Sboarina, che delusione: lottizza come Tosi

Il primo anno del sindaco di centrodestra ha visto ripetere errori passati. Soprattutto uno

Federico Sboarina è un uomo fortunato. Ormai è trascorso poco più di un anno da quando con una maggioranza assortita è riuscito a vincere le elezioni contro la fidanzata del peggior sindaco della storia di Verona, e poco ci mancava che le perdesse. Dodici mesi verosimilmente intensi dal dì di quel trionfo, che tante speranze aveva alimentato nei veronesi, fiduciosi che finalmente le cose sarebbero cambiate in città. Così il sindaco e la sua maggioranza, fiutata l’aria di gaudio che aveva salutato la giubilazione della coppia Tosi-Bisinella, hanno pensato bene che i cittadini almeno per un po’ si sarebbero accontentati di un’amministrazione che più che altro demolisse le poche cose che la precedente aveva iniziato, e hanno giudicato che una certa dose quotidiana di polemica antitosiana sarebbe stata più che sufficiente a mantenere alto il consenso. Non era necessario fare grandi cose, né era il caso di fare rivoluzioni. Il massimo risultato con il minimo sforzo, con l’aiuto di circostanze eccezionali.

Senonché, non sazio della quantità di fortuna che gli era piombata addosso nell’ultimo anno, Sboarina in occasione del felice primo anniversario dal suo insediamento ha preso a pubblicizzare sui giornali locali (rapidamente convertiti al nuovo leader) i successi della sua amministrazione. Successi che, a parte il facile gioco dell’opposizione nel dimostrarne i limiti, purtroppo sono ancora tutti da venire e realizzare.

Peccato che il problema principale dell’amministrazione Tosi, soprattutto in versione secondo mandato, non fu quello di aver cercato di realizzare progetti assurdi o di aver tentato con ogni modo di distruggere quanto di più prezioso c’è in città, in termini di cultura, ambiente e qualità della vita. Né il bubbone da risolvere prima di tutto era certamente la «pulizia» della politica, così clamorosamente affiorato nella vicenda Giacino. Al contrario il problema drammatico nella Verona della seconda amministrazione Tosi – in un processo di progressiva degenerazione della politica – era che, per finalità di controllo personale e (verosimilmente) di interessi particolari, la politica era stata ingolfata da incapaci, per i quali le competenze, la dirittura morale e le doti professionali erano un optional assoluto, con i risultati che poi abbiamo visto in termini di bilanci e di clamorose vicende di quasi tutti gli enti pubblici, accompagnati da un declino generale di Verona, su tutti i fronti.

In questo modo si spiega l’attesa dei veronesi e la speranza che il nuovo sindaco e la sua maggioranza di centrodestra si trasformassero realmente nell’antitesi dell’amministrazione precedente. Vale a dire che mettessero finalmente al primo posto tra i criteri amministrativi, nelle scelte delle persone cui affidare la responsabilità della gestione del denaro pubblico, le competenze professionali, la dirittura e l’integrità morale, l’autonomia nelle scelte dettata dalla competenza indiscussa. Invece no, tutto come prima – e risparmiamo i nomi: la giunta comunale ha proseguito e prosegue tuttora a essere principalmente un bell’ufficio collocamento per politici senza occupazione, prontissimi a insediarsi su ogni poltrona retribuita in città, ovviamente secondo rigidi criteri partitocratici e spartitori. Proprio come si usava ai tempi di Tosi.

Ora, appunto, a solo dodici mesi dai primi vagiti dell’amministrazione di centrodestra a Verona, l’applicazione pedissequa ma scrupolosa dei principi della lottizzazione da parte della giunta Sboarina, come al solito rischia di riportare Verona su binari che già visti: quello della rissosità della politica (per motivi, ovviamente, rigorosamente «ideali») che in genere sfocia in una più generale incertezza politica; l’altro quello dell’inefficienza delle strutture consegnate alla gestione politica, con aggravi sui costi per i cittadini.
È chiaro che la rinascita di Verona non passa solo dalla distruzione delle nefandezze dei predecessori; né dalla realizzazione di nuovi progetti che pure speriamo importanti e concreti; passa soprattutto e preliminarmente dalla scelta di una classe dirigente qualificata, moralmente ineccepibile e autonoma professionalmente. Il resto sono chiacchiere (senza distintivo).

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