Padova, movida al Piovego: mano larga del Comune col privato

Il testo della convenzione: il privato potrà saldare il dovuto anche dopo la chiusura degli eventi. Senza prevedere il versamento di una cauzione

La movida che a Padova prende forma ogni anno lungo le sponde del Piovego è entrata nel vivo: spritz, cibo di strada, musica dal vivo sono il piatto forte dei tanti locali temporanei che dai primi di maggio sino ad estate inoltrata allieteranno giovani e meno giovani in una zona della città del Santo particolarmente frequentata dagli studenti universitari.

Alcune settimane fa però l’iter burocratico che avrebbe di lì a poco portato l’associazione Naviglio, molto vicina al re della movida padovana Federico “Chicco” Contin, ad aggiudicarsi il bando per la gestione degli spazi pubblici lungo il Piovego a ridosso di Porta Portello, è stato oggetto di una durissima querelle politica. A gennaio il consigliere comunale d’opposizione Alain Luciani, che milita nel Carroccio, aveva parlato di bando di gara costruito su misura per Contin (che per inciso lo scorso anno, pur senza essere eletto, si era candidato come consigliere comunale per la coalizione di centrosinistra che ha poi vinto le elezioni). Le polemiche in città non erano mancate, anche se Contin e l’amministrazione comunale avevano rispedito le accuse al mittente.

Dopo l’aggiudicazione di quel bando di gara, a febbraio, il rapporto tra l’associazione Naviglio e il Comune ha preso definitivamente corpo nella forma di una convenzione per l’utilizzo degli spazi spondali da porta Portello sino alla passerella Balbino del Nuzio che durerà cinque anni a partire dal 2018 e che prevede il pagamento di un canone annuo, una sorta di affitto, di 53mila euro.

Si tratta di un accordo equo per le parti, o come sostengono le opposizioni il Comune ha largheggiato col privato? Vvox per la prima volta è in grado di mostrare il testo integrale della convenzione che regola i rapporti tra Il Naviglio e l’amministrazione. La cosa più evidente che salta all’occhio leggendo le pagine, è che al privato non viene chiesto immediatamente di pagare l’intero canone o quanto meno la singola annualità, come avviene di solito. Gli viene bensì concesso di pagare i 53mila euro e rotti richiesti entro il 31 dicembre.

Ancora. Sempre stando al testo dell’accordo, al privato non viene chiesto di depositare alcuna cauzione, non viene chiesto di presentare alcuna fidejussione bancaria a copertura di eventuali comportamenti scorretti o di eventuali danni arrecati a persone o cose. Per questa ultima fattispecie l’amministrazione si limita a chiedere di presentare una polizza assicurativa i cui massimali, ovvero l’entità massima dell’importo assicurato, non vengono nemmeno esplicitati. Tra i rischi che potrebbero materializzarsi per la scelta di palazzo Moroni c’è quello che il privato, almeno astrattamente, possa ottenere quegli spazi pubblici per poi non pagare a fine anno. Senz’altro la concessione sarebbe revocata come indicato nelle clausole, ma senza il deposito d’una cauzione il privato potrebbe gestire una annualità per poi chiudere i battenti, magari perché non ha realizzato gli incassi desiderati.

Il Comune poi non specifica quanti gabinetti debbano essere installati, dove questi debbano essere collocati e con quanta frequenza questi debbano essere puliti. Il che sembrerà un aspetto secondario, ma una delle critiche dei residenti durante gli anni passati riguardava proprio il fatto che molti giovani, anche per mancanza di bagni, avevano preso di mira le sponde e le strade prospicienti porta Portello «come veri e propri pisciatoi a cielo aperto».

Di più, non sembrerebbe chiaramente identificato il valore delle ammende a carico del concessionario, o dei sub-affidatari nel caso in cui gli spazi siano affidati a terzi, qualora le piazzole siano lordate e non ripulite a dovere. Risulterebbe anche che non ci siano previsioni specifiche per quanto riguarda l’obbligo di fornire certificazione antimafia, sia per il concessionario, sia per gli operatori ad esso riferibili, sia per i soggetti cui le singole aree possano essere date in gestione.

Non risulta nemmeno istituito alcun apposito registro dei sub-affidamenti il quale imponga l’obbligo di comunicare all’amministrazione comunale gli estremi contrattuali di eventuali sub-affidamenti a terzi da parte del concessionario. Il tutto con i relativi importi economici con la possibilità di tracciare la parte economica degli stessi. Detto in soldoni se il concessionario subaffitta uno spazio, oltre a dire al Comune a chi lo subaffitta, deve pure dire quali sono le condizioni contrattuali con cui lo cede e deve mostrare i bonifici o la copia dei trasferimenti di denaro con cui il pagamento è avvenuto. Ovviamente non si tratta di obblighi codificati dalla legge, ma di prescrizioni aggiuntive, ovvero di paletti ulteriori, che il Comune può adottare per tutelare maggiormente l’interesse pubblico.

Ora la convenzione porta la firma del legale rappresentante dell’associazione Naviglio, Maurizio Sera, e quella del direttore del settore patrimonio del Comune, ovvero Michele Guerra. Chi scrive ha più volte cercato propio quest’ultimo, nonché l’assessore democratico al patrimonio Andrea Micalizzi, per chiedere conto del lavoro degli uffici. Finora non ricevendo alcuna risposta.