Cara Donazzan, lo scopri ora che Forza Italia non è un partito?

Da sempre Berlusconi tratta i suoi come vassalli e valvassini. Lo dimostrano il commissario veneto Paroli e il neo-vicesindaco (non eletto) di Vicenza

Quando, alcuni giorni fa, ho letto sui giornali la polemica insorta tra Adriano Paroli, da una parte, ed Elena Donazzan e i suoi accoliti, dall’altra, non credevo ai miei occhi.

Un partito ormai ridotto a un manipolo di irriducibili elettori, innamorati di un Capo divenuto ormai il patetico epigono di se stesso, circondato da una corte di fedeli scudieri, non so quanto obbligati o quanto convinti a ripetere e ostentare la loro fedeltà, un partito cosiffatto si mette a discutere di politica?

I protagonisti, poi! Elena Donazzan ha già detto urbi et orbi che lei la tessera del partito non la prende proprio. Cioè, esistesse ancora una logica, vorrebbe dire: sono fuori, sono per i cavoli miei, del partito non m’importa niente. In Forza Italia, però, il tesseramento dev’essere un’opzione abbastanza remota se, alla fine del contendere, il Paroli ha invitato la Donazzan ad andarsene.

Adriano Paroli. Dall’8 febbraio 2017 è commissario del Coordinamento Regionale di Forza Italia del Veneto. Se un partito va a prendersi un podestà da fuori, in questo caso da Brescia, vuol dire che ha grande fiducia nelle sue capacità organizzative e di rilancio delle fortune elettorali. Altrimenti lo lascia dove sta.

Ora, a parte i disastri elettorali, è proprio sul piano politico che Forza Italia nel Veneto è sparita dai radar. Nelle due elezioni importanti degli ultimi mesi, Treviso e Vicenza, nel primo caso è stata totalmente irrilevante, essendo tutti i problemi, da risolvere e risolti, interni alla Lega, nel secondo caso, dove aveva pattuito di poter scegliere il candidato sindaco, ha fatto una figura da chiodi come mai si era vista.

D’altra parte, quali garanzie poteva offrire il Paroli? Eletto sindaco di Brescia nel 2008 al primo turno con il 51,4% dei voti, è riuscito, cinque anni dopo, da sindaco uscente, avendo alle spalle ancora una volta tutto il centrodestra unito, a perdere il Comune. In cinque anni ha fatto un capolavoro: ha perso per strada quasi la metà degli elettori. Da 61.061 del 2008, si è ritrovato con 34.323, facendosi superare al ballottaggio, in una città di destra, come Brescia, dal candidato della sinistra che lui aveva ridicolizzato cinque anni prima.

Un sindaco uscente parte sempre favorito. Vogliamo fare un confronto imbarazzante? Achille Variati vince nel 2008 al ballottaggio contro Lia Sartori con uno scarto di 527 voti; dopo cinque anni da sindaco, nel 2013 vince al primo turno con il 53,47%, sbaragliando una candidata di tutto rispetto come Manuela Dal Lago.

Certo, Paroli ha una lunga carriera di parlamentare: riesce benissimo dove non ci sono preferenze da conquistare, dove basta e avanza il favore del Capo. Questo è il personaggio che il “Berlusca” ci ha mandato in Veneto. Avessimo in Veneto forzisti con un minimo di considerazione della propria dignità, c’era di che imbufalirsi.

Ora io posso capire la Donazzan, lei che si è fatta quattro campagne elettorali di fila, in cui le preferenze le ha racimolate a una a una. Solo che non può, solo ora, ostentare meraviglia e dispetto per un partito che non c’è. Non c’è mai stato, in verità. Non c’è mai stato e forse mai ci sarà. Forza Italia è il prototipo e il modello primo della negazione della politica fattasi partito.

Finché c’erano voti in abbondanza, e posti da spartire, l’assenza della politica poteva anche essere mascherata. Ora non più. Ora le magagne vengono alla luce e indispongono. Prendiamo solo un caso, uno solo, tra i tantissimi che si potrebbero citare. A Vicenza diventa vicesindaco il responsabile cittadino e provinciale del partito, nominato dall’alto, eletto da nessuno, un tale che non ha neanche avuto il coraggio di mettersi in lista e raccogliere le preferenze.

Chi rappresenta costui? Rappresenta direttamente e solo Berlusconi? Siamo tornati all’epoca dei valvassini?