Centrosinistra a Vicenza, l’onore delle preferenze. Ma ora è resa dei conti

Riunioni di autocoscienza per Vinova, la lista-associazione dell’ex candidato sindaco Dalla Rosa. Il futuro si chiama opposizione (ed è un ruolo fondamentale)

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Il centrosinistra a Vicenza ha perso, anche se non male come a Treviso (dove il neo-sindaco leghista Conte ha stracciato il predecessore Manildo con 17 punti di distacco). Ma ha anche vinto. Solo moralmente, salvando l’onore. E solo con l’onore, si sa, non si governa. Ma il dato è lì, impressionante. Ed è nella differenza non fra i voti (a Otello Dalla Rosa 45,87%, a Francesco Rucco il 50, 64%), ma tra le preferenze: la coalizione sconfitta (Pd, Vinova, Quartieri al Centro, Da adesso in poi, Coalizione Civica) ne ha totalizzate 16.698, quella vincitrice 10.198.
Paradosso? Mica tanto. Significa che la rete dei candidati di centrosinistra era molto più radicata e pervasiva di quella del centrodestra, soprattutto forte com’era di consiglieri uscenti con anni di impegno alle spalle. Ma va fatto anche un confronto significativo con la scorsa tornata: nel 2013, con tre liste (Pd, lista Variati, Udc), ne aveva prese 16.736.

Suonerà beffardo commentare questi numeri nelle due riunioni in cui questa settimana si sdoppia il marchio di Dalla Rosa, Vinova, in una adunatasi ieri sera come lista elettorale, e in un’altra come associazione (che preesisteva alle urne e che ora dovrà capire se e cosa fare di se stessa). In quest’ultima, anzitutto, si potrà avere una prima plastica prova dell’idea di futuro strategico che i perdenti hanno in testa, e che corrisponde alla risposta alla seguente domanda: gli esponenti del Pd animatori e promotori di Vinova, parteciperanno per restare, per lasciare o per altro? Stiamo parlando specialmente del cosiddetto “clan Sala”, che prende il nome dalla famiglia dell’ex sindaco democristiano moroteo Giorgio, e che adesso vede in consiglio la figlia Isabella, assessore al sociale in uscita, il cognato Alessandro Marchetti e anche il giovane in ascesa Cristiano Spiller. Vinoviani di stretta osservanza, facendosi eleggere con il Partito Democratico hanno sottratto consensi alla civica, che nonostante un paziente anno e passa di lavoro politico-culturale oggi ha visto saltar fuori dall’urna un Ennio Tosetto che non è esattamente il nuovo che avanza. Di qui malumori fortissimi fra i delusi. Che ora presenteranno il conto, facendo presente il tema della moltiplicazione delle liste, anzichè aver scelto di raggrupparle in una civica col nome del sindaco (come invece ha fatto Rucco).

Il risultato indubbiamente positivo del Pd (23,88%) è magramente consolatorio. Anche per il partito stesso, che vede tre seggi andare al clan di cui sopra più la vinoviana Marobin, uno al battitore libero e vecchio leone da gazebo Gianni Rolando, e uno alla ex assessore Cristina Balbi che invece è riconducibile all’area di Giacomo Possamai, principale rivale interno del candidato sindaco (non candidandosi, il giovane piddino ha acquisito così un atout per tornare spendibile al prossimo giro, che al contrario di una voce dal sen fuggita che circola fra gli sconfitti, è più probabile che sarà alla scadenza naturale della consiliatura, nel 2023). Una situazione balcanizzata, che trasborda negli altri gruppi: “Da adesso in poi” (Vicenza Capoluogo) con Sandro Pupillo e l’enfant prodige Giovanni Selmo, è compatta sotto i labari di Possamai; “Quartieri al Centro” ha premiato solo l’indomito Raffaele Colombara, altro cane sciolto; chiude Ciro Asproso, gloria patria della sinistra vicentina (e infatti eletto con Coalizione Civica).

Estinto il variatismo-bulgarinismo (la sorella di Bulgarini, Ginevra, ha raccolto 54 preferenze…), spazzati via nomi di punta (i già assessore Pippo Zanetti e Tommaso Ruggeri, il già consigliere Nani, l’ex segretario cittadino del Pd Enrico Peroni, l’ex difensore civico Massimo Pecori), caduti più per fuoco amico che nemico alcuni ufficiali e sottufficiali (come Bettiato Fava, “accerchiato” nella sua zona, Campedello), il centrosinistra berico si avvia alla lunga traversata nel deserto, disabituato al ruolo di opposizione e logorato dalle divisioni intestine. Non dovrà mancare, oltre alla fortuna, soprattutto il valore.

