Amministrative, il brutto della diretta

Cosa non si finisce per guardare, e anche per udire, se si accende la tv all’ora dello spoglio elettorale a Vicenza e Treviso…

Da Giletti a Basso, da Telese a Di Bartolo: vertiginosa ascesa per l’Ale Moretti, ieri sera negli studi di TvA Vicenza per commentare in diretta le amministrative a Vicenza. Si era fatta annunciare dicendo che si sarebbe fermata poco perché aveva tutte le tv nazionali che la cercavano in diretta: stoica. Ha rifiutato tutte le chiamate mai pervenute ed è rimasta lì, impavida, ammaliata dalle strepitose analisi del deputato e segretario provinciale leghista Pretto, un sorriso stampato e rifinito in ghisa, sia quando si felicitava per una vittoria, sia quando pareva non accorgersi che la Lega, a Chiampo, ha preso il 9, dicasi 9 per cento. Che uno dice: se questa è la classe dirigente, il popolo è diventato élite senza saperlo.

Hüllweck, che in quel consesso di statisti pareva Cavour addizionato De Gasperi, ha trovato il modo di ricordare più volte che lui è stato sindaco, che è stato eletto, che ha preso il 60% dei voti. Fosse mai che uno se lo sia dimenticato.

L’ex quasi-candidato sindaco Di Bartolo ha ribadito la sua intenzione di abbandonare il Movimento 5 Stelle e di tornare ai suoi hobby e alle sudate carte. Con la rapidità di pensiero e di eloquio che lo contraddistingue, ti credo che le carte sudano; sudano anche i telespettatori. Sudava freddo la Moretti quando ha altresì ribadito che lui e soprattutto Ferrarin, prima di salutare quel despota ingrato di Grillo che gli ha rifiutato il brand, hanno dato indicazione di votare Dalla Rosa. Se c’era qualche speranza di battere Rucco, lì quella speranza è definitivamente caduta. Un appoggio del genere è capace di stroncare sul nascere anche la carriera politica più prestigiosa.

Qualcuno dovrebbe ricordare al direttore Basso che lui vive sì a Treviso ma lavora a Vicenza. Ogni tanto sbagliava persino il nome. Del resto lui è più di un pendolare: lavora in trasferta.

Ma se le dirette di Basso sono stile Mentana (ma in frigorifero), tutt’altra cosa sono quelle della concorrenza, di Rete Veneta: un va e vieni di candidati come se piovesse. Si è materializzato persino Mantovani. Dopo la fulminante esperienza della sua candidatura a sindaco per Forza Italia, è sulla buona strada: tempo tre o quattro elezioni comunali e forse riuscirà a dire qualcosa di significativo. Hanno riesumato anche Alessandro Dalla Via, che ha sdottorato su liberalismo e populismo. Si segnalano casi di subitanea conversione: populisti che diventano liberali e liberali che diventano populisti.

Distintasi per la consueta moderazione la Franca Equizi. Destra e sinistra sono tutti uguali, solo lei è diversa. L’ha rimbeccata David Crockett, al secolo Sergio Berlato, tronfio più che mai, neanche avesse appena abbattuto un alce nel Manitoba. Il capogruppo leghista in Regione, Finco, si è accompagnato al suo caudatario Celebron, che ha ringraziato commosso l’enorme lavoro fatto dai suoi 23 iscritti (numerati dalla pignola Equizi). Guai, sennò.

Rischiava di prendere voti persino la lista “Potere al popolo”. Simpatici e illusi: non hanno ancora capito che al popolo, del loro potere, non può importare di meno. Singolarmente pacata la Sbrollini. Lei uno straccio di seggio parlamentare se l’è portato a casa. Gli altri, che se la sfanghino pure da soli.

Peccato, però: per riavere due dirette così, ci toccherà aspettare cinque anni…