ragazza, maggiorenne, era tenuta in casa contro la sua volontà. Non c’è nessuna volontà da parte della famiglia – ha proseguito Bertacco – di lasciare libera la ragazza alla quale, a quanto ci è stato riferito, sono stati sottratti i documenti ed è costantemente sorvegliata dalla madre e dalla sorella.

La ragazza – ha detto Bertacco – ha aderito al Progetto “Petra”, la struttura che si occupa delle violenze sulle donne, in particolare tra le mura famigliari. È stata ospitata in un appartamento protetto fino al 9 gennaio, quando ha comunicato che si era riconciliata con la famiglia e le è stato concesso, essendo maggiorenne, la libertà di scegliere e tornare a casa dai genitori. Ha comunicato che era andata in vacanza. Poi si è appreso che era tornata in Pakistan per il matrimonio del fratello, probabilmente è stata una scusa per farla allontanare da Verona. In seguito al Centro Petra si è presentato il fidanzato ed è scattato l’allarme. Purtroppo – conclude Bertacco – la situazione si è spostata in Pakistan. Ci stiamo muovendo tutti ma essendo cittadina pakistana anche la Farnesina non ha molti margini di intervento».

(Ph: Facebook – Stefano Bertacco)

Tags: ,

Leggi anche questo