Tags: , , ,

Leggi anche questo

  • Lamby60

    Non sono tenero con Dalla Rosa. Ma ritengo che l’eliminazione dei 5 Stelle sia comunque un fatto grave e premeditato: tolta una forza come i 5 Stelle in grado di indirizzare il voto di protesta, la campagna è stata una stucchevole serie di dibattiti ‘politically corrects’ che poca presa hanno fatto sull’elettorato. Se la gente non ‘sente’ la campagna fa 2 cose: – o non va a votare – o vota in base alle proprie inclinazioni di ‘default’ (‘sèto che mi voto lega’ mi a voto sinistra’). In ambedue i casi Dalla Rosa era spacciato, perché lo ‘zoccolo duro’ della sinistra (o centro sinistra) di questi tempi è poca cosa.
    Quindi, Dalla Rosa doveva far capire l’importanza dell’elezione: Rucco non aveva bisogno, anzi ha sempre evitato posizioni troppo nette, proprio perché sapeva che la maggioranza era con lui…a meno che non avvenisse una sorta di ‘chiamata alle armi’ degli indecisi, era sicuro della vittoria. Invece Dalla Rosa doveva far capire che qui siamo a Vicenza, che ci sono delle ragioni valide per appoggiare una persona come lui anche se non proprio delle proprie idee, anche se andare al seggio è un gran rottura.
    C’era un punto fondamentale su cui i programmi differivano: la questione Dal Molin, che guarda caso era anche uno dei cavalli di battaglia dei 5 Stelle. Qui Dalla Rosa doveva battere: doveva dire a chiare lettere che il piano di Rucco sul Parco della Pace non era solo ‘brutto’, ‘antiecologico’ e compagnia bella. A mio modesto parere avrebbe dovuto dire: “Cari concittadini, sappiate che io difendo il Parco della Pace – con tutti i suoi difetti – perché l’alternativa è una pista di atterraggio commissionata 10 anni fa dagli Americani, che la useranno per gli elicotteri pesanti della base: non servirà ai vicentini, se non in misura minima, che si vedranno privati definitivamente di quasi tutta l’area del glorioso Dal Molin. Solo il vostro voto può darci qualche speranza di impedire questo piano. Sappiatelo: sappiate che quello che Cicero vi propagandano come un piano ‘realistico’ non è altro che un piano elaborato dai vertici militari americani al quale queste persone prestano la loro faccia ”.
    Ecco: questo avrebbe acceso le polveri, perché andava oltre una questione di appartenenza. Toccava le tante persone che 10 anni fa si erano schierate contro la base: ma proprio per questo, è stata silenziata in ogni modo. Curioso: già gli agenti immobiliari a Vicenza si fregano le mani ‘arrivano gli americani’, ma la gente comune certe cose non le deve sapere, e men che meno votare. E’ molto più facile dire pane al pane vino al vino su migliaia di disgraziati che attraversano il Mediterraneo, sui ROM, sui ladruncoli di strada, che sui piani dell’esercito più grande del mondo, esponente dell’Impero che controlla la finanza mondiale – anche quando ci toccano direttamente -: diciamo che è probabilmente più salutare parlare – ardito eufemismo – di compensazioni.
    Invece Dalla Rosa ha preferito tenere un profilo basso, parlare sottovoce alla gente: ma così è riuscito a convincere solo chi è già era convinto. E la prova sta proprio nel numero elevato delle preferenze del centrosinistra: hanno fatto valere le conoscenze personali, ma non hanno fatto nessuno sforzo di urlare i loro valori, di farsi sentire da chi non aveva tempo o voglia di farsi sentire. Da quel 45% che non è andato a votare
    Vengo ridicolizzato quando parlo di ‘programma spietato’ di Rucco: ma secondo voi a cosa si riferiva Rucco quando avvisava il Bocciodromo ‘di non fare politica’? Questa volta aspiranti ‘Dalmoliniani’ avranno vita dura.
    Qualcuno pensa che tenendo un profilo basso non avrà problemi. Chissà perché mi vengono in mente le parole di Churchill dopo la Conferenza di Monaco del 1938 con Hitler: “Potevano scegliere tra la guerra e il disonore. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra.”