Rocco (Pd): «con Manildo, Treviso è migliorata: ballottaggio scontato»

Il consigliere comunale super-manildiano: «episodio criminale più grave ci fu con Gobbo-Gentilini». Conte? «Subisce diktat di partito»

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Si parla sempre, più male che bene, dei giovani in politica. Andiamo a scoprirne uno: Nicolò Rocco, consigliere comunale del Pd a Treviso, ricandidatosi a sostegno dell’uscente sindaco Giovanni Manildo. Consulente libero professionista, lavora fra gli altri per l’ufficio stampa dell’Ordine degli psicologi del Veneto, ha iniziato a fare politica a 18 anni dieci anni fa esatti, con il Partito Democratico, «l’unico partito a cui sia mai stato iscritto: nessuno nella mia famiglia ha mai militato in un partito, io invece raggiunta la maggiore età ho trovato naturale informarmi e partecipare attivamente in vista del primo voto». Nella deflagrazione e caos interno attuale, dice di non saper dove collocarsi: «c’è gente che si diverte tantissimo con i tatticismi nelle sale convegni, personalmente trovo più gratificante dare risposte concrete alle persone che chiedono di mettere a posto uno strada o diminuire le liste d’attesa per una visita medica. Renzi è stato dirompente e alcuni provvedimenti del governo sono stati importanti, però gli sono mancati una visione di lungo termine, la pazienza di costruire una classe dirigente più solida e l’umiltà di ascoltare». Diciamo che oggi come oggi, non è renziano.

In questi cinque anni, la sua prima volta da consigliere comunale, in cosa esattamente pensa di aver contribuito a migliorare Treviso?
Quelli che porto nel cuore sono gli interventi che ai più possono sembrare banali: i rallentatori fuori dalle scuole, un semaforo in un punto dove gli incidenti sono stati azzerati. Si tratta di piccoli provvedimenti che rendono migliore la vita dei cittadini. Da metà mandato ho ricevuto la delega del sindaco ad occuparmi di sanità assieme all’assessore competente. Due risultati importanti sono stati il miglioramento del progetto sul nuovo ospedale e il mantenimento del distretto sociosanitario in centro storico (ennesimo servizio che la Lega voleva portare lontano dalla città). Più in generale spero di essere riuscito a sostenere nel quotidiano tutte le persone che avevano bisogno di ascolto.

Secondo lei quali sono gli errori fatti da questa amministrazione?
Se avessi una macchina del tempo cambierei qualcosa nella prima metà del mandato, la seconda metà invece mi è sembrata molto in crescita. Al di là dei singoli provvedimenti perfettibili forse nei primi anni sentivamo tutti il peso di dover dare alla città quello che era mancato in anni di immobilismo. Una cosa di cui mi sono convinto in questa esperienza è che non basta una delibera perfetta per cambiare le cose, è importante che tutte le persone coinvolte da un provvedimento ne colgano fino in fondo il senso e l’importanza.

Fra i risultati rivendicati dalla giunta Manildo c’è un aumento dell’afflusso di turisti, legato specialmente alle mostre di Goldin. Lo stesso Manildo però lamenta che il teatro, gestito dalla Fondazione Cassamarca, deve tornare ai cittadini trevigiani, ergo ora non lo è. Crede che, al di là del turismo, nel settore cultura sia mancata un’azione incisiva sì, ma non abbastanza, specie nel coinvolgere le associazioni? O per compensare bastano i festival musicali?
Oggi la stagione teatrale è gestita indirettamente da Fondazione perché le giunte leghiste, a torto o a ragione, scelsero di appaltare al privato le politiche culturali della città. Una scelta che si è ripetuta in molti campi e su cui sinceramente Manildo ha invertito la rotta ridando centralità al Comune. Treviso oggi conta diciannove festival internazionali che portano circa un milione di persone a visitare la città. Non ci sono solo i festival musicali. Il Treviso Comic Book Festival si occupa di fumetti, CartaCarbone di letteratura autobiografica, Pensare il Presente di filosofia. Sono tutti piccoli miracoli trevigiani di una città che è tornata a credere in sè stessa. Abbiamo capito che qualcosa è svoltato quando agli incontri organizzati da questi festival la gente rimaneva fuori dalle sale. L’urgenza di una maggiore disponibilità del teatro comunale, al di là delle difficoltà di Fondazione Cassamarca, nasce anche da qui.

In una sua lettera che pubblicammo due anni fa suggeriva al sindaco due priorità, che evidentemente fin lì erano state poco “coperte”: il disagio sociale, in particolare degli anziani soli, e creare opportunità di lavoro per disoccupati e giovani. Cosa è stato fatto su questi due fronti, in questi due anni?
I fondi per le politiche sociali sono aumentati ogni anno nel bilancio comunale. Sicuramente per sensibilità, ma anche perché fortunatamente sono venuti meno alcuni limiti ai bilanci delle amministrazioni voluti da Tremonti prima e da Monti poi. Per quanto riguarda gli anziani abbiamo creato il primo progetto in Italia in cui l’assistenza domiciliare viene erogata in collaborazione con l’ente pubblico che gestisce le case di riposo, l’Israa, al posto che tramite cooperativa privata. Questo significa avere personale più competente nelle case dei nostri anziani, maggiori risorse da reinvestire nell’assistenza, più dialogo fra le istituzioni che si prendono cura della persona. Per quanto riguarda l’occupazione lo strumento “diretto” più importante che hanno i comuni è il Ria (reddito di inclusione attiva) ma è un provvedimento giovane e vedremo come verrà modificato dal nuovo governo. Poi esistono le azioni indirette che hanno una ricaduta importante sull’economia: aver aumentato mediamente del 20% all’anno le presenze turistiche è un buon punto di partenza.

