Banche e diamanti, il truffato avido si merita il truffatore rapace

Chi pensa a facili scorciatoie per guadagnare soldi si sbaglia di grosso. E non può nascondersi dietro l’ingenuità finanziaria

Dopo le ben note vicende di Veneto Banca, della Banca Popolare di Vicenza e le numerose altre truffe finanziarie alla ribalta dei giornali negli ultimi anni, avremmo potuto pensare che la musica sarebbe cambiata. Molti si erano illusi di averne avuto a sufficienza di queste storie, che il lupo (e l’agnello) avrebbe perso il vizio, che lo Stato (o chi per lui) si sarebbe svegliato e che per un bel po’ di tempo non avremmo più sentito parlare di risparmi andati in fumo, di finanzieri di successo scappati con la cassa, di comitati per la difesa dei consumatori truffati etc. Invece no.

Tutte fole, leggende metropolitane (e pure campagnole) perché, nel mare magnum dell’incultura italiana dei problemi economici, ma soprattutto nell’oceano ancora più grande della disinformazione economica italiana e veneta (leggi industriali e banche proprietari di organi di stampa), alla totale assenza di racconti preventivi sul malcostume finanziario ha sempre fatto da riscontro il mancato storytelling dei molti che continuano a sperare che il denaro si possa accumulare con poca fatica, e che esista sempre una via meno faticosa e meglio retribuita del duro lavoro. Così il mito dei buoni e dei cattivi, del torturato e del torturatore non regge e soprattutto non spiega la storia che si ripete, e allora dobbiamo avere il coraggio di raccontarla tutta: viviamo, come bene ha descritto in un bel libro un saggista americano Jeff Madrick, nell’Epoca dell’Avidità, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti («la gatta frettolosa fa i micini ciechi»). Le truffe continuano.

Notizie di pochi giorni fa: «scoperto il Madoff del Nordest a Pordenone», che pare abbia truffato tremila piccoli imprenditori; «si costituiscono in Veneto i primi comitati» per la difesa dei «truffati dei diamanti», risparmiatori che avevano acquistato presso le loro banche di fiducia (Intesa, Unicredit, BP-BPM, Mps, tutte assieme appassionatamente…) diamanti a prezzi gonfiati, ora di difficile commercializzazione. La sequela dei truffati e dei truffatori, dei furbi e dei fessi, dei ricchi sempre più ricchi e dei polli spennati continua. E le lamentele. Ma forse le cose non stanno proprio così.

Non tutti i truffati sono uguali. Credo che non sia necessario ricorrere agli insegnamenti tradizionali e sempre attuali della Chiesa Cattolica (che i preti farebbero bene a ricordare ogni tanto dai pulpiti e a praticare loro stessi in primis) per cui «il denaro non genera denaro»: c’est-à-dire che chi guadagna e pensa di guadagnare attraverso interessi esagerati è fuori dalla Chiesa, né più né meno di un ladro, di un assassino. L’avidità non è una virtù. Ma – si sa – forse nemmeno la Chiesa stessa crede nella propria influenza sui cittadini…

Così il cosiddetto truffato è l’altra faccia del truffatore, quasi sempre, ma certamente sempre quando la ricerca del guadagno è prioritaria e subentra, da tutte e due le parti, la convinzione che il «denaro non puzzi», meglio non sapere come si ottiene, basta che ce ne sia per noi… Purtroppo (per loro) anche la logica dei truffati è spesso la stessa dei truffatori, cambia solo la posizione e le possibilità dimensionali di guadagno, le aspirazioni sono le medesime. Il truffato avido non vuole sapere da dove salta fuori il denaro che riceverà, vuole solo riceverne, possibilmente tanto. E il truffatore lo accontenta: non gli racconta le cose fino in fondo (cioè non gli spiega che i guadagni elevati non sono mai moralmente o legalmente giustificati, perché grazie a Dio l’economia ha una sua morale, magari di lungo periodo, ma ce l’ha!). Risultato il primo a scappare con la borsa vince.

Che dire? Sulle prossime truffe ci aspettiamo un dignitoso silenzio. Le banche – sono affari loro – che continuino pure a pensare al cliente come a un pollo da spennare e non come a un’importante risorsa da sostenere e aiutare a crescere. La fine di questo modello bancario e finanziario è imminente e con essa anche la chiusura di quanti sono convinti di poter campare in eterno sulle disgrazie altrui. Magari ci aspetteremmo che lo Stato facesse la sua parte, che non fosse in combutta con alcuni suoi uomini nel Grande Furto (denaro pubblico), ma questo è chiedere troppo.

Però non vogliamo nemmeno più sentire parlare di ingenuità, di scarse informazioni da chi continua a credere che basti avere un gruzzoletto di denaro (quasi sempre accumulato lecitamente, ma non necessariamente) per moltiplicarlo, «come si vede in televisione» … Non sempre l’ignoranza è ingenua o innocente. E noi avremmo solo voglia che questo paese riprendesse a fare le cose sul serio e a lasciar perdere le scorciatoie pericolose.

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