Vicenza, Rucco: «sì a certificato “antifascista” e unioni gay: la legge prima di tutto»

Intervista a tutto campo al candidato sindaco di centrodestra. «I miei valori? Patria, famiglia e lotta alla droga». Sicurezza: «più vigili». BpVi: «Comune parte civile»

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Ma insomma, questo Rucco candidato di centrodestra nella moderatissima Vicenza, è fascio o non è fascio? Risposta british dell’interessato, di nome Francesco, di professione avvocato, nato il 28 giugno 1974 a Lecce ma vicentino da sempre, in consiglio comunale dal 2003 prima con Alleanza Nazionale e poi con il Pdl: «sono un civico proveniente dalla destra moderata». Va ben ma – ribattiamo – lei ha militato nel Fronte della Gioventù, costola giovanile del Movimento Sociale Italiano, che al fascismo si ispirava esplicitamente. Rucco: «lei ha fatto la domanda, io le ho risposto». E quanto ai candidati consiglieri, specialmente nella civica “Vicenza ai Vicentini”, accusati di simpatizzare coi noti regimi nel “caso” dei post su Facebook? Qualcuno effettivamente un passato chiaramente collocabile su quel versante, c’è. E lei ha già chiesto che si dimettano nell’eventualità siano eletti, una sconfessione in piena regola. Lui: «queste persone, anni fa, hanno deciso di intraprendere un percorso civico, allontanando gli estremisti, e infatti Forza Nuova e il Mis non ci sono, no? Da parte  mia sono stato chiaro: non voglio nessun elemento estremista dal punto di vista ideologico». Quanto all’accusa di aver messo like a commenti nazisteggianti, non ne vuole nemmeno parlare.

Parliamo allora dei suoi valori, visto che sono sempre tirati in ballo quando si parla di antifascismo, Costituzione e democrazia. Quali sono i suoi?
Patria, famiglia…

…e Dio, scommetto.
No, Dio no, anche se sono cattolico. Lotta alla droga, piuttosto, che ho adottato come valore grazie a un incontro con Vincenzo Muccioli (fondatore della Comunità di San Patrignano, ndr).

Ergo lei sarà contrario alla legge sulla liberalizzazione delle droghe leggere, che nello scorso parlamento pareva ad un passo dall’approvazione, avendo favorevoli il M5S e, almeno sulla carta, il Pd.
Sì, sono contrario.

Invece si è detto a favore del regolamento per gli spazi pubblici che anche a Vicenza obbliga ad una sorta di certificazione di fedeltà alla Costituzione antifascista. Non scontato, date le sue origini. Come mai?
Credo che chi si candida a sindaco debba rispettare la legge, anzitutto.

Come ogni cittadino, a dire il vero.
Sì, ma ci sono sindaci che fanno disobbedienza civile, ad esempio sulle unioni civili. Quel regolamento è stato una forzatura di Variati, una provocazione in un momento di tensione seguito ai fatti di Macerata, ma io rispetto la Costituzione.

E quindi officerebbe in persona, a differenza di altri sindaci di centrodestra, le unioni civili in Comune?
Sì. Rispetto la dignità di tutti.

Senta, dal 2003 son tre consiliature. L’accusa, rivoltale anche da chi scrive, è non aver fatto abbastanza opposizione a Variati in questi dieci anni. Troppo debole. Secondo la Donazzan, è stata più che altro colpa della stampa filo-governativa.
Son stato fra i consiglieri più attivi per interrogazioni, domande d’attualità, interpellanze e anche esposti, come su Aim dove, a distanza di dieci anni, non conosciamo ancora i conti veri. Se diventerò sindaco, la prima cosa che farò in Aim sarà una due diligence. Certo, si può fare meglio, ma io non sono un uomo politico che fa o fa fare dossier. Quanto alla stampa, sicuramente oggi è pluralista: ci sono il Giornale di Vicenza, TvA, Reteveneta, i giornali online, il Corriere Veneto. Nel complesso è stata corretta, ma diciamo che mi sarei aspettato una maggior analisi critica sull’amministrazione Variati.

