Via Anelli a Padova, incubo finito: merito del mix civico-politico

Il consigliere Tarzia e l’assessore Micalizzi hanno aiutato il sindaco Giordani ad attuare la “rigenerazione urbana”. E chiudere una ferita per la città

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Rigenerazione Urbana” è il nome scelto per cercare di chiudere definitivamente una ferita sempre sanguinante e aperta da parecchi decenni a Padova: via Anelli, una strada passata alla notorietà pubblica italiana ed estera non tanto perché porta il nome di un politico e patriota italiano che polemizzò con la Chiesa, ma per un complesso abitativo che fino ai primi anni Novanta ospitava tranquillamente studenti universitari fuori sede, poi a seguito di speculazioni e subaffitti si ridusse a palazzine alveare abitate in sovrannumero, si arrivò a 10 studenti in 28 metri quadri o affitto dei bagni e centro di riferimento per lo spaccio, dove l’illegalità era sovrana al punto che le stesse forze dell’ordine faticavano ad entrare.

Per troppi anni il lassismo politico fu complice di questo progressivo degrado, non intervenendo e lasciando andare tutto a rotoli, forse pensando “meglio tutti lì che sparsi per la città”; la situazione poi divenne insostenibile quando ormai via Anelli divenne un porto franco con risse all’ordine del giorno tra gli spacciatori. Di fronte a questo scempio un primo tentativo di cercare di portare quanto meno la legalità venne fatto dal sindaco Zanonato, che nel 2005 iniziò il processo di sgombero, e nel 2006, con l’intento di creare una sorta di barriera per gli spacciatori, costruì il famoso muro, tanto contestato e per cui nacquero polemiche nazionali e oltre i confini (perfino Wikipedia ne parla).

Nel 2007 lo sgombero dell’ultima palazzina, poi il complesso fu abbandonato in attesa di una soluzione sperata da tutti i cittadini padovani. Qualche anno fa ci provò Bitonci ed l’intuizione di modificare la destinazione ad “area di interesse generale”, in maniera tale da poter procedere più a briglie sciolte: il progetto si fermò per la precoce caduta dell’amministrazione del sindaco leghista, ma non si accantonò la pervicacia e la tenacia di chi voleva fortemente trovare una soluzione. Appena insediata l’amministrazione Giordani viene presentata dalla parte civica una mozione dal consigliere di lista Giordani Luigi Tarzia, che ha vissuto in prima persona la vicenda di via Anelli, che trova terreno fertile nella politica e nella persona dell’assessore Andrea Micalizzi, esponente Pd, che pure lui ha sempre seguito la vicenda, fin da quando era presidente di Quartiere.

Questa tenacia ha impegnato tutta l’amministrazione Giordani, che, dopo aver lavorato anche con l’avvocatura comunale con la regia dell’Assessore Bonavina, ha trovato 5 milioni di euro per diventare proprietaria dell’area per poi cederla al demanio che realizzerà una nuova questura lì proprio dove anni fa la legge non esisteva.
In questi giorni sono iniziati i primi lavori di bonifica, e parallelamente c’è l’offerta di 30 mila euro ad appartamento agli ultimi proprietari privati ed Ater: ad oggi mancano poco più di cento appartamenti più l’ex moschea, sembrano tanti ma se si pensa che per i proprietari è un occasione più unica che rara e che comunque l’esproprio non garantirebbe tanto di più la trattativa pare in discesa.

Poi comincerà la fase più dura e delicata con il passaggio al demanio, il calcolo definitivo dei costi e la necessità di mantenere la zona aliena dal ritorno dei malintenzionati ed oggi quel muro così tanto dileggiato e criticato può tornare utile, nell’attesa che le palazzine vengano abbattute. Ci vorranno anni, ma pare che questo mix civico-politico sia riuscito e proprio lì nel quartiere dove vigeva sovrana dell’illegalità sorgerà una nuova questura: i cittadini ora coltivano nuove speranze di veder chiusa questa ferita e via Anelli sarà solo un ricordo, e un cambio nome della via potrebbe essere l’idea per togliere definitivamente la cicatrice e dare il giusto tributo a ricordare Luigi Anelli come patriota, e non per la zona-fantasma illegale di Padova.

(Ph: Facebook – Sergio Giordani)

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  • don Franco di Padova

    Cambiare il nome di via Anelli sarebbe cancellare un ricordo di errori, prezioso per evitarli.
    Meglio sarà di poter dire: via Anelli, un tempo complesso moderno ed a misura d’uomo, poi degradato dall’ingordigia, infine distrutto dalla criminalità ma ora presenza dello Stato in un’area cittadina cruciale.
    A proposito, gli spacciatori si sono trasferiti ma continuano in zona il loro lavoro a tempo pieno: sono gli ultimi stakanovisti.