Leroy Merlin a Padova, la lunga notte di Coalizione Civica

Il via libera al centro commerciale tradisce le promesse elettorali fatte ai cittadini. Il prossimo scoglio sarà il tram

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Lunedì notte il Consiglio Comunale di Padova ha approvato la tanto sofferta delibera che apre le porte all’insediamento di Leroy Merlin dell’ex foro boario di Corso Australia. Considerata la zona dimenticata da decenni, si tratta di un bel passo in avanti per Padova e per la maggior parte dei padovani. Di contro, per Coalizione Civica ed i suoi sostenitori dopo l’ospedale è un altro rospo da ingoiare, o per meglio dire un polpo, considerato che la nuova viabilità sul cavalcavia di Chiesanuova assumerà proprio le sembianze di un “octopus”.

Ne va gonfio di sussiego e di soppraccigliosa burbanza il vicesindaco Arturo Lorenzoni che, accusando l’opposizione di mancanza di proposte alternative al progetto stabilito, sostiene fermamente di aver rispettato il programma e di aver seguito il percorso tanto amato di Agenda 21. In realtà Lorenzoni, leader di Coalizione Civica, ha tirato dritto per la propria strada facendo orecchie da mercante proprio nei confronti di chi l’ha sostenuto: nessun ascolto delle 5 mila firme di protesta dei comitati, tra cui il professor Angrilli, e men che meno ai residenti della zona che, illusi proprio dalle promesse elettorali per uno stop all’arrivo del gigante del fai da te, avevano votato in massa Coalizione Civica.

Il movimento civico arancione si è presentato spaccato al consiglio al punto tale che solo due consiglieri su cinque, Rampazzo e Sangati, hanno votato a favore. Marinello in un’intervista ha dichiarato sfacciatamente di non poter partecipare perché al mare ed in maniera sibillina ha fatto intendere che si sarebbe astenuto. Ferro ha dato forfait per un infortunio ad una gamba, ma è da rilevare che sul tema non ha mai proferito una parola, eppure non sembra un tipo timido. L’unica coerente con i propri ideali e con il programma per cui è stata eletta è la pasionaria Daniela Ruffini, che ha ammesso laconicamente: «se fosse stato un progetto di Bitonci avremmo votato contro». E lei ha votato comunque contro. In chiusura di Consiglio ha espresso tutta la sua amarezza per la conclusione di una serata consiliare che pure aveva visto confermare importanti progetti, quali la riqualificazione di via Anelli e la nuova destinazione dell’ex Caserma Piave.

Il risveglio di Coalizione Civica dopo la lunga notte di consiliare non sarà dei migliori non solo per aver disilluso i propri elettori, che nella politica di oggigiorno può pur sempre sembrare normale, ma soprattutto perché oggi più che mai appare difficile che in quell’ambiente si possa ottenere una sintesi ed una visione d’insieme comune. Loro la chiamano partecipazione e ne vanno orgogliosi perché ognuno può esprimere la propria idea, ma è un meccanismo pericoloso, specie se non si arriva ad una linea comune e se Lorenzoni, che dovrebbe essere il capo guida, non ha alcuna voce in capitolo. Di certo quello che preoccupa non è tanto l’eventuale implosione del movimento, ma il fatto che, considerata la valenza all’interno della maggioranza, i grandi progetti avanzino lentamente, si fermino al palo o, peggio ancora, comincino un percorso perverso fatto di chiacchiere utili solo per prendere tempo e non arrivare ad alcuna conclusione.

Il prossimo appuntamento si chiama tram, su dove farlo passare: considerati i bocconi amari ingoiati per l’ospedale e Leroy e se si pensa che proprio quattro anni fa chi oggi siede in giunta passeggiava protestando sotto le insegne di Padova 2020 nella pista ciclabile dove dovrebbe passare la nuova linea, non è un buon viatico per la maggioranza di centrosinistra che governa a Palazzo Moroni.

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