Denunciava “mafie”, i giovani seguano l’esempio di Bastianello

All’imprenditore padovano una “Menzione Speciale” del Premio Ambrosoli. Lui: «i miei studenti sono troppo cinici»

Penso molti ricordino il nome di Giorgio Ambrosoli, l’integerrimo commissario liquidatore della Banca Privata Italiana assassinato, l’11 luglio 1979, su ordine di Michele Sindona, il “banchiere della mafia”, perché insensibile alle pesanti pressioni e alle minacce che gli vennero indirizzate.

Da sei anni, la famiglia Ambrosoli ricorda l’«eroe borghese», come lo definì Corrado Stajano nel titolo di un suo libro, con un Premio chassegna riconoscimenti a persone, o gruppi di persone – in particolare della pubblica amministrazione e delle imprese – che su tutto il territorio nazionale si siano contraddistinti per la difesa dello stato di diritto tramite la pratica dell’integrità, della responsabilità e della professionalità, pur in condizioni avverse a causa di “contesti ambientali”, o di situazioni specifiche, che generano pressioni verso condotte illegali.

Nell’edizione svoltasi Martedì 26 Giugno, una delle “Menzioni Speciali” è stata attribuita a Giuliano Bastianello, imprenditore padovano, attivo dal 1984 nel settore delle forniture per i Beni Culturali, in particolare nella realizzazione di sofisticati sistemi multimediali. Questi aveva denunciato negli anni diversi appalti truccati, attirandosi – nella parziale inazione della Magistratura rispetto a tali denunce – numerose querele per diffamazione e calunnia mosse dalle persone da lui indicate come responsabili.

Dopo 16 anni e una decina di processi, egli è stato prosciolto per aver detto il vero! Solo che nel frattempo la sua impresa, oberata anche dai costi di difesa in tali processi, era stata di fatto espulsa dal mercato, spesso con clausole ad hoc negli appalti che escludevano espressamente le avanzate tipologie di prodotto in cui la sua azienda si era specializzata. Clausole praticamente impossibili da impugnare. Dei processi subiti, e alla fine vinti, Bastianello ha detto: «si dice che in Italia non c’è certezza della pena. Falso, la pena esiste: si chiama processo e colpisce la persona offesa a volte più dell’indagato/imputato».

Una brutta storia, che – a parte i costi umani da lui subiti – ha tuttavia un qualche risvolto positivo. Perché, ripreso l’insegnamento di storia dell’arte, egli ha portato nelle scuole in cui è andato prestando la propria opera, anche tutto il patrimonio delle sue esperienze professionali e di condotta etica. Con esiti, tuttavia, contraddittori: ricevendo sì la simpatia degli allievi (egli è persona empatica), ma anche percependo il “cinismo” che ormai contagia le giovani generazioni.

Tanto che nella breve dichiarazione pronunciata l’altro giorno al Piccolo Teatro di Milano, così ha concluso: «per sensibilizzare gli studenti sui temi etici ho preparato un piccolo format chiamato “A scuola di corruzione”, che finisce con un motto lasciato alla loro riflessione: “la persona onesta sceglie di fare la cosa giusta, anche quando non gli conviene”. La reazione dei miei studenti spiega meglio di ogni trattato quanto lungo è il cammino di educazione all’etica: “Ma prof., è impazzito? la cosa giusta da fare è solo quella che conviene!”».

Conclusione amara. Ma a me pare che, comunque, la “lezione” di Giuliano Bastianello sia quella giusta. E che la “Menzione”, in memoria dell’«eroe borghese» – peraltro Medaglia d’Oro al Valor Civile – sia più che meritata.

(ph: Facebook – Giuliano Bastianello)