«Treviso, o se ne va l’aeroporto o ce ne andiamo noi»

Il comitato che si batte contro l’impatto ambientale del Canova: «chiediamo il rispetto della legge, va chiuso. Nessuna fiducia nè a Gentilini nè a Manildo»

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«La nostra è una battaglia per i diritti, per salvaguardare non tanto le nostre case, quanto la nostra salute».
Ne fa prima di tutto una questione di legalità Dante Faraoni, portavoce del Comitato per la riduzione dell’impatto ambientale dell’aeroporto di Treviso, nato nel 2009 da un gruppo di residenti del capoluogo della Marca e della vicina Quinto, i due Comuni più colpiti dall’inquinamento acustico e atmosferico dell’aeroporto Canova, inaugurato nel 1999. «Quello trevigiano è l’unico aeroporto in Italia oltre a Ciampino a non aver superato la Valutazione di impatto ambientale, obbligatoria per legge», spiega. «Abbiamo avuto contatti con tutte le amministrazioni da Roma in giù e con tutti i partiti, nessuno escluso, per chiedere di far rientrare la struttura aeroportuale all’interno delle prescrizioni di legge». Fino ad oggi, però, nessuno si è mosso per sanare le inadempienze.

«Proprio per questo l’anno scorso abbiamo presentato un esposto al Tribunale di Treviso. Si può dire apertamente che l’aeroporto è fuori controllo, da sempre. Senza contare che non ha nessuna utilità per il territorio della Marca». Secondo i dati della Regione Veneto, infatti, la maggior parte dei turisti in arrivo «non produce ricchezza per la Marca, ma vanno a Venezia. Tra l’altro, non si capisce perché Venezia mette i tornelli se poi si punta sul turismo low cost in questo modo». Oltre ai problemi collegati al traffico aereo – rumore e smog -, «manca un sistema di infrastrutture adatto a sostenere lo sviluppo della struttura. Via Noalese è sempre congestionata e siamo preoccupati per il prossimo futuro con l’apertura dell’ex supermercato e dell’area commerciale limitrofa. Stiamo andando verso un collasso programmato». Per il portavoce del comitato, la responsabilità di tutto ciò è in primis delle giunte Gentilini: «sono loro ad aver creato questa situazione di precarietà ed illegalità. Speravamo che con l’amministrazione Manildo le cose potessero cambiare – in campagna elettorale aveva promesso che avrebbe avviato il monitoraggio ambientale – invece siamo rimasti molto delusi, perché hanno portato avanti il vecchio progetto tale e quale».

A tal proposito, il presidente del comitato Giulio Corradetti, sul Gazzettino, aveva parlato di un «comportamento indisponente della gestione aeroportuale trevigiana, gestita con insolenza e arroganza nel silenzio delle istituzioni». Faraoni conferma: «noi abbiamo un’unica richiesta: il rispetto della legge», che imporrebbe un tetto di 16.300 voli all’anno. Un limite mai rispettato. «Se le istituzioni non sono in grado di far rispettare la legalità, allora si fermi l’aeroporto. Tanto a cosa serve? Non porta benefici e ha solo ricadute negative sulla qualità della vita dei cittadini». Una provocazione, ma neanche tanto: «è già successo: nel 2011 il Tar l’ha chiuso, anche se solo per pochi giorni». Tanto è bastato all’epoca per «far svegliare i soci dell’aeroporto».

Da allora, però, nulla si è mosso, anzi: il traffico aereo è andato aumentando di anno in anno e Save punta a raggiungere i 22 voli entro il 2030. «Il gruppo Save è quotato in borsa e gli utili vanno, tra gli altri, a Comune, Provincia, Regione, Cassamarca e Camera di Commercio. Non si può sostenere una simile condizione di illegalità per fare gli interessi di questi stake-holder». Per il comitato l’ipotesi della chiusura sarebbe fattibile, andando a “spalmare” il traffico aereo nei tre maggiori aeroporti del Nordest: «il Catullo di Verona, il Marco Polo di Venezia e quello di Trieste-Ronchi dei Legionari, che è stato modernizzato e da dove passerà anche l’alta velocità ferroviaria». Più difficile l’ipotesi ventilata dal presidente Corradetti di un trasloco nel vicino aeroporto militare di Istrana, che «richiederebbe una serie di valutazioni tecniche».

Una cosa, però, è certa: in queste condizioni «o se ne va l’aeroporto, o ce ne andiamo noi». Per scongiurare tale prospettiva, Faraoni, a nome dei circa mille trevigiani iscritti al comitato chiede di «avviare i monitoraggi ambientali e di rinnovare la zonizzazione acustica, che permetterebbe a molte famiglie di ottenere le dovute mitigazioni e compensazioni, come avviene in tutti gli aeroporti d’Italia e d’Europa. In secondo luogo chiediamo di rispettare il limite dei 16 mila voli», andando a ridurre di circa un quarto il traffico aereo attuale. Infine, il comitato chiede di «migliorare la mobilità, adeguandola ai volumi di traffico».

In queste settimane di campagna elettorale tutti i candidati sindaco di Treviso hanno promesso di nuovi collegamenti tra la città e l’aeroporto: «c’è chi ha ventilato l’ipotesi di un traghetto sul Sile. La Provincia aveva previsto la metropolitana di superficie, ma l’idea è stata cassata. Potenziare le linee bus non è fattibile, perché le strade sono già congestionate. Noi siamo stanchi di promesse, sono furbate elettorali perché hanno paura di non prendere i nostri voti». Fatica sprecata: «per noi tanto la parte politica di Manildo, quanto la Lega dell’ex sindaco Gentilini sono improponibili. Non sono degni di fiducia».

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