«Intesa e banche venete: salvataggio? Sabotaggio!»

L’imprenditore vicentino Costalunga: «operazione politica, aziende coi rubinetti chiusi». E critica i colleghi: «i figli in azienda? Zucconi abituati troppo bene. Meglio gli immigrati»

«Arrabbiato? Sempre di più!». Toni Costalunga ha 72 anni ma la rabbia di un giovane (almeno di quando i giovani erano giovani, cioè ribelli e non mediamente conformisti come adesso). Imprenditore metalmeccanico terzista a capo di un’azienda di 12 dipendenti (e un socio) a San Tomio di Malo, nel Vicentino, è un ribelle anche lui: al diffuso costume di tanti suoi colleghi a lamentarsi mugugnando anzichè esporsi, per esempio. «Ho sempre detto quel che penso pagandone in prima persona il prezzo», tiene difatti a sottolineare con aggiunta di imprecazioni tipicamente venete. Più volte in televisione e sui giornali per questo, accusato di essere «pessimista», si autodefinisce «di destra», e oggi uno spiraglio lo vede: «non ho votato nè la Lega nè il Movimento 5 Stelle, perchè stavolta ho votato più estremo, ma mi pare un buon segno che sia da destra, da Forza Italia, sia da sinistra il governo venga attaccato. Io dico: lasciamoli fare, lasciateli lavorare».

Lei cosa votava prima?
Ho votato Lega per 25 anni, poi basta, perchè ormai erano solo un mucchio di slogan. Ma Salvini sta interpretando quel che vuole il popolo. Più problematico è il M5S, che è succubo di Salvini.

Problematico in che senso? Si riferisce al Decreto Dignità di Di Maio?
Eh, è ministro del Lavoro uno che non ha mai lavorato in vita sua… Mi dicono che sono pessimista, ma in realtà cerco solo di interpretare la realtà così com’è a casa mia, tutto qua.

E com’è la realtà, per lei?
E’ che le banche chiudono i rubinetti, come è successo l’anno scorso alla mia ditta. Ma io me la cavo, mi preoccupano i poveri cristi delle aziendine sottocapitalizzate. Gente bravissima a lavorare, ma che a volte non sa farsi i conti. Secondo me, l’anno prossimo il 40/50% dei piccoli sarà palle in aria.

A lei, dopo una segnalazione alla centrale rischi risalente al 2011, nel 2017 hanno tolto un fido dall’oggi al domani. Eppure si era risollevato, dalla crisi. Com’è andata?
Per un pagamento saltato da parte di un cliente non siamo più riusciti a pagare, ma già nel 2013 eravamo di nuovo in grado di farlo. Non abbiamo mai avuto risposta dalla banca.

Che banca era?
Ubi Leasing. La stessa centrale rischi aveva scritto che non riusciva a capire il perchè del problema, visto che andavamo bene. Alla fine abbiamo transato, ma avremmo potuto farlo anche prima.

Cosa pensa del cosiddetto salvataggio di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca da parte di Intesa?
Salvataggio? Salvataggio? Sabotaggio! E’ un’operazione politica. E’ un modo per distruggere il Veneto. Vogliono concentrare in un’unica grande banca anche le casse rurale e le Bcc, snaturandone la missione, che era di dare poco a tanti. Ora daranno tanto a pochi.

