Dalla Rosa racconta la favoletta. E Rucco stia attento alla Donazzan

Post-elezioni a Vicenza: dichiarazioni “spericolate” (e autoassolutorie) del candidato sconfitto di centrosinistra e primo bivio per il neo-sindaco, cioè la giunta

«La sconfitta è il frutto anche di un clima nazionale che ha contribuito a politicizzare il voto e messo in secondo piano i temi amministrativi. Al netto di questo, quella realizzata dal centrosinistra in città è stata una rimonta eccezionale, considerato il clima politico generale». Ma cosa dici mai, Otello? Donde ti viene questa auto-assoluzione un po’ troppo facilotta? A Vicenza il centrosinistra ha perso le comunali, anche se in fin dei conti bene (poco più del 6% di scarto col vincitore di centrodestra, Francesco Rucco), per motivi anzitutto locali. Al contrario di Treviso, dove la Lega ha assommato al suo storico radicamento, al ricompattamento con l’indomito Gentilini – con aggiunta di Zaia – e alla debolezza dell’uscente Manildo (Pd), pure lo slancio verde del governo gialloverde Conte a trazione Salvini. I vicentini, invece, l’onda romana l’avranno sentita indubbiamente, ma meno. Perchè qui i leghisti non esprimevano il candidato sindaco; perchè nel capoluogo non hanno una tradizionale forza nè schieravano una lista particolarmente temibile; e soprattutto perchè dieci anni di Variati hanno senz’altro pesato di più, nel suscitare il bisogno di ricambio (per quanto un maligno possa pensare che cinque di Manildo siano valsi come il doppio, per il trevigiano medio…).

Sul marchio di continuità che Dalla Rosa si portava incolpevolmente addosso come un appestato, abbiamo già scritto. Ma lui stesso, scaricando la responsabilità della sconfitta sulla eco nazionale, ci impone ora una postilla. Basta far caso al risultato del suo partito, il Pd, per smentirlo: è stato di gran lunga quello andato meglio, fra le sigle che lo sostenevano. La sua Vinova, penalizzata perfino nella scheda elettorale, non ha potuto giovarsi del collegamento al nome del candidato sindaco, cioè al suo, come invece è stato per la civica di Rucco. Mettendo assieme questo elemento al fatto, evidente e palese, che nonostante più di un anno di conferenze, dibattiti, incontri e battage vario, l’associazione non ha attecchito nemmeno un po’, vedendo suoi esponenti di punta candidarsi sotto le insegne del partito (la votatissima Isabella Sala su tutti), ecco spiegata la debacle. Quanto alla lista dei Quartieri, coordinata dal richelieu de noantri Maurizio Franzina uomo-ombra di Variati, si è rivelata, come si direbbe sul Tevere, una sola clamorosa. Vicenza Capoluogo, ribattezzata in onore di Giacomo Possamai “Da adesso in poi”, ha invece ottenuto un risultato più che dignitoso, forte com’era di una storia alle spalle e grossi appoggi. Ma se tutta questa bella truppa avesse scontato solo il traino d’entusiasmo per il salvinismo trionfante, con converso declinismo del Partito Democratico, col fischio che quest’ultimo avrebbe agguantato un 24%. Se Dalla Rosa vuole, come pare, impegnarsi in prima persona nel dare a Vicenza un’opposizione degna di questo nome e ricostruire un’alternativa al centrodestra, doveva partire con un’auto-analisi veritiera. Perchè non è raccontandosi le storie che ci si rifà un futuro. Cominciamo male.

Passando al nuovo sindaco Rucco, il piglio da decisionista assunto con l’idea della mini-giunta immediata può essere un buon segnale, del resto in linea con l’immagine che il centrodestra in genere vuol dar di sè – e col fatto che così prende tempo per sistemare tutti gli equilibri e cencelli vari. E ci sta tutto che abbia messo le mani avanti su Cicero, assicurando soltanto a questi, ex assessore di Hullweck ed ex consigliere delegato di Variati, un posto in giunta: fosse mai che all’incontrollabile e incontenibile Claudio, detto il Rotatoria per gli amici, venisse qualche mal di lancia potenzialmente pericoloso. Ma quanto a tutto il restante mosaico delle nomine, per il neo-sindaco è la prima decisiva verifica della pasta di cui è fatto, dell’indipendenza che vorrà avere e dell’indirizzo politico, amministrativo e finanche ideologico che intenderà imprimere al suo esecutivo. Per esempio: dare un incarico pesante come può essere l’assessorato alle attività produttive a Silvio Giovine, come sicuramente dovrà date le 446 preferenze raccolte dal pupillo dell’assessore regionale forzista Elena Donazzan, e darlo pure a Luca Prioli (si parla della sicurezza), significa caratterizzare la giunta col bollino di una destra che questa sì, di fatto e non solo a battute, è fascista, altro che i ridicoli post su cui si è montato un caso inesistente. Donazzan e i donazzaniani hanno un concetto della vita pubblica da Stato etico, bacchettone, moralista, intimamente anti-democratico: si vedano le inenarrabili prese di posizione della camerata Elena su Young Signorino a Bassano (col sindaco di centrosinistra, culturalmente beghino anche lui, che si permette di vietare il concerto, artisticamente ributtante o meno che sia: ma dove siamo, negli Stati Pontifici?) o sul modo di essere, apparire e vivere del curatore della Biennale (ognuno sarà pur libero di acconciarsi e gestirsi come gli pare e piace, o bisogna chieder permesso?). Rucco, di suo, non è così, non antepone l’ideologia a quella neutralità che è la quintessenza della democrazia: a differrenza, per dire, del leghista Conte a Treviso, lui celebrerebbe le unioni civili senza pensarci un attimo.

Ma più ancora, fossimo in Rucco, staremmo attenti a non circondarsi di personalità di ambigua lealtà o dubbia competenza, a cominciare dal collocare un forzista nella casella di vicesindaco. Vero è che i patti pre-elettorali lo prevedono, ma proprio Forza Italia, abbandonando al suo destino il suo ex candidato sindaco Fabio Mantovani, ha mostrato come gli accordi devono poi fare i conti con la realtà. E la realtà dice che il partito azzurro è ridotto a un partitucolo, elettoralmente parlando. Sarebbe più sensato ed equo che, come vice, Rucco si mettesse al fianco un leghista. Riguardo la preparazione, invece, sono guai generalizzati: in questo decennio non è lievitata una classe dirigente di centrodestra a Vicenza. Tocca affidarsi alla vecchia guardia hullweckiana, come Sorrentino e Zocca (e Cicero, che al netto della sua visione automobile-centrica, nel suo campo ci capisce). Questo è un bel problemone, perchè senza politici che sanno il fatto loro come amministratori, si finisce nelle grinfie della burocrazia, comunale e statale. E tanti auguri al cambiamento.

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