Verona, prigioniera della famiglia in Pakistan: «costretta ad abortire»

11:37 – Nessuno l’ha più vista da febbraio, fino a quando, qualche settimana fa, una 20enne di origini pakistane residente da tempo a Verona con la famiglia, si è rifatta viva con dei messaggi d’aiuto inviati alla migliore amica. «Tutto dev’essere fatto in una volta, se no stavolta mio padre uccide pure me», ha scritto la ragazza dal Pakistan, dove sarebbe stata portata dal genitore per costringerla ad abortire. La giovane aveva deciso insieme al fidanzato veronese di tenere il bambino. Era partita per la terra d’origine a gennaio per una delle visite periodiche ai parenti, pensando di rientrare dopo pochi giorni. La cosa è confermata dal fatto che la scuola che frequentava aveva deciso di anticipare gli esami di maturità per permetterle di portare a termine la gravidanza.

Invece, la permanenza in Pakistan è durata mesi. Il padre le avrebbe sequestrato i documenti per impedirle di tornare in Italia e per questo la ragazza avrebbe chiesto aiuto alle amiche. Dopo aver scritto su Whatsapp tutte le vessazioni subite, (è stata legata a un letto, sedata e infine costretta ad abortire da un medico compiacente) le ha pregate di contattare le autorità per farla andare a prendere. Nei giorni scorsi l’Ufficio scolastico ha segnalato l’accaduto al consolato del Pakistan a Milano, ma al momento non sarebbe giunta alcuna risposta. (Fonte: Ansa – 10:37)

(Ph. Shutterstock)

 

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