Lei ha avuto conoscenti e amici imprenditori che si sono suicidati in passato, per i debiti. Ora, che le categorie dicono che la crisi sia passata, sembra che ce ne siano meno…
…meno? Ma cosa dice? C’è l’ordine di non parlarne, una congiura del silenzio! La crisi non è passata, tante aziende hanno chiuso e il Pil cresce meno di tutti, a parte la Grecia. Ultimamente per lavoro ho visitato cinque piccole aziende: una ha chiuso, e una stava chiudendo. Quei suicidi erano per vergogna, cioè per orgoglio. Quanto alle categorie, neanche le bado: sono solo fabbriche di voti. Il fatto è che pur di lavorare, c’è chi ha lavorato sottocosto. No, no, bisogna avere il coraggio di dire che si lavora per guadagnare! Io vado in officina ogni notte quando mi sveglio, alle 2 o alle 3, e torno a casa a un botto (13, ndr). Lo faccio per amore del mio lavoro, ma anche perchè bisogna guadagnare, altrimenti un’azienda non va avanti! Mi dicono che sono matto, a continuare così, con una pensione da 1500 euro. Dopo dieci anni 9 mesi fa sono andato in una trattoria con mia moglie, che mi tengo cara. Io non ho figli… Mi sono adattato alla situazione, dopo che per 7 anni col mio socio abbiamo lavorato a zero guadagno. Ora le cose vanno bene, ma non certo per merito della politica, ma perchè ho avuto un coraggio di ferro, investendo lo stesso e mantenendo la credibilità. Per me la parola data viene prima di tutto.

Troppe tasse e troppa burocrazia sono le cause storiche del malcontento degli imprenditori come lei. E’ cambiato qualcosa, su questi fronti?
Abbiamo sempre costi altissimi ancora prima di cominciare a lavorare un prodotto. Sarà dura, in futuro. Anche perchè non c’è ricambio generazionale nelle imprese. Io l’ho detto, a tanti colleghi: avete fatto un errore madornale a mettere in azienda i vostri figli. Mandateli da me per qualche mese, piuttosto: mi sarei fatto odiare da loro, ma dopo mi avrebbero ringraziato, per la lezione di vita che avrei dato loro. Noi avevamo fame, questi invece no.

Infatti molti ragazzi rifiutano certi lavori, perchè abituato a standard di vita (tempo libero, soprattutto) non sacrificanti.
Ma sono i genitori che hanno sbagliato! Io ho la terza media ripetuta, sono limitato per carità, ma quando vedo questi che vengono mandati all’università… se uno è zuccone resta zuccone!Invece qua pare che siano diventati tutti fenomeni. Le scuole meno sovvenzioni hanno se più bocciano? Dovrebbe essere il contrario! Per forza, poi, nei posti-chiave ci ritroviamo i figli di…

…di papà.
Sì. Benvengano gli extracomunitari, che si sono adattati. C’è da ringraziarli. Ma non puoi però creare lavoro sulla loro pelle, con tutte quelle cooperative. Guardi, un mio ex dipendente senegalese, 16 anni con me e 26 anni in Italia, è tornato nel suo Paese perchè, mi diceva, stufo di essere guardato come un mantenuto, visto che lavorava eccome. Ma in patria non ce l’ha fatta, e mi ha chiesto di riprenderlo. Tanto di cappello a persone così. Io mi considero suo collega di lavoro, e rispetto quelli come lui.

Ma se lei, inteso come appartenente ai piccoli imprenditori, dovesse fare autocritica, cosa direbbe?
Che abbiamo pensato solo al lavoro e trascurato la famiglia. C’era chi tacitava la coscienza aprendo il portafoglio… Ma è vero anche che ci hanno spremuti, e non abbiamo avuto il tempo per pensare…

Pensare, cioè avere un livello culturale tale per cui un imprenditori, poniamo nel cda di una banca, si rendesse non solo conto di quel che firmava, ma avesse anche la coscienza per dire i no che andavano detti. Lei ha fatto parte del board di una banca, com’è stata la sua esperienza?
Sì, ero nel cda di una piccola banca di qui vicino. Lo sono stato dal 1985 al 1994. Una volta, mi ricordo, fui l’unico a volere che fosse messo a verbale la mia contrarietà. Gli altri la pensavano come me, ma non avevano il coraggio di dirlo. Abbiamo visto poi anche nelle popolari: erano tutti leccaculi, senza coglioni. Io mi sono sempre esposto, e ora quando vado a Schio a girare in città tutti mi salutano e ho pochi nemici. Non ho mai chiesto piaceri, altrimenti poi diventi ricattabile. Ho sempre pagato dipendenti e fornitori. Lo Stato invece è stato l’unico ad avanzare soldi da me. Ero arrabbiato. E lo sono sempre. Ancora di più.

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