Veneto, spiagge sicure: «ma non buttate plastica nel mare»

Decandia (direttore regionale Legambiente): «nessun impatto diretto per la salute, ma i nostri rifiuti entrano nel ciclo alimentare»

Sapore di mare, sapore di… plastica? È di pochi giorni fa l’ultimo, allarmante studio dell’Università di Pisa sull’inquinamento delle spiagge italiane, sulle quali si stima che siano depositate 2.000 tonnellate di microplastiche. «La maggior parte della plastica arriva in mare dagli scarichi urbani, attraverso i fiumi», spiega Piero Decandia, direttore di Legambiente Veneto. Ma com’è la situazione delle coste venete?

Prima le buone notizie: «le nostre spiagge sono sicure, l’Arpav ha certificato la balneabilità dell’intero litorale un mese fa. E le prossime analisi saranno a fine luglio». Fanno eccezione le zone dove la balneazione è proibita, in prossimità delle foci dei fiumi: «soprattutto quelle di Adige, Brenta e Piave». Inoltre, non ci sono pericoli per la salute. Almeno, non diretti. Tuttavia, «le microplastiche presenti nel mare entrano nel ciclo alimentare». I pesci mangiano i resti dei nostri rifiuti e noi mangiamo quel pesce, insieme agli inquinanti. Durante la campagna “spiagge e fondali puliti”, organizzata a maggio, gli attivisti di Legambiente hanno trovato sulle nostre coste diversi tipi di rifiuti, dall’alluminio, a cocci di vetro, rifiuti marini come reti e boe, ma il grosso dell’inquinamento è costituito appunto dalla plastica: «in particolare, cotton fioc e posate usa e getta». Per questo, spiega Decandia, è importante «limitarne l’utilizzo. Le alternative ci sono. Basti pensare che proprio in Veneto, ad Adria, c’è uno degli impianti di produzione di bioplastiche migliori al mondo».

In secondo luogo, bisogna che «tutti i Comuni costieri e lungo l’asta dei fiumi abbiano impianti di depurazione e vigilino sugli scarichi abusivi, principali responsabili del rischio biologico in prossimità delle foci, che può avere conseguenze spiacevoli per chi fa il bagno, come l’escherichia coli». Rischio per fortuna assente nella nostra regione. Il cambiamento passa anche dalle buone condotte delle singole persone, sia in città, sia al mare. Smaltire correttamente i rifiuti è fondamentale, a cominciare dai sopracitati bastoncini per le orecchie, che non vanno gettati nel wc, ma nel cestino, fino ai mozziconi di sigaretta spenti e lasciati nella sabbia, finendo per diventare anch’essi parte della nostra “dieta”.

Oltre all’inquinamento provocato dall’attività (e dalla sciatteria) umana, c’è poi il fenomeno naturale delle mucillagini, dovuto alla scarsa ossigenazione dell’acqua. Anche in questo caso, in Veneto «la situazione è sotto controllo: è dell’altro giorno la notizia del monitoraggio condotto da Arpav e Guardia Costiera tra la foce del Po e Chioggia. Hanno trovato solo alcuni filamenti sotto la superficie e a due miglia dalla costa». Se dovesse arrivare sulla costa durante l’estate, la mucillagine può causare eritemi o bruciori entrando a contatto con la pelle. Per ora, tuttavia, i bagnanti possono tuffarsi tranquillamente nelle acque dell’Adriatico.

A differenza di quei temerari turisti in visita a Venezia che con l’arrivo della stagione estiva, decidono di rinfrescarsi gettandosi dai ponti nell’acqua dei canali. «Eviterei – ride – fare il bagno in laguna è sconsigliabile, oltre che proibito, soprattutto per la presenza degli inquinanti chimici di Porto Marghera, che non è mai stato bonificato». Per quanto riguarda il lago di Garda, infine, «ne abbiamo analizzato l’inquinamento con la Goletta dei Laghi, effettuando campionamenti in una decina di punti». Il verdetto è che «si può fare tranquillamente il bagno, stando però lontano dalle foci degli emissari, dove sono state rilevate concentrazioni importanti di inquinanti, a causa della mancanza di un’adeguata depurazione». Per sensibilizzare sull’inquinamento del mare, l’8 e 9 agosto farà tappa in Veneto, a Chioggia, la Goletta Verde: «un’iniziativa storica di Legambiente – conclude il direttore veneto – per portare all’attenzione questo problema sottovalutato, e monitorare l’inquinamento dei nostri mari».

(Ph. Shutterstock)

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