Con la delibera sui daspo, l’ordinanza anti-alcol e i blitz dei vigili, il centrosinistra sembra molto attento alla sicurezza, o meglio all’insicurezza più o meno percepita. Crede che sia un problema vero, o più un tema da campagna elettorale in cui, tuttavia, ha miglior gioco il centrodestra e in particolare la Lega?
La sicurezza non è un tema né di destra né di sinistra. I provvedimenti che abbiamo adottato sono strumenti che nella maggior parte dei casi hanno dato buoni risultati. Quando una persona si trova a fare il sindaco non ha tempo per pensare a se un tema sia “patrimonio” di una parte politica o di un’altra, come non può accontentarsi delle classifiche e delle statistiche. Rimane il fatto che l’episodio di cronaca più pesante che la città ricordi è stato uno stupro in stazione avvenuto durante l’ultima amministrazione Gobbo-Gentilini.

Il comitato contro l’aeroporto parla di residenti che non ne possono più, e chiedono il trasferimento del Canova in quello militare di Istrana. Sono delusi, oltre che dalla passata era Gentilini, anche da voi. Hanno ragione?
Chiudere l’aeroporto non credo troverebbe grande favore tra i trevigiani, spostarlo a Istrana non è oggi nelle possibilità del Comune di Treviso.

Ha letto l'”Alfabeto” di Italia Nostra? Personalmente, cosa condivide e cosa no, ammesso che condivida qualcosa?
Condivido molte cose. Non condivido la visione banale e superficiale sul nuovo ospedale, un’opera importante su cui l’amministrazione Manildo ha dato una svolta decisiva. Non condivido neanche la contrarietà al parcheggio interrato all’ex pattinodromo. Restituiamo la visione delle mura con un parco, aumentiamo il numero di parcheggi in città ed evitiamo di far pagare ai trevigiani una penale di milioni di euro per le scelte sbagliate delle precedenti amministrazioni. L’alternativa di chi dice no è diminuire i parcheggi e regalare milioni di euro a una società privata.

Pensa che, se sarà ballottaggio (il che non è detto), recuperete il rapporto con Coalizione Civica? Il loro candidato sindaco, Chaibi, descrive Manildo come un’aspirante brutta copia di Gentilini.
Il ballottaggio è scontato. La sensazione che ho io parlando con le persone tutti i giorni è che al primo turno ci sarà comunque un voto più legato ai partiti, al secondo turno sarà una sfida Manildo – Conte e su Giovanni convergeranno tutte le persone che non vogliono che Treviso torni indietro. Per quanto riguarda il giudizio di Said non trovo che Manildo sia una brutta copia di Gentilini. Gentilini è stato uno dei primi sindaci ad interpretare il ruolo del primo cittadino dopo l’elezione diretta, quando lo vedo stare in mezzo alla gente prendo appunti, l’attitudine si copia anche dagli avversari. A livello di valori però Manildo ha sempre detto di ispirarsi a una figura come La Pira, un sindaco che ha lavorato per costruire ponti e abbattere barriere. E sinceramente credo che Treviso non sia mai stata tanto inclusiva e attenta ai più deboli come con Manildo sindaco.

Qual è il punto fra quelli proposti finora dal candidato del centrodestra Conte che proprio non le piace?
Rifare parcheggi dove oggi ci sono piazze pedonalizzate restituite alle famiglie. O disinteressarsi della Pedemontana come se le conseguenze di questa strada non avessero effetti sulla viabilità di Treviso. In un caso il problema è dovuto alla confusione sulla leadership nella coalizione leghista, nell’altro all’impossibilità di avere un autonomia di pensiero per diktat di partito. E questo mi preoccupa più dei programmi.

Chi la critica la descrive come una guardia svizzera di Manildo, un giovane molto “democristiano”. Cosa ne pensa di Manildo o di Camolei che sostanzialmente, e anzi il secondo letteralmente, trovano di non aver sbagliato in pratica nulla?
Non credo che pensino di non aver sbagliato nulla.

No guardi, l’hanno detto a questo giornale.
Mah, per come li conosco, a me è rimasto impresso il fatto che abbiano sempre detto che, se hanno sbagliato, l’hanno fatto marciando nella direzione giusta. Giovanni in particolare ha una grande capacità di ascolto ed ha un atteggiamento aperto verso i suggerimenti. La riapertura delle osservazioni al piano degli interventi ad esempio è stato un segnale di grande intelligenza. Io giovane democristiano? Sono nato dopo la caduta del muro di Berlino e politicamente sono un nativo democratico. Mi appassiona studiare il pensiero delle grandi personalità della Prima Repubblica ma provo tenerezza per chi ha nostalgia di qualcosa che non hai mai vissuto.

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