Mestre, il pugno duro di Brugnaro non è servito

Via Querini simbolo del fallimento della linea intransigente. Ma anche dell’opportunità di creare un’accoglienza ordinata

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

A distanza ormai di tre anni dalla sua elezione, Luigi Brugnaro continua a sbattere il muso su quello che doveva essere il fiore all’occhiello della sua amministrazione, ovvero la sicurezza e la lotta al degrado urbano. I quotidiani locali sono un bollettino di guerra: dall’isola della Giudecca alla zona della stazione di Mestre, da Zelarino fino alla movida veneziana di campo Santa Margherita, sono pochi i quartieri di terraferma o i sestieri lagunari che sfuggono alle periodiche ondate di proteste di cittadini e commercianti che chiedono il materializzarsi benefico di quel pugno duro con il quale Brugnaro si era presentato alle elezioni del 2015.
I 15 morti per eroina che hanno eletto Mestre a capitale nazionale dell’overdose, lo spaccio incontrastato, i furti seriali (le cronache narrano di un condominio di Trivignano che da solo ha collezionato un altro record importante: 12 rapine) e i bivacchi di sbandati che spingono molti residenti all’auto-coprifuoco, non rappresentano esattamente quella Singapore di ordine e rigore che era stata promessa.

Chi tre anni fa ha giocato a fare il Salvatore, disegnando il gigantesco affresco di una Apocalisse che si stava consumando sul fronte della sicurezza, oggi per coerenza avrebbe bisogno della muraglia cinese per affrescare il disastro. Percepito o reale che sia, gonfiato od oggettivo che sia, non è importante. Non lo era tre anni fa e non può esserlo, per comodità politica, ora. Qualcuno osserva che a forza di dire che “la sicurezza non è né di destra né di sinistra”, sta andando a finire che da queste parti la sicurezza non è più di nessuno. Maliziosi disfattisti.
Giochi di malizia e di apocalissi da tenere saggiamente a parte, in questi giorni tiene soprattutto banco la vicenda di via Querini, a Mestre. Una strada in pieno centro, a 400 metri dalla centralissima piazza Ferretto. Qui opera una mensa per i poveri, la Cà Letizia. Gestita dalla San Vincenzo Mestrina, ha una disponibilità di 122 posti ed offre servizi di colazione, cena, docce e distribuzione vestiario a persone indigenti, immigrati e italiani. Negli ultimi anni via Querini ha registrato un crescendo di tensioni: i residenti e gli esercenti, costituiti in comitato, denunciano da tempo l’escalation di un insopportabile disagio, tra risse e bivacchi permanenti ad opera degli ospiti della mensa. I fenomeni sociali della povertà, dell’emarginazione, dell’alcolismo materializzano il degrado, l’insicurezza, il disordine pubblico.

Via Querini è divenuta il punto di sintesi, visibilissimo, di tutto ciò che Brugnaro voleva spazzare via. Al tempo stesso via Querini è diventata terreno di scontro tra amministrazione comunale e Patriarcato: da un lato il sindaco vorrebbe trasferire in periferia la mensa, mentre la Curia non vuole arretrare. La povertà non è polvere da mettere sotto il tappeto e tanto meno pavimento da “netar dove che passa el prete”. La mano che accoglie ed il pugno duro fanno a braccio di ferro. La solidarietà e la sicurezza fanno a pugni. In queste ore si stanno escogitando soluzioni per ridurre gli assembramenti senza delocalizzare la mensa, fatto che non sposterebbe di una virgola i problemi. Anzi, c’è chi teme che in caso di spostamento calerebbe la “forza-lavoro” dei volontari, svuotando così il servizio solidale senza risolvere quello della sicurezza. Spostando la visuale, via Querini può essere invece l’occasione per realizzare una sfida. Invece che essere tavolo di un braccio di ferro, questo luogo di sintesi delle emergenze potrebbe e dovrebbe condurre ad uno sforzo di sintesi virtuosa dove riuscire a contenere accoglienza ed ordine, dove la vigilanza pubblica (che peraltro i residenti lamentano essere quasi inesistente) viene accompagnata da servizi sociali di strada e da progetti in grado magari di “far pagare” agli ospiti l’aiuto ricevuto con lavori di piccola ma preziosa utilità: mangio, mi vesto e contribuisco al decoro di quel pezzo di città che mi porge una mano.

La sfida possibile di via Querini diventa paradigma possibile su larga scala. Non basta dire che la sicurezza ed il decoro non sono “né di destra né di sinistra”. Il pugno duro a senso unico di Brugnaro, ha dimostrato tutta la sua debolezza. Perché manca l’altra parte, manca l’altra mano. Quella aperta, quella dell’intervento sociale, quella che sa come mettere le dita nelle piaghe del disagio. Agire a due mani: sarebbe giunta l’ora, dopo tre anni passati inutilmente.

Tags: , , ,

Leggi anche questo