Centrosinistra a Vicenza, l’onore delle preferenze. Ma ora è resa dei conti

Riunioni di autocoscienza per Vinova, la lista-associazione dell’ex candidato sindaco Dalla Rosa. Il futuro si chiama opposizione (ed è un ruolo fondamentale)

Il centrosinistra a Vicenza ha perso, anche se non male come a Treviso (dove il neo-sindaco leghista Conte ha stracciato il predecessore Manildo con 17 punti di distacco). Ma ha anche vinto. Solo moralmente, salvando l’onore. E solo con l’onore, si sa, non si governa. Ma il dato è lì, impressionante. Ed è nella differenza non fra i voti (a Otello Dalla Rosa 45,87%, a Francesco Rucco il 50, 64%), ma tra le preferenze: la coalizione sconfitta (Pd, Vinova, Quartieri al Centro, Da adesso in poi, Coalizione Civica) ne ha totalizzate 16.698, quella vincitrice 10.198.
Paradosso? Mica tanto. Significa che la rete dei candidati di centrosinistra era molto più radicata e pervasiva di quella del centrodestra, soprattutto forte com’era di consiglieri uscenti con anni di impegno alle spalle. Ma va fatto anche un confronto significativo con la scorsa tornata: nel 2013, con tre liste (Pd, lista Variati, Udc), ne aveva prese 16.736.

Suonerà beffardo commentare questi numeri nelle due riunioni in cui questa settimana si sdoppia il marchio di Dalla Rosa, Vinova, in una adunatasi ieri sera come lista elettorale, e in un’altra come associazione (che preesisteva alle urne e che ora dovrà capire se e cosa fare di se stessa). In quest’ultima, anzitutto, si potrà avere una prima plastica prova dell’idea di futuro strategico che i perdenti hanno in testa, e che corrisponde alla risposta alla seguente domanda: gli esponenti del Pd animatori e promotori di Vinova, parteciperanno per restare, per lasciare o per altro? Stiamo parlando specialmente del cosiddetto “clan Sala”, che prende il nome dalla famiglia dell’ex sindaco democristiano moroteo Giorgio, e che adesso vede in consiglio la figlia Isabella, assessore al sociale in uscita, il cognato Alessandro Marchetti e anche il giovane in ascesa Cristiano Spiller. Vinoviani di stretta osservanza, facendosi eleggere con il Partito Democratico hanno sottratto consensi alla civica, che nonostante un paziente anno e passa di lavoro politico-culturale oggi ha visto saltar fuori dall’urna un Ennio Tosetto che non è esattamente il nuovo che avanza. Di qui malumori fortissimi fra i delusi. Che ora presenteranno il conto, facendo presente il tema della moltiplicazione delle liste, anzichè aver scelto di raggrupparle in una civica col nome del sindaco (come invece ha fatto Rucco).

Il risultato indubbiamente positivo del Pd (23,88%) è magramente consolatorio. Anche per il partito stesso, che vede tre seggi andare al clan di cui sopra più la vinoviana Marobin, uno al battitore libero e vecchio leone da gazebo Gianni Rolando, e uno alla ex assessore Cristina Balbi che invece è riconducibile all’area di Giacomo Possamai, principale rivale interno del candidato sindaco (non candidandosi, il giovane piddino ha acquisito così un atout per tornare spendibile al prossimo giro, che al contrario di una voce dal sen fuggita che circola fra gli sconfitti, è più probabile che sarà alla scadenza naturale della consiliatura, nel 2023). Una situazione balcanizzata, che trasborda negli altri gruppi: “Da adesso in poi” (Vicenza Capoluogo) con Sandro Pupillo e l’enfant prodige Giovanni Selmo, è compatta sotto i labari di Possamai; “Quartieri al Centro” ha premiato solo l’indomito Raffaele Colombara, altro cane sciolto; chiude Ciro Asproso, gloria patria della sinistra vicentina (e infatti eletto con Coalizione Civica).

Estinto il variatismo-bulgarinismo (la sorella di Bulgarini, Ginevra, ha raccolto 54 preferenze…), spazzati via nomi di punta (i già assessore Pippo Zanetti e Tommaso Ruggeri, il già consigliere Nani, l’ex segretario cittadino del Pd Enrico Peroni, l’ex difensore civico Massimo Pecori), caduti più per fuoco amico che nemico alcuni ufficiali e sottufficiali (come Bettiato Fava, “accerchiato” nella sua zona, Campedello), il centrosinistra berico si avvia alla lunga traversata nel deserto, disabituato al ruolo di opposizione e logorato dalle divisioni intestine. Non dovrà mancare, oltre alla fortuna, soprattutto il valore.

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