Conte premier, interferenze intollerabili dai poteri forti

Le polemiche sul curriculum fanno sorridere. Mattarella non segua Napolitano sulle “forzature costituzionali”

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Di fronte all’indecorosa canea che dall’altro ieri tenta di affossare la candidatura di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, sia consentito a un antipatizzante del M5S e della Lega di prenderne le difese, partendo dal fatto che il curriculum vitae del professore fiorentino è antecedente alla indicazione del suo nome come possibile Presidente del Consiglio, e che esso non millanta alcun indebito titolo accademico, ma parla solo del suo aver approfondito alcuni temi di ricerca presso una qualificata Università statunitense. Anche se ciò non rispondesse a verità, si tratterebbe solo di un peccato veniale: uno dei tanti con cui non pochi (professori o meno…) usano rendere più articolata la propria auto-rappresentazione: costume che personalmente non ho mai praticato, ma di cui – in un’epoca in cui lo “storytelling” è divenuto la norma – conviene solo sorridere.

Non è invece “veniale” ciò che i poteri forti, che sono poi gli stessi che tendono a banalizzare la propria capacità di influire nei processi decisionali altrui, hanno messo in campo per contrastare la nascita dell’esecutivo voluto dai partiti guidati da Di Maio e da Salvini, sia da parte di ambienti di spicco dell’Unione Europea che italiani. Tra i quali proprio oggi si è “distinto” il Presidente di Confindustria, sostenendo che il “contratto di governo” dell’eventuale esecutivo M5S-Lega minerebbe la credibilità internazionale del nostro Paese. Boccia, invece che entrare a gamba tesa nel dibattito politico, meglio farebbe ad interrogarsi sulla credibilità della sua organizzazione, sulla infedeltà fiscale di parte dei suoi associati e, non ultimo, sul tema delle molte, troppe morti sul lavoro, e sulle responsabilità imprenditoriali in tali accadimenti, le parole in libertà di molti esponenti Ue appaiono una intollerabile interferenza nelle vicende interne di un Paese membro (peraltro uno dei sei Paesi fondatori!) nella delicata fase della formazione del suo esecutivo. E stupisce che il governo Gentiloni non abbia sentito il dovere primario di esprimere una educata, ma decisa, protesta diplomatica al riguardo.

Vi è, tuttavia, a mio avviso qualcosa di ancora più grave nelle vicende di questi giorni. Perché, se bene ha fatto il presidente Mattarella a ricordare le irrinunciabili prerogative costituzionali in materia di nomina sia del Presidente del Consiglio che dei singoli ministri, è indubbio (“è la democrazia, bellezza!”) che la scelta del Presidente del Consiglio cui affidare l’incarico di formare il governo non può che andare alle forze politiche che, sulla carta, interpretano la maggioranza parlamentare. Come è indubbio, però, che tra le prerogative del Capo dello Stato non vi è la possibilità di influire sull’indirizzo politico espresso da quelle forze politiche. E se quell’indirizzo è euroscettico, che poi è quello uscito dalle urne, il Capo dello Stato deve farsene una ragione: a meno che non voglia perseguire in quelle “forzature costituzionali” che è stata la improvvida “cifra” dei due mandati presidenziali di Giorgio Napolitano. E questa sarebbe una iattura ancora più grande di quella temuta da Massimo Cacciari. Perché se non sappiamo a quali disastri potrebbe portarci un governo 5Stelle-Lega, sappiamo per certo che l’ennesima forzatura costituzionale affosserebbe definitamente la nostra democrazia parlamentare: che, come questo lungo stallo post-elettorale ha plasticamente evidenziato, non gode affatto di buona salute. Tutt’altro.

(Ph Giuseppe Conte / Facebook)

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