Governo, Di Maio si stava facendo fregare come un pollo

Lo strappo su Savona era una furba mossa di Salvini: i 5 Stelle ci hanno messo tre giorni a capirlo

Polli, indubitabilmente polli. Gli sceneggiatori americani di House of Cards hanno le mani nei capelli. La politica italiana ha sbaragliato la loro fantasia. O forse avevano paura di spingersi tanto avanti: temevano di non essere credibili.

Indubitabilmente polli. Tre giorni ci hanno messo, gli statisti di Grillo, per accorgersi che Salvini li stava buggerando alla grande. O Savona o morte, proclamò il milanese. Gigino ripeté: o Savona o morte. E quando il Colle, per nulla intimorito, disse no, i grillini, il Dima e il Dibba in testa, alzarono i gagliardetti (termine più che appropriato avendo a mente i genitori) e passarono il Rubicone. Impeachment, rivolte di piazza e, il 2 giugno, marcia su Roma. Poi si voltarono indietro e videro Salvini: era rimasto sull’altra riva e li salutava con la manina. Andate avanti voi che a me viene da ridere.

Ecco, io ho sempre pensato che il più fesso dei “terroni” portasse a spasso il più furbo dei “polentoni”. Nell’era Grillo mi toccherà ricredermi.

Peter Gomez, sul Fatto Quotidiano, nel tentativo di metterci una pezza e salvare in corner, ha scritto un editoriale dal titolo: “Salvini è un professionista della politica. Gli altri no”. E non ha tutti i torti. «Il leader della Lega è stato la prima volta eletto in consiglio comunale a Milano nel 1993, a 19 anni, e da allora è saltabeccato in Italia e in Europa da un’assemblea all’altra senza mai brillare per presenzialismo».

Poiché è pur sempre un possibile alleato, Gomez non ha completato il quadro: senza aver mai lavorato in tutta la sua vita (come comprovato da un gip di Bergamo) e passando dal Leoncavallo alla Le Pen.

Eh sì! Gomez conclude: Salvini si è messo «in una posizione win-win. O partiva l’esecutivo gialloverde con Paolo Savona ministro e Lega piazzata in molti dicasteri chiave, o si andava a nuove elezioni con il Carroccio ancora più gonfio di consensi».

E bravo Gomez! Win-win un corno. Salvini sapeva fin dall’inizio che Mattarella non avrebbe ceduto. Gli era stato detto in tutte le lingue. Certo, se all’ultimo minuto, perdendo faccia e decoro, e mettendo in crisi il rapporto costituzionale tra le istituzioni, il presidente avesse firmato, il governo sarebbe nato e Savona sarebbe stato ministro dell’Economia. Ma sarebbe stato un incidente di percorso, non una vittoria. Perché Salvini, di fare il governo, più il tempo passava e meno voglia aveva. Tutte le sue mosse lo stanno a dimostrare.

Adesso Gomez, per salvare l’onore degli amati Gigino e Ale, s’inventa che il capo della Lega è una specie di Talleyrand padano. Non è così. La manovra di Salvini è di una elementare furbizia. Più furbastra, insomma, che intelligente. Può riuscirti solo se davanti a te hai dei polli. E davanti a sé aveva dei polli.

Dopo aver minacciato fuoco e fiamme e la presa della Bastiglia, Gigino, come niente fosse, faccia di bronzo, è tornato al Quirinale, dallo zio Sergio. Il quale, da signore qual è, lo avrà accolto signorilmente. Ma il sottinteso c’era, eccome se c’era: vieni qua, bambino, ti è passato il broncio? non vuoi più prendere a sassate le nobili e austere vetrate? Hai capito finalmente che il tuo amichetto ti stava facendo lo scherzetto?

Dopo il sottinteso ci fu l’esplicito: lo so che Grillo è venuto giù a Roma e ti ha dato una di quelle strigliate… Tranquillo. Adesso lo zio Sergio ti insegna come mettere in riga il compagnuccio Matteo.

E il governo fu. Polli. Indubitabilmente polli.

(ph: lapresse.it)

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