Mondiali ciclismo in Veneto, Pasqualin: «ministro Sport, speriamo sia leghista»

Il presidente del comitato promotore: «fra pochi giorni fidejussione, non sappiamo ancora niente»

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«Siamo con il fiato sospeso» scherza, ma neanche tanto, Claudio Pasqualin, presidente del Comitato Promotore della candidatura Vicenza-Veneto ai Mondiali di ciclismo del 2020. Ne ha ben motivo di essere in ansia: fra pochi giorni, e precisamente il 4 giugno, è in calendario il congresso della Unione Ciclistica Internazionale e, nell’occasione, scadrà il termine della deroga concessa alla Federazione Italiana per completare il dossier di 500 pagine predisposto dal comitato vicentino a sostegno della candidatura.

Cosa manca per perfezionare la proposta? Mancano i soldi, o meglio la garanzia del pagamento dei 6 milioni di euro che devono essere interamente versati alla UCI entro l’ultima domenica di settembre del 2020. E questo è il problema: questi soldi devono essere coperti dallo Stato e dalla Regione.

Il presidente Zaia, che non si tira mai indietro quando c’è la possibilità che una manifestazione sportiva internazionale possa svolgersi nella sua regione, ha già assicurato il sostegno del Veneto. Anzi ha già erogato un contributo di 50.000 euro al Comitato Promotore per le spese connesse alla presentazione della candidatura.

Chi non c’è invece è lo Stato, a cui compete il sostegno economico principale. «Alla fine del 2017 – spiega Pasqualin- la UCI ha approvato la nostra candidatura ma non c’è stata la assegnazione ufficiale perchè nel nostro dossier mancava la fidejussione a garanzia del saldo della somma richiesta. Purtroppo eravamo incappati in una incredibile contingenza politica».

Proviamo a spiegarla, allora. Il ministro dello sport Luca Lotti (del PD) non si è dato molto da fare, per così dire, per la candidatura veneta perché, sospetta Pasqualin, non voleva aiutare il presidente Zaia (della Lega) per ovvi motivi elettorali. In più il Governo non poteva prendere decisioni in prossimità delle elezioni politiche del 4 marzo.

Si può immaginare con quale imbarazzo Renato Di Rocco, presidente della Federazione italiana e vice della UCI, abbia dovuto spiegare questa situazione -tipicamente italiana- ai colleghi dell’ente internazionale. Dev’essere stato convincente però, visto che ha ottenuto una deroga di sei mesi. Nessuno avrebbe potuto immaginare però che, a fine maggio, l’Italia non avrebbe ancora avuto un nuovo Governo.

E ora è molto difficile sia avere un interlocutore nello Stato entro pochi giorni, sia ottenere un’altra deroga. Anche perché, nel frattempo, si sono fatte avanti altre due candidature: «Oltre a quella dell’Olanda – conferma Pasqualin -c’è, soprattutto, quella della Francia, o meglio della Bretagna, che è la regione da cui proviene il nuovo presidente della UCI David Lappartient». Che non è proprio l’ultimo arrivato.

Claudio Pasqualin, Sandro Belluscio e Moreno Nicoletti (i componenti del Comitato Promotore) si affidano ormai solo alla speranza non solo che il nuovo governo si insedi al più presto ma che sia nominato responsabile dello sport un uomo della Lega: «si parla di Giorgetti -precisa Pasqualin- e sarebbe l’ideale perché il dialogo fra lui e Zaia è sicuramente più facile. Se invece la delega fosse assegnata ad uno dei Cinquestelle, con il precedente del ritiro di Roma dalla candidatura alle Olimpiadi del 2024, la faccenda sarebbe indubbiamente molto complicata».

I promotori vicentini non sono nemmeno andati al Giro d’Italia quest’anno: «Siamo già andati dappertutto – spiega – e non sappiamo più a chi tirare la giacchetta ormai. Noi siamo sereni, abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare. Il rammarico è sapere che il ministro Lotti ha creato un fondo di 42 milioni di euro proprio per sostenere eventi sportivi internazionali e che questi soldi, che potrebbero essere assegnati anche al Mondiale veneto, sono ancora inutilizzati».

L’assegnazione del contributo da parte del governo serve però soltanto a coprire iniziali della candidatura: «esatto, è la somma che incamera la UCI e che poi la stessa restituirà all’organizzazione nella misura del 40% dei diritti televisivi e pubblicitari generati dall’evento. Il problema è che il budget complessivo sarà almeno il doppio e il Comitato Organizzatore, con ogni probabilità una fondazione che si costituirà dopo la assegnazione, dovrà cercare di coprire il restante dei costi. E non è che le ultime edizioni del Mondiale siano andati così bene sotto il profilo economico».

L’unica spalla sicura finora è quella della Regione: «Zaia è un appassionato di ciclismo e il Veneto ha contribuito economicamente anche quest’anno alle due tappe del Giro d’Italia che hanno interessato il territorio. A Sappada, anche se da poco è passata al Friuli, in sua vece ha partecipato alle premiazioni il suo Capo di gabinetto Gazzabin».

Il sogno di Pasqualin sarebbe una maglia iridata per un corridore veneto sul traguardo di viale Roma a Vicenza fra due anni:«Magari Elia Viviani che proprio al Giro è stato il velocista numero 1 e che voglio vedere prossimamente a confronto con i migliori specialisti, che quest’anno hanno optato per il contemporaneo Tour della California. Meglio ancora se fosse il vicentino di Marostica Enrico Battaglin, che si è piazzato 4 volte fra i primi 5».

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