«Governo “pentaleghista”, Salvini e Di Maio faranno la fine di Renzi»

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Caro direttore,

il nuovo governo nascerà nei prossimi giorni. Non posso non notare alcune gravi contraddizioni nella costruzione “pentaleghista” del nuovo esecutivo:

1) hanno deciso di far nominare dal presidente Mattarella un premier terzo, l‘ennesimo tecnico eletto da nessuno, di cui nessuno conosce nulla se non che ha taroccato, forse venialmente, il curriculum e che non ha pagato tasse e imposte ricevendo notifiche da Equitalia per 50.000 euro. Non proprio un buon viatico per un premier di poco anzi nullo peso politico che, di fatto, sarà una marionetta nelle mani di Salvini e Di Maio, veri premier nascosti.

2)Salvini si era presentato in campagna elettorale come potenziale premier di una coalizione di centro-destra salvo poi tradirla con questo governo a trazione grillina.

3)Di Maio aveva urlato ai quattro venti che mai si sarebbe alleato con chi rappresentava i vecchi partiti (Lega inclusa, basta leggere le dichiarazioni al vetriolo dei signor Di Battista su Salvini e la Lega). Ma si sa, annusato il potere il nostro “scugnizzo” non ha saputo resistere e pur di arrivare ha accettato di tutto (avrebbe accettato persino il Pd, figuriamoci la Lega).

4) Fin qui si potrebbe pure sorvolare ma sul programma economico intriso di promesse mirabolanti non si può sorvolare. Il reddito di cittadinanza e la flat tax costano 150 miliardi circa. Davvero crediamo che Bruxelles darà il via libera a queste due iniziative che aggraverebbero il debito pubblico di un Paese che ha un fardello pari al 132% del pil? (oltre 2300 miliardi il debito italiano, il terzo al mondo). Neppure nel paese dei balocchi crederebbero a simili promesse, ma si sa, siamo in Italia. Questo esecutivo non riuscirà a fare quasi nulla di quanto promesso se non forse lanciare subito un maxi-condono fiscale per rastrellare qualche miliardo, tentare la riforma dei centri per l’impiego (necessaria per tentare di implementare il reddito di cittadinanza) e forse un abbozzo di riforma fiscale per provare a mettere in piedi la flat tax.

L’Italia ha sì bisogno di un taglio vigoroso delle tasse assieme però a una lotta senza quartiere all’evasione fiscale e alla corruzione (ci costano quasi 300 miliardi all’anno), a una vigorosa ed efficace spending review (varrebbe se davvero implementata non meno di 30/50 miliardi). Ci riusciranno i nostri prodi Salvini, votato da chi vuole un taglio netto delle tasse, e Di Maio, votato da chi vuole il reddito di cittadinanza (magari accompagnato al Sud dal lavoro in nero)? Lo dubito, anche perché, al di là delle dichiarazioni da bullo di Salvini, se davvero le agenzie tagliano il rating italiano e la finanza iniziasse a svendere i nostri titoli di Stato, il costo del servizio del debito schizzerebbe alle stelle (1% di aumento vale circa 15 miliardi di costi aggiuntivi).

Si fa presto quindi a smontare le promesse mirabolanti di “Salvimaio” che alla resa dei conti non reggeranno. L’esecutivo tuttavia, dato che è un’alleanza organica, a mio avviso durerà un po’ e comunque è giusto che ci provino. Mettiamo finalmente alla prova Di Maio, vediamo che combina. Ricordiamoci comunque che il “mito” di Renzi si è sgonfiato in due anni, non ci vorrà molto di più a smontare quello di Salvini e Di Maio.

Francesco Celotto

ex iscritto al M5S, già candidato al senato per M5S

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