Nuovo “governo” anche in Vaticano: vescovi italiani si dimettano

Meno burocrazia e più potere a papa Francesco: molti i vantaggi per la Chiesa (di Cristo)

Tutto cambia, tutto scorre: se ne va il conte Paolo Gentiloni Silveri e arriva il Conte Giuseppe Jaguar Pochette, se ne va il bravo Minniti e arriva Salvini il Tunisino, se ne va l’Europa e restiamo noi, se ne vanno i vescovi del Cile e nessuno arriva a commentare alcunché. Come se non fosse successo niente. E se ad andarsene in blocco fossero anche i vescovi di casa nostra? Vediamo perché la cosa non sarebbe in fondo un così gran male.

La temperie ecclesiale italiana, va da sé, è completamente diversa da quella cilena e non vale la pena di perdere tempo in confronti impropri. Partiamo invece da un dato di fatto: i vescovi italiani sono troppi se posti a confronto con le sempre più rade pattuglie di preti operativi e con un gregge sempre più esiguo e vecchio. In tale contesto le corali dimissioni dei vescovi di casa nostra permetterebbero a papa Francesco di diminuire drasticamente il numero delle diocesi così come sta avvenendo con l’accorpamento delle parrocchie nelle più ampie “unità pastorali”.

Ciò avrebbe conseguenze oltremodo benefiche perché: a) verrebbe snellita la Conferenza episcopale italiana (nell’assemblea plenaria sono in duecentoquaranta!) e sarebbe ridimensionato il suo pletorico apparato burocratico; b) consentirebbe a molti presbiteri confinati nei tanti uffici delle troppe curie di rifluire sul territorio e di recuperare in zona Cesarini l’odore delle pecore rimaste; c) si renderebbero liberi molti bellissimi palazzi in centro città e i proventi di molte proprietà ecclesiastiche sarebbero ancor più utilizzati a favore dei poveri in progressivo aumento; d) molti vescovi tornerebbero a fare i parroci riaprendo qualche canonica vuota, a edificazione e conforto di coloro che mai come oggi devono essere chiamati “fedeli”.

Senza contare che tutto questo potrebbe innescare un virtuoso effetto domino. Ad esempio, perché mantenere in vita le tante e dispendiosissime Nunziature apostoliche quando le loro funzioni potrebbero essere espletate altrettanto bene dai vescovi delle rispettive nazioni? Mi si obietterà: ma lo Stato del Vaticano “deve” essere rappresentato diplomaticamente a livello internazionale, “deve” far sentire la sua voce autorevole in tutto il mondo. In effetti questo è il punto: è giusto e logico che uno Stato debba avere una efficiente rete diplomatica, ma essa è necessaria anche per la Chiesa di Cristo? Mi si obietterà: attento, questa è l’antica utopia/eresia spiritualistica che non tiene conto della necessità di “incarnare” il Vangelo nella pesantezza della storia. Obiezione probabilmente fondata. E tuttavia non esiste solo il retaggio storico, esiste anche la storia futura, una storia nuova, e di fronte a un Luigi (XIV) Di Maio che si fa Stato, forse è bene che la Chiesa di Cristo che è in Italia si attrezzi in fretta e dimostri con serena fermezza che Madonna povertà è il suo vero statuto, il suo vero Stato.