Risparmiatori azzerati, il governo M5S-Lega bussi a Bankitalia

Il nuovo premier aveva ricevuto per primi alcuni rappresentanti dei truffati dalle banche. Ora dovrebbe farlo anche con Visco. Per inchiodarlo alle sue responsabilità

Nel suo primo round da Presidente del Consiglio incaricato, giovedì 24 maggio, Giuseppe Conte aveva ricevuto una delegazione di rappresentanti dei risparmiatori delle banche fallite, da Etruria a BpVi e Veneto Banca, fra cui i veneti Patrizio Miatello (“Ezzelino III da Onara”) e Andrea Arman (Azionisti Banche Popolari Venete). «Queste persone – ha dichiarato in quel frangente – hanno il diritto di essere ascoltate dalle istituzioni, chiedono il rispetto dei loro diritti e che il loro risparmio venga tutelato, essendo frutto spesso di sacrifici Questa tutela sarà uno di principali impegni di questo governo, il governo del cambiamento. Chi ha subito truffe o raggiri sarà risarcito». Risarcire totalmente non solo gli obbligazionisti ma anche tutti gli ex soci azzerati al momento non è possibile, date le magre sostanze del Fondo di solidarietà interbancario, e se inteso come trasferimento puro e semplice di denaro dalle casse pubbliche, sarebbe anche sbagliato: gravare  sulle tasse di ciascuno di noi, per gli errori e i raggiri di chi aveva la responsabilità di gestire e controllare gli istituti bancari, sarebbe aggiungere ingiustizia all’ingiustizia di averli regalati, solo per stare al Veneto, a Intesa.

In ogni caso il gesto simbolico di Conte, a cui ieri sera è stato nuovamente e definitivamente affidato l’incarico di formare il governo, che ora esiste con tanto di lista di ministri, è stato un atto politico rilevante. A maggior ragione se si pensa che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, aveva respinto il Conte prima versione (non concordando con la nomina a ministro dell’Economia di Paolo Savona) per tutelare i «risparmiatori». Ora, che questi s’identifichino in realtà coi mercati internazionali, ovvero l’Ue, la Bce e l’establishment finanziario europeo e mondiale, non c’è bisogno di ripeterlo. Ma resta il fatto che su un punto il Quirinale e le due forze oggi a Palazzo Chigi, Movimento 5 Stelle e Lega, appaiono ufficialmente d’accordo: il risparmio degli italiani va messo in cima alle priorità.

Se così è, si staglia appena dietro l’angolo, per capirci in fondo alla fila di chi ha posto il veto su Savona, un convitato di pietra che putacaso l’altro giorno ha parlato per bocca del suo governatore, Ignazio Visco: la Banca d’Italia. Se c’è una porta a cui bussare per chiedere conto dei capitali evaporati e del credito in crisi delle banche decotte è, istituzionalmente parlando, proprio quella di via Nazionale, Palazzo Koch, sede della banca centrale. Repetita iuvant et non stufant: il massimo organismo di vigilanza del sistema creditizio non ha vigilato come doveva e come poteva, e a darne plastica e documentale dimostrazione è stata quella commissione bicamerale sui crac che, sarà stata inutile nei risultati, ma è stata utile almeno a portare a galla le contraddizioni, le zone oscure, le opacità e le mancanze dei controllori, Bankitalia in primis e Consob in secundis.

Il problema – lo diciamo al nuovo ministro della Giustizia, il grillino Bonafede – è che nei processi in corso contro le ex popolari e i loro vertici, fra i capi d’imputazione c’è l’ostacolo alla vigilanza, e non la vigilanza stessa. Su questa inversione di colpa si giocherà, visto che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca, l’impunità finale per gli ispettori che hanno ispezionato senza aver visto quel che poi è accaduto. Bisogna dare atto a Matteo Renzi che, sia pur nel suo modo guascone e maldestro, lui la battaglia campale contro Visco&C l’aveva imbastita. Non l’aveva poi condotta sino in fondo, anche perchè il Mattarella, sul finire dell’anno scorso, nonostante le evidenze emerse in parlamento ha rinnovato l’incarico a Visco, schiaffeggiando in pieno volto centinaia di migliaia di truffati. M5S e Carroccio (ma anche FdI) erano stati anche più duri e incisivi, e ora hanno il compito di dar seguito a quella sacrosanta lotta quanto meno per far emergere la verità storica, se non penale (che spetta ai magistrati). Sarebbe un risarcimento morale e politico che potrebbe avere conseguenze anche più concrete. Lo diciamo al condizionale perchè, purtroppo, sappiamo due cose: che la Banca d’Italia, di fatto, gode di una sorta di intoccabilità, e che i tempi giudiziari in Italia sono biblici. Ma così è. A meno di rivoluzioni gialloverdi.

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