Opposizione, dunque. Prendiamo il fondo immobiliare (qui un approfondimento di Vvox), con cui Variati voleva spatrimonializzare il patrimonio del Comune, cioè molti edifici in centro storico, dandoli in gestione ad fondo di proprietà statale ma amministrato da un privato. “Finanza creativa”, disse lei. Non dava abbastanza garanzie, insomma. Variati lo ritirò sotto pressione del candidato sindaco della sua parte, Dalla Rosa. Lo recupererebbe a condizioni diverse? E se sì, quali?
Quel progetto era sbagliato nel metodo e nel merito. Come è stato certificato dal ragioniere capo del Comune, avrebbe generato un rischio di perdita, per il Comune, che poi significa futuri tagli ai servizi. Si può pensare ad un fondo immobiliare alternativo, cioè con un bando aperto a più proposte, ad esempio per la nuova Bertoliana, che noi vorremo a Santa Corona. Ma non mi si parli di hotel a 5 stelle in Piazza dei Signori.

Lei nel 2013 venne eletto in consiglio nella civica della candidata sindaco leghista Dal Lago. Che invece aveva appoggiato il suo “rivale” Mantovani, candidato di Forza Italia poi caduto. Teme il “fuoco amico” alle urne, specie fra i forzisti che hanno dovuto virare su di lei obtorto collo?
No, perchè vedo tutti che remano nella stessa direzione. Il bisogno di cambiamento è talmente forte che tutti corrono dalla stessa parte, mi creda.

Veniamo al suo programma. E’ dettagliato e generico al tempo stesso: 9 punti che si dipanano in vari sottopunti, ma per la maggior parte sono auspici, dichiarazioni di principio, annunci. Facciamo due esempi: sull’immigrazione parla di progressiva eliminazione delle strutture di accoglienza attraverso il dialogo con le istituzioni nazionali: cioè, in concreto? Due: sul Brand Palladio si legge “sviluppo dell’identità culturale palladiana come simbolo della città attraverso la promozione del “Brand Palladio” in collaborazione con il CISA e il Palladio Museum”. Ma in pratica?
Il programma è volutamente sintetico perchè i cittadini non si mettono a leggere libri di 50 pagine. Sull’immigrazione, aprirò un tavolo col prefetto dicendogli chiaramente che non dovranno più aprire nuovi hub, come l’hotel Adele, e che se poniamo quest’ultimo ha una capienza da 100, non può ospitare 200 persone. Ospitalità sì, ma con regole. Per quanto riguarda il Palladio, invece, posto che in questi anni le mostre di Goldin hanno portato crescita culturale e turistica, ora si deve valorizzare l’architetto Palladio, intercettando i turisti stranieri a cominciare da quelli americani.

Sì, benissimo. Ma come?
Con l’aiuto del Cisa per le relazioni internazionali, e facendo un lavoro di attrazione sugli edifici e sulle ville palladiane, per le quali non c’è ancora un circuito.

D’accordo, ma vogliamo dire che la difficoltà sta nel mettere appunto d’accordo tutti i soggetti coinvolti?
La scommessa è questa, è evitare i campanili e mettere tutti attorno a un tavolo.

Leggiamo un altro punto, il nono: “turismo religioso: sviluppo del progetto “Monte Berico Sacro Monte” e creazione di una stretta sinergia tra il Santuario, la città ed i pellegrini”. Gliel’ha suggerito don Faccioli? Secondo chi mastica il settore, non c’è una vera domanda.
Abbiamo parlato coi rappresentanti di Monte Berico, ma l’idea è venuta a me. La scommessa è incrociare i turisti religiosi con la città. Ad esempio proponendo alla agenzie un pacchetto che includa anche il centro città. Proviamoci, almeno.

Ottimismo della volontà.
Mi sto proponendo come un sindaco determinato, non per galleggiare.

Andiamo avanti. Un luogo comune, in gran parte ma non al cento per cento vero, dice che Vicenza non sia abbastanza viva, specie di sera. Su questo si trovano due sottopunti, in cui lei parla di nuovi spazi di aggregazione destinando diversamente il Bocciodromo, cioè togliendolo all’area di sinistra antagonista che lo gestisce da anni, e un altro in cui si promette radicamento del Festival Jazz e inserimento nei circuiti dei concerti nazionali e internazionali. Il primo provvedimento sembra ad personam, il secondo vago e non proprio fantasioso.
Non sono un abbattitore di centri sociali…

Ah, quindi non è come l’ex sindaco Hullweck, che fece abbattere lo Ya Basta.
Quello fu Conte (Giorgio, ndr)… Lo dicevo con ironia, comunque. Voglio però che il Bocciodromo ospiti musica, cultura e sport libero da condizionamenti politici, in cui non si parta per manifestare contro qualcuno. Il Festival Jazz, invece, va radicato nei quartieri oltre al centro storico, ad esempio in capannoni vuoti in zona industriale. Piazza dei Signori è molto viva, il resto è in difficoltà. Bulgarini ha avuto il merito di aver portato le mostre di Goldin, ma finite quelle, c’è il deserto.

