Ministero democrazia diretta? Buona notizia per l’autonomia del Veneto

Nasce il “Movimento Veneto Vivo” su iniziativa della Rubinato (Pd). Obiettivo: rilanciare il federalismo

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Il 9 giugno è stata presentata la nuova Associazione Culturale “Movimento Veneto Vivo” che ha l’obiettivo di promuovere l’autonomia e il federalismo nel Veneto, in Italia e in Europa. Il debutto di questo nuovo soggetto nella società veneta (ma non solo) costituisce un evento politico e culturale di rilievo. MVV nasce per iniziativa di chi si era impegnato per il referendum vincente sull’autonomia dello scorso 22 ottobre. Vi hanno perciò aderito cittadini provenienti da varie componenti del mondo politico e culturale al di fuori delle usuali affiliazioni politiche. Si rilancia così un dibattito serio su rappresentanza e territorio che negli anni novanta fu promosso anche da personalità culturali e politiche di rilievo quali Miglio, Cacciari, Illy e Giorgio Lago.

Negli ultimi due decenni la proposta federale s’è tristemente impoverita e il risultato è stato un ritorno prepotente dei centralismi a tutti i livelli nel tentativo passatista di difendere lo status quo. La mancanza di basi culturali solide ha prodotto una reazione confusa nei contenuti e demagogica nella pratica politica di chi oggi vi si oppone in modo strumentale nelle Regioni, negli Stati e in Europa. Ne è uscito un dialogo tra sordi che si delegittimano a vicenda, vale a dire quanto di più lontano ci possa essere dalla democrazia e da una convivenza civile.

Dal punto di vista culturale, con MVV si affrontano due questioni fondamentali e tra loro strettamente collegate: la rappresentanza dei territori e la democrazia diretta. Dalle dichiarazioni dei promotori – in primis Simonetta Rubinato – è emerso con chiarezza che la nuova associazione ha a cuore prima di tutto la soluzione dei problemi quotidiani di cittadini che oggi non si sentono ascoltati da istituzioni lontane e in profonda crisi. Ma per procedere bisogna sapere che “non c’è nulla di più pratico di una buona teoria” utile a sintetizzare concetti altrimenti contraddittori.

Uno degli esempi più probanti ed evidenti del distacco dall’idea federale e dal collegamento tra rappresentanza e territorio, sono le leggi elettorali che si sono susseguite negli ultimi tre decenni. Anche sulla spinta delle istanze federaliste, il Mattarellum – applicato alle elezioni del 1994, 1996 e 2001, basato su collegi uninominali di modeste dimensioni e una ridotta quota proporzionale – rispondeva con chiarezza all’esigenza di eleggere un Parlamento i cui membri rappresentassero i territori oltre che le persone. Inopinatamente, è stato sostituito dal Porcellum (una “porcata” definita dallo stesso primo firmatario della legge, il leghista Calderoli) che ha cancellato qualsiasi collegamento tra territorio e rappresentanza tradendo un principio base del federalismo. Il vigente Rosatellum – che sarebbe più corretto definire Confusionellum – in sostanza non ha cambiato nulla in materia.

La buona notizia è che il governo ha istituito un ministero per la democrazia diretta che, se si conosce bene la storia e la politica, costituisce un altro aspetto essenziale del federalismo. Paradossalmente, non c’è nulla di più “diretto” che l’elezione di rappresentanti purché essi siano riconoscibili e siano espressione di territori e persone anziché di lontane emozioni e zoppicanti teorie. La democrazia diretta evoca immediatamente l’idea dei referendum. Essi costituiscono certamente una parte del processo decisionale e sono parte integrante del federalismo, ma hanno senso su territori limitati piuttosto che sui grandi numeri. Se davvero si vuole procedere verso una democrazia diretta, il primo passo è restituire ai governi locali la gestione delle risorse – libertà di prelievo fiscale e di spesa – consentendo scelte autonome. Senza autogoverno dei territori alla piccola scala, la democrazia è una presa in giro o, nel migliore dei casi, un rito ormai usurato.

Il crescente successo dei partiti anti-europei in tutti i Paesi dell’Unione sembrerebbe far pensare che i cittadini europei non si sentano legati alla patria comune rappresentata dall’Europa. Ma non si sentono rappresentati nemmeno dagli Stati nazionali che hanno contribuito a creare questa Unione Europea fredda, vecchia e distante. In realtà, decenni di politiche comuni, di Schengen, di Erasmus e di Euro hanno creato un popolo unico europeo che tuttavia non ha coscienza di sé. Così che una politica allo sbando finisce per cercare in usurate retoriche ideologiche, a turno nazionaliste o internazionaliste, risposte vecchie a problemi nuovi generando conflitti interni a ciascuno Stato piuttosto che tra Stati, come talora alcuni vorrebbero fare apparire non riuscendo a schiodarsi dai vecchi schemi. Il principio di sussidiarietà è stato dimenticato mentre si è esaltata al di là del necessario la necessità di sempre maggiori aggregazioni finanziarie e di imprese realizzate in nome delle economie di scala per sopravvivere sui mercati globali. MVV si pone nella prospettiva di un Veneto federale in un’Europa federale unita dalle diversità che ne costituiscono la caratteristica fondante.

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