Governo, Di Maio si stava facendo fregare come un pollo

Lo strappo su Savona era una furba mossa di Salvini: i 5 Stelle ci hanno messo tre giorni a capirlo

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Polli, indubitabilmente polli. Gli sceneggiatori americani di House of Cards hanno le mani nei capelli. La politica italiana ha sbaragliato la loro fantasia. O forse avevano paura di spingersi tanto avanti: temevano di non essere credibili.

Indubitabilmente polli. Tre giorni ci hanno messo, gli statisti di Grillo, per accorgersi che Salvini li stava buggerando alla grande. O Savona o morte, proclamò il milanese. Gigino ripeté: o Savona o morte. E quando il Colle, per nulla intimorito, disse no, i grillini, il Dima e il Dibba in testa, alzarono i gagliardetti (termine più che appropriato avendo a mente i genitori) e passarono il Rubicone. Impeachment, rivolte di piazza e, il 2 giugno, marcia su Roma. Poi si voltarono indietro e videro Salvini: era rimasto sull’altra riva e li salutava con la manina. Andate avanti voi che a me viene da ridere.

Ecco, io ho sempre pensato che il più fesso dei “terroni” portasse a spasso il più furbo dei “polentoni”. Nell’era Grillo mi toccherà ricredermi.

Peter Gomez, sul Fatto Quotidiano, nel tentativo di metterci una pezza e salvare in corner, ha scritto un editoriale dal titolo: “Salvini è un professionista della politica. Gli altri no”. E non ha tutti i torti. «Il leader della Lega è stato la prima volta eletto in consiglio comunale a Milano nel 1993, a 19 anni, e da allora è saltabeccato in Italia e in Europa da un’assemblea all’altra senza mai brillare per presenzialismo».

Poiché è pur sempre un possibile alleato, Gomez non ha completato il quadro: senza aver mai lavorato in tutta la sua vita (come comprovato da un gip di Bergamo) e passando dal Leoncavallo alla Le Pen.

Eh sì! Gomez conclude: Salvini si è messo «in una posizione win-win. O partiva l’esecutivo gialloverde con Paolo Savona ministro e Lega piazzata in molti dicasteri chiave, o si andava a nuove elezioni con il Carroccio ancora più gonfio di consensi».

E bravo Gomez! Win-win un corno. Salvini sapeva fin dall’inizio che Mattarella non avrebbe ceduto. Gli era stato detto in tutte le lingue. Certo, se all’ultimo minuto, perdendo faccia e decoro, e mettendo in crisi il rapporto costituzionale tra le istituzioni, il presidente avesse firmato, il governo sarebbe nato e Savona sarebbe stato ministro dell’Economia. Ma sarebbe stato un incidente di percorso, non una vittoria. Perché Salvini, di fare il governo, più il tempo passava e meno voglia aveva. Tutte le sue mosse lo stanno a dimostrare.

Adesso Gomez, per salvare l’onore degli amati Gigino e Ale, s’inventa che il capo della Lega è una specie di Talleyrand padano. Non è così. La manovra di Salvini è di una elementare furbizia. Più furbastra, insomma, che intelligente. Può riuscirti solo se davanti a te hai dei polli. E davanti a sé aveva dei polli.

Dopo aver minacciato fuoco e fiamme e la presa della Bastiglia, Gigino, come niente fosse, faccia di bronzo, è tornato al Quirinale, dallo zio Sergio. Il quale, da signore qual è, lo avrà accolto signorilmente. Ma il sottinteso c’era, eccome se c’era: vieni qua, bambino, ti è passato il broncio? non vuoi più prendere a sassate le nobili e austere vetrate? Hai capito finalmente che il tuo amichetto ti stava facendo lo scherzetto?

Dopo il sottinteso ci fu l’esplicito: lo so che Grillo è venuto giù a Roma e ti ha dato una di quelle strigliate… Tranquillo. Adesso lo zio Sergio ti insegna come mettere in riga il compagnuccio Matteo.

E il governo fu. Polli. Indubitabilmente polli.

(ph: lapresse.it)

Tags: , ,

Leggi anche questo