Padova, primo anno del duo Giordani-Lorenzoni: un bilancio

Mentre sindaco e vice erano concentrati su ospedale e tram, il degrado si è esteso al centro storico

Ricorre, fra poco, un anno dall’insediamento a Padova dell’amministrazione di centrosinistra Giordani-Lorenzoni, e conviene tentarne un bilancio.

Non per infierire su una gestione non esaltante, ma per cercar di capire come a una civica Amministrazione convenga operare per davvero realizzare il “bene comune” di una comunità. Soprattutto se composta da due diverse formazioni che si erano entrambe presentate alle elezioni come “civiche”, ovvero estranee ai vecchi apparati partitici, e che – dopo essersi scontrate – si erano alleate pur di sconfiggere l’ex sindaco leghista Bitonci. Celebrando, peraltro, quella sconfitta con la moralistica (e francamente inelegante) categoria della vittoria dei “buoni” sul “cattivo”.

Pensando in questi giorni all’anno trascorso, mi è tornata alla mente una intervista di un sindaco del centrosinistra degli anni post-Tangentopoli: più che pensare alle grandi opere (quelle che generarono allora, e che generano ancor oggi, “mazzette” e corruzione diffusa), egli si dichiarava naturalmente portato alla “manutenzione” della città che stava governando. Ovvero a renderla vivibile, a rimediare alle storture che comunque nei centri urbani si verificano, a combattere il degrado che è sempre lì, dietro all’angolo. Apprezzai allora, e continuo ad apprezzare, quella divaricazione tra il voler essere artefice di qualcosa che colpisca l’immaginario collettivo (anche se poi spesso si tratta di opere apparentemente eccelse, ma di fatto mediocri, o addirittura di mezze “incompiute”) e chi invece si confronta, pragmaticamente, sulla vivibilità del territorio che amministra. E che, con modestia ma con determinazione, cerca di renderlo a misura d’uomo, vale a dire delle persone che quotidianamente vivono lo spazio urbano.

Ebbene, a me sembra che quella (per me grande) lezione non trovi alcun riscontro in questo primo anno di nuova amministrazione patavina. Non vedo concretezza, ma solo un rincorrere i problemi, e non i più importanti. Vedo, soprattutto, un degrado che non è più dei soli quartieri periferici, ma che ormai pervade il centro storico, e le aree che ospitano il patrimonio artistico della città. E ciò mi risulta particolarmente grave in un momento in cui, timidamente, ma decisamente, la città del Santo sta assistendo, dopo decenni del “mordi e fuggi” di un turismo religioso “povero”, all’emergere di flussi turistici, italiani come stranieri, che ne fanno il sito – data la sua centralità geografica – da cui poi muoversi per visitare altre mete venete. Il che significa numeri significativi di persone che, ad esempio dal tardo pomeriggio fino a sera inoltrata, “vivono” la città. Ricavando tuttavia da essa, non poche volte, una immagine che fa a pugni con la bellezza di cui essa è custode.

Qui, a proposito di degrado, sta il punto dolente. Pur essendo dotato il centro storico di una ZTL (zona a traffico limitato), dopo le 20 di sera essa è a libero accesso, e il parcheggio selvaggio – presente in realtà anche di giorno – dilaga, nella pressoché totale assenza della polizia locale che sappia-voglia contrastarlo, applicando sia i regolamenti comunali che le normali (e giustamente severe) norme del Codice della Strada.

Non si tratta solo di “normale” disordine urbano, ma di vero e proprio attentato alla sicurezza pubblica. Il centro storico ha una viabilità stretta e, in alcuni punti, le auto – abbandonate in tutti gli spazi possibili (marciapiedi compresi!) – impediscono ad eventuali mezzi di soccorso (ambulanze ed automezzi dei Vigili del Fuoco) di transitare per far fronte alle emergenze. Il tutto viene da mesi puntualmente documentato da una meritoria pagina Facebook  frequentatissima dai cittadini che segnalano situazioni assurde, ma assolutamente ignorata dall’Amministrazione, e dagli addetti stampa (e ai “social”) di cui pure il municipio patavino dispone.

Ma, soprattutto, vengono ignorate le segnalazioni telefoniche che pervengono al Comando della Polizia Locale dai redattori di tale pagina, pur essi qualificandosi con nome e cognome e numero di cellulare.

E anche se l’Amministrazione sta pensando a una rivisitazione della ZTL, con un ticket d’ingresso serale, si ricava, in sostanza, l’impressione di un sostanziale “non governo” dell’area più pregiata della città, tanto da chiedermi (provocatoriamente) se sindaco e comandante della Polizia Locale mai si siano presi la briga di percorrere a piedi di sera le sue vie per verificare l’esatta vivibilità dell’area. Probabilmente cosa difficile, con una Giunta tutta presa dall’irrisolta questione del nuovo ospedale, la faticosa elaborazione di un progetto “fattibile” per una seconda linea di metrobus, una Fiera Campionaria (la prima nata in Italia nel lontano 1919) ridotta da (un tempo) importante luogo di scambio interregionale tra operatori economici a indistinto “bazar” di (qualitativamente mediocre) vendita al dettaglio, e altre grandi opere di riqualificazione urbana in continuo stand-by, a partire da un auditorium di là da venire.

“Grandi opere”, appunto. Cui magari una saggia Amministrazione potrebbe contrapporre-accompagnare interventi in grado di dare in tempi rapidi “valore” (anche, ma non solo turistico) alla città: a partire dalla effettiva realizzazione del parco delle Mura, e del camminamento lungo tutto ciò che rimane del loro impianto cinquecentesco, fino alla rivisitazione e valorizzazione dei corsi d’acqua interni. Affinché non si perda la memoria che Padova è stata importante città d’acque, e che su quei corsi essa costruì nel tempo non poca parte del suo benessere economico. Già, perché amministrare un territorio significa anche dare un senso alla sua lunga, in questo caso più che bimillenaria, storia.

(https://www.facebook.com/SergioGiordani2017)