«Adunata Alpini, a Vittorio Veneto idolatria di Stato»

Caro Direttore,

Il giorno dopo l’adunata triveneta degli Alpini sono passato nei dintorni di Ceneda e Serravalle: ovunque tricolori, in una quantità esagerataDa indipendentista veneto osservo le dinamiche sociali del territorio che tanto amo, almeno quanto molti Veneti amano l’Italia. Amore per il proprio Stato che però non dovrebbe essere manifestato con le modalità del tifo da stadio o del Carnevale: non è rispettoso per l’istituzione, né dignitoso per i suoi cittadini.

Ma c’è di peggio. Oltre il pacchiano nazionalismo, si rasenta la psichiatria. Si tratta dell’eliminazione delle dissonanze cognitive: è un fenomeno di psicologia sociale descritto da Festinger già nel 1957. L’autostima delle persone regge finchè c’è coerenza tra quanto venga vissuto ed il “prezzo” da pagarne. Se la coerenza viene a mancare ci si convince di cose non vere, pur di ritrovare l’autostima. Esempi? La volpe e l’uva. Oppure quel fenomeno di sudditanza psicologica noto come “sindrome di Stoccolma”.  

Solo che in questo caso non si tratta della carnevalesca sbornia di qualche giorno (adunate varie, mondiali di calcio, elezioni politiche), ma di uno stato patologico cronico che è cercato con metodo dalle funzioni dello Stato. Esso è pervasivo sin dall’educazione scolastica, martellante sui media ed intrusivo sui social.

Ed è qui che c’è il peggio: l’idolatria di Stato. La profusione di italianità sembra utile ad alienarsi in un’estasi mistico-statalista, dimenticando tutta quella che è la nostra competenza religiosa. Dico competenza religiosa e non credo religioso riferendomi, più che alla fede, alla consapevolezza dei riferimenti valoriali, che pare perduta. Nel nome di questo Stato tutto è concesso. Per ora, un’orgia di bandiere che tutto fa dimenticare.

Soprattutto che l’Italia è uno Stato baro nei confronti dei propri cittadini virtuosi e fallito finanziariamente. Un’istituzione allo sfascio. Che per come è congegnato non vuole e non può garantire i diritti dei suoi cittadini, neanche quelli costituzionali. Resta inviolato il “dirittino” a sventolarne l’effige: il tricolore buono per tutte le occasioni, dal fruttarolo lungo la strada al funerale di Stato, per la vita e per la morte, specie di quella libertà che tanto si invoca… per eliminare la dissonanza.

Massimo Vidori

(ph: vittoriotriveneto2018.it)

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