Parco della Pace: davvero pensa che gli Usa che hanno la base lì accanto lascerebbero che gli elicotteri della Protezione Civile possano atterrarci, a meno di non pensare piano piano a dare in pasto a loro anche quell’area? Perché non lasciarlo a parco: per i costi di manutenzione?
Il progetto del centrosinistra prevede 650 mila metri quadrati di parco: un’esagerazione, per una città come Vicenza. E non solo per i milioni del costo di manutenzione. Basta un’area da 100-150 mila metri quadri, con a fianco una per la protezione civile con la pista per l’elisoccorso, e a nord nuove strutture sportive e orti urbani, che sono molto apprezzati dagli anziani. Ho incontrato giusto oggi (ieri, ndr) gli ex militari dell’Aeronautica, e mi dicono che si può fare la pista di atterraggio, naturalmente senza sorvolare la base Usa e avvisando prima dei voli.

Su Borgo Berga, ha detto che per lei lotto E, ancora da costruire, diventerà area verde. Come pensa di compensare il privato? O meglio, dove fargli recuperare le volumetrie?
Non ho ancora idea di dove, prima mi faccia diventare sindaco. Certo quei volumi, riconosciuti da questa amministrazione con la variante del 2009, andranno recuperati. Tornassi indietro, avrei tentato di recuperare l’edificio storico dell’ex Cotorossi, anche se c’era una bonifica da fare. Quando fu approvato, io ero appena entrato in consiglio, avevo 28 anni, e pensavo non si potesse perdere l’appuntamento del nuovo tribunale. Fossi stato sindaco, avrei fatto una cosa diversa.

Col senno di poi… Vabè. Capitolo, amarissimo, crac BpVi: secondo lei il Comune dovrebbe costituirsi parte civile. L’ha detto a fine aprile, però. Un po’ tardi.
E’ stato il sindaco Variati nel 2017 a dire di volersi impegnare, e poi non l’ho fatto però. Credo sia un atto dovuto, moralmente parlando.

Secondo lei chi sono i responsabili del disastro?
Da una parte gli ex amministratori, dall’altra il governo Renzi con quel decreto banche troppo repentino.

Non anche chi doveva vigilare, Bankitalia e Consob?
Non sono inquisiti. Hanno una responsabilità istituzionale, questo sì.

E vorremmo vedere. Sulla perdita del controllo della Fiera ha salvato Facco e Marzotto, l’ex dg e l’ex presidente (oggi ancora vicepresidente di Ieg, la società nata dalla fusione con la Fiera di Rimini), addossando l’intera colpa su Variati. Ma Facco e Marzotto l’amministravano.
Non ho rapporti con nessun amministratore della Fiera. Chi ha voluto la fusione è stato Variati, che non ha saputo garantire Vicenza. Al punto che Rimini ha fatto decadere il cda senza neppure preavvisare Vicenza. E’ la volontà politica che prevale, nelle responsabilità.

Sarà. Venendo al futuro, a parte Cicero, Sorrentino e qualche altro, non sembra essere attorniato da gente esperta, sotto il profilo politico ed amministrativo. Si affiderà anche a tecnici, che oggi son tornati di moda? Non c’è il rischio, per mancanza di personale politico adeguato, di finire nelle mani della burocrazia comunale?
Se avessi l’onore di diventare sindaco, la squadra sarerebbe composta da un mix di persone della politica, perchè i partiti mi appoggiano, ma anche da fuori, e alcuni sono già candidati.

Quindi non è più un civico puro, no?
Il mio progetto civico è sostenuto dai partiti (Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, ndr). Ma la maggioranza dei candidati della mia lista non sono mai stati iscritti a nessun partito.

Finiamo con la sicurezza, grande cavallo di battaglia di destra in tutte le campagne elettorali. Ora, a parte Campo Marzo e qualche angolo dimenticato come Parco Città, obiettivamente, c’è una reale emergenza sicurezza a Vicenza?
C’è un’emergenza nella sicurezza percepita. In qualsiasi quartiere, dappertutto, i cittadini non si sentono sicuri: spaccio, minacce, rapine, prostituzione, furti, degrado. Come si risolve? Assumendo altri vigili, dotandoli di più mezzi, così da rafforzare le pattuglie anti-degrado che già esistono.

Ha pensato al suo primo provvedimento se diventerà sindaco?
Tre interventi sulla viabilità, in viale San Lazzaro, viale della Pace e alla stazione. Ma ora non glieli dico. Li dirò più avanti.

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