Monte Berico, oltre 2 milioni di fedeli? Troppa fede, Rucco

Vicenza, il candidato sindaco del centrodestra ha lanciato una cifra-monstre. Il direttore dell’istituto religioso conferma e rilancia. Gli esperti smentiscono

«Turismo religioso: sviluppo del progetto “Monte Berico Sacro Monte” e creazione di una stretta sinergia tra il Santuario, la città ed i pellegrini». Così si legge nell’ultimo dei 9 punti del programma di Francesco Rucco, candidato sindaco del centrodestra alle comunali di Vicenza di giugno. In un dibattito ad aprile, aveva corroborato la proposta di una cifra che d’acchitto era sembrata un po’ troppo gonfiata: «2 milioni e mezzo di turisti religiosi» in visita alla Chiesa dell’omonima Madonna snobberebbero la città, e andrebbero invece recuperati. Come, Rucco non l’ha ancora spiegato. Nel frattempo, però, è bene capire se trattasi di sparata elettorale o se ci sia qualcosa di vero. E di utile per Vicenza.

A fornire il quadro di base è il direttore dell’Istituto superiore di scienze religiose Santa Maria di Monte Berico, padre Gino Alberto Faccioli: «Il santuario ha un legame indissolubile con i vicentini. Ma dalla frequenza e dalla assiduità delle funzioni religiose possiamo tranquillamente affermare che questo legame vi sia anche con i pellegrini che vengono da fuori provincia e da fuori regione. Fermo restando il fatto che il legame con la città è maggiore e deriva dal fatto che la madonna di Monte berico è da secoli il patrono cittadino». Bene, ma quel dato diffuso da Rucco risulta o no? Don Faccioli dice di sì, e anzi rilancia: «la cifra mi risulta, ma bisogna precisare bene che in quella circostanza Rucco si riferiva al totale delle presenze durante un anno alle messe al santuario. Il dato noi lo desumiamo facilmente dal numero delle comunioni. Sono circa 900mila all’anno, ovviamente c’è chi si reca al santuario più volte. Tenendo conto che chi fa la comunione è uno su tre si capisce che la stima di Rucco è prudente perché è una stima per difetto». Dunque non di pellegrini in senso stretto si tratta, ma di chi mette piede in loco, con deduzione spannometrica dal numero di particole consumate. Il prete, spesso visibile alle presentazioni di liste e candidati del centrodestra, fa una chiusa quasi elettoralistica: «Il problema però è un altro. Occorre trasformare questi numeri in una opportunità turistica per Vicenza dal momento che chi frequenta le funzioni viene anche da fuori. Direi che questa è una vera sfida per i candidati e per la città tutta».

Luca Matteazzi, presidente vicentino delle Guide Turistiche Autorizzate (e bravissimo ex collega), è più scettico, anche se non chiude del tutto la porta all’ipotesi. Ma da buon “tecnico” che lavora con comitive organizzate da associazioni, scuole, proloco e agenzie, parte da un ragionamento sul campo: «la maggior parte dei visitatori a Vicenza è di giornata, il cui bacino di provenienza è di 250-300 km: dalla Lombardia orientale alla fascia emiliana fino al Friuli, per capirci. Gli stranieri e gli altri italiani si collocano invece più fra coloro che fanno tappa qui in un percorso che prevede di girare il Veneto, e possono fermarsi anche una notte. A me è capitato di sentire qualcuno che, magari portato da piccolo a messa, conosce la città per essere stato a Monte Berico, ma questo ovviamente non vale per gli stranieri». La vera domanda da porsi, secondo Matteazzi, è la seguente: «i pellegrini hanno davvero interesse a visitare la città, a parte quello religioso che li fa andare a Monte Berico?». Interrogativo sospeso. Per la guida, tuttavia, qualcosa si potrebbe tentare, «potenziandolo come vetrina d’ingresso perchè è lì che i pullman, che per la verità son sempre meno, fanno sosta dopo aver scaricato i passeggeri per la visita in centro. La Confartigianato ci aveva provato anni fa, con un ufficio d’informazione e promozione». Ma, a quanto pare, senza esito.

Dal canto suo Vlamidiro Riva, memoria storica del Consorzio Vicenzaé, non si entusiasma punto: «di Madonne, con rispetto parlando, ce n’è almeno una in ogni diocesi. E cominciamo col dire che pellegrino è chi vi si reca una volta. Nella mia giovinezza le messe erano strapiene, oggi solo a Natale e Pasqua. Ma detto questo, di cosa stiamo parlando, di turisti o pellegrini? Se uno assiste solo alla funzione religiosa e poi va a Padova dal Santo, la vedo complicata portarlo a Vicenza città». Il problema di stampo economico, per Riva, è che proprio non c’è la domanda: «qui vengono molti escursionisti, cioè visitatori per poche ore, che non sono turisti. Se facciamo un censimento delle strutture alberghiere e di ospitalità di vario tipo, non sono molti quelli che accolgono pellegrini. Che seguono percorsi già organizzati fin da quando partono dalla parrocchia. Se ci fosse richiesta, si stia pur sicuri che gli albergatori si farebbero in quattro. Insomma, gliela faccio semplice: sa cosa chiedevano le persone a Monte Berico quando Confartigianato qualche anno fa aveva riaperto il gabbiotto comprato 25 anni fa dall’allora Azienda di Promozione Turistica? “Dov’è il bagno?”». Conclusione: «inutile pensare ad un turismo che non c’è. Il mio augurio che arrivino tanti turisti, e non escursionisti, religiosi». Ed è appunto su come far accadere ciò che si parrà la nobilitate politica di chi ha fatto la proposta. Sicuramente, non con un abbracadabra. Non si governa coi paternoster, d’altronde.

(ha collaborato Marco Milioni)

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