Picchiati, umiliati e puniti. Ma non sono i prof a doversi vergognare

Il caso della docente condannata a Verona per uno schiaffo è solo l’ultimo di una serie. Che dimostra quanto sia in crisi la nostra società

In inglese si dice tuttora “education” (dal latino educo: condurre da) e corrisponde alla nostra “istruzione“. Una bella differenza, che avere dimenticato ci sta costando molto caro. Ma che, anche se per poco, a qualcuno forse sarà venuta in mente, a proposito della notizia della professoressa di matematica di un istituto tecnico di Verona, condannata a 10 giorni di galera per aver dato uno schiaffo a un allievo «indisciplinato» (con buona pace dei suoi genitori). Una storia molto triste. Che purtroppo fa il paio con altre vicende recenti apparse (e non) sulle pagine dei giornali. Come quella dell’insegnante presa a pugni a Piacenza dai suoi studenti, o quella della maestra picchiata a Napoli o, per completezza, della mamma che ha pensato bene di schiaffeggiare una maestra, sempre in Campania.

Notizie divenute quotidiane, mentre il bullismo materiale e virtuale dilaga, e la buona educazione è un pallido ricordo. Perché, ormai da tempo, ogni aspirazione etica e civile degli insegnanti (avrei voluto dire: educatori, ma non è certamente il caso) è frustrata ed esclusa e nelle scuole può accadere di tutto. Ovviamente, non ci interessa il caso specifico della vicenda veronese. Ci interessa solo la sostanza e gli aspetti generali di fatti come questo, in cui il desiderio e la professionalità educativa non contano, gli studenti sono trasformati in purissimi soggetti da tutelare e la famiglia svolge l’unico ruolo di difendere la maleducazione e le pessime consuetudini che al suo interno vengono impartite.

Lasciamo i dettagli del “misfatto” ad altri: non ci interessa per nulla sapere se, come ha argomentato il difensore, lo schiaffo è partito per sbaglio. Se, come pare abbiano sostenuto i genitori, c’era una precisa volontà persecutoria da parte dell’insegnante; né ci interessa conoscere se la sberla è stata veramente lieve, se il pm aveva chiesto l’assoluzione e invece il giudice ha ritenuto di condannare. Non ci interessa nemmeno come andrà a finire in appello e dimentichiamo che il curriculum della professoressa era immacolato da 30 anni di esemplare servizio.

Una storia come questa da qualsiasi parte la si rigiri è una schifezza bella e buona, il segno di una società in grave crisi. E lunga è la fila di quanti dovrebbero vergognarsi, a cominciare da quei genitori che così fermamente si adoperano affinché sia la giustizia a risolvere i loro problemi, tra i quali, e non ultimo, c’era, come in moltissimi altri casi, quello dell’educazione dei propri figli. Alcuni cattivi maestri in anni recenti hanno voluto insegnarci che la scuola (e l’università) non è più il luogo dell’educazione, della crescita morale, etica e civile dei ragazzi, di un processo che dovrebbe incominciare in casa e continuare nella società.

Il risultato di questo è che dopo aver fatto fuori l’educazione, anche la conoscenza, la preparazione sono venute a mancare, perché non c’è nessuna cultura che può stare in piedi senza comportamenti civili ed etici e l’istruzione senza una forte base morale (condivisa) vale zero. La scuola e il sistema educativo italiano sono allo sbando da anni grazie all’abbandono della politica, alla sua ignoranza, al suo attaccamento al potere, svincolato da ogni principio etico e morale. La scuola è il primo frutto che marcisce in una società incapace di trovare regole di convivenza adeguate.

Certo un giudice lungimirante, un magistrato che avesse un minimo senso dei tempi drammatici che stiamo vivendo, mai si sognerebbe di nascondersi dietro un qualsiasi formalismo giuridico per punire lo schiaffo correttivo di un insegnante. Ma la strada che oggi ci separa da consuetudini più avanzate, che restituiscano un senso sia all’educazione come all’istruzione, è ancora troppo lunga per pensare che bastasse una sentenza ardita per abbreviare un percorso che sarà in ogni caso lungo e doloroso.

(Ph: Giffonifilmfestival.it dal film Mery per sempre)

Tags: , , ,

Leggi anche questo