Tav veneta, no dei 5 Stelle una bufala. Si salva solo la Businarolo

Il neo-ministro Toninelli ripete il mantra sulle analisi costi-benefici: ma in alcuni casi ci sono già. L’opposizione alle grandi opere come amo per acquisire voti?

Inquietante. Le nomine al ministero delle infrastrutture e la delega al Cipe al leghista Massimo Giorgetti qualche problema dovrebbero generare, in chi parla di governo del cambiamento.

Il professor Marco Ponti, già docente del Politecnico di Milano e consulente di vari ministri dei trasporti, nel suo ultimo libro cita un ordinario della Bocconi di Economia il prof. Perotti consulente del governo Renzi. In un telefonata Perotti relativamente alle grandi opere afferma: «lasciate ogni speranza, la battaglia politica sulle grandi opere è definitivamente perduta». Ponti inoltre scrive che Perotti «inorridisce quando vede l’inconsistenza economica di moltissime grandi opere, soprattutto ferroviarie». Altro elemento di riflessione è la cosiddetta indagine Breakfast da parte della direzione investigativa Antimafia e della procura di Reggio Calabria sulle pressioni esercitate dalla ex portavoce di Maroni, la Votino, riguardo progetti che interessavano in Lombardia l’impresa Salini, come la tangenziale esterna di Milano, la famigerata Pedemontana lombarda, e la quarta linea della metropolitana milanese del costo di 1,7 miliardi, il 46% del quale a carico del ministero (fonte: il libro “Il potere dei segreti” di Marco Lillo, che riporta le intercettazioni sulla indagine Breakfast).

Per il Cipe, sarebbe sufficiente citare il Mose per comprendere la delicatezza della funzione el suo  segretario. Un Cipe che gestisce gran parte dei 38 miliardi di investimenti pubblici. Gli annunci dei 5 Stelle di effettuare analisi costi-benefici sulle opere cosiddette prioritarie a me sembra si stia trasformando in un vacuo slogan in perfetta continuità con le pratiche di governo che hanno condotto il paese sull’orlo della rovina.

Il giorno stesso della fiducia  al governo, l’amministratore delegato di rete ferroviaria italiana firmava l’atto integrativo alla concessione con Cepav 2 per la tratta Tav Bs-Vr. Il ridicolo è rappresentato dal fatto che lo stesso ministro delle infrastrutture dei 5 Stelle e parlamentari veneti come Fantinati e la Businarolo avevano ribadito le stesse cose. Incidentalmente affermo, e me ne assumo la responsabilità, che l’unica parlamentare attiva a difendere il territorio e la economia del Garda è stata proprio l’avvocato Francesca Businarolo, con rigore, serietà e onestà intellettuale. Affermo anche che l’analisi economica ai progetti era uno dei compiti che la legge affidava alla presunta nuova struttura di missione del ministero.

Le nomine infine dei sottosegretari al ministero delle Infrastrutture, qualche osservazione la sollecita, considerato il portafoglio investimenti. Uno è Armando Siri della Lega, che proviene dalla redazione televisiva di Mediaset ed è stato poi imprenditore di Mediaitalia, e che ha patteggiato 20 mesi per bancarotta fraudolenta. L’altro sottosegretario sempre legista è Edoardo Rixi, già assessore della Liguria di Toti, a processo per peculato, e chiaramente messo lì per il terzo valico o Tav Genova-Milano (dal costo a preventivo di 7 miliardi e con ACB di parte che presenta un valore negativo di 4,24 miliardi di euro e un beneficio che è un terzo dei costi).

L’analisi costi/benefici già effettuata da Ponti per la Tav Brescia-Padova supera in valore negativo i 3 miliardi, eppure si va avanti. Evidente che la posizione dei 5 Stelle sulle grandi opere (Toninelli che ripete: faremo le analisi, anche quando ci sono già), in assenza di repentini interventi e blocco di azione da parte di società dello Stato come RFI rischia di tradursi in una grandissima bufala servita come amo per acquisire consensi. O difendete il territorio, i suoi valori, la sua economia, o subirete la volatilità dei voti e la vostra irrecuperabile bocciatura, egregi parlamentari dei 5 Stelle.

Voglio ricordare, solo perchè ricordare fa sempre bene, quel che disse una volta l’ex ministro democristiano Beniamino Andreatta all’inizio degli anni 90: «i politici che promuovono grandi opere pubbliche sono interessati solo alle loro tangenti».