Il problema per la sinistra di Padova? Il culo

Condannato da Coalizione Civica, l’evento al Piovego è stato annullato. Invece di fare i bigotti, andassero ad esaminare la convenzione col privato

Riecco la Buoncostume. A Padova è insediata direttamente in giunta, guidata dall’imprenditore Sergio Giordani. E’ di centrosinistra, l’amministrazione, o almeno così dicono. Con una componente di sinistra, Coalizione Civica, molto forte sulla carta: c’è infatti chi la critica per essere di sinistra più a parole che nei fatti. Il tostissimo professor Angrilli del Comitato Difesa Territorio, per esempio. O la Bertollo sulla puntuale pagina fb “inCivilis Padova”. Una Coalizione che a volte è poco coalizzata, divisa com’è fra varie anime. E’ notizia ufficiale di oggi che Daniela Ruffini, in consiglio comunale sotto le bandiere di Coalizione, voterà contro il contestatissimo progetto di nuovo ospedale, parecchio somigliante, diciamo così, a quello del precedente sindaco, il leghista Bitonci. Ma a quanto pare sarà l’unica, isolata. Rappresentante tuttavia di dissidi e scontenti collettivi, che attraversano tutta la composita galassia rossa della città del Santo.

Dove non si odono dissensi, invece, è sull’annullamento, ufficialmente per pioggia in arrivo, di “Miss Lato B”, evento che era previsto per questo sabato. Palese frutto del niet (o vogliamo chiamarlo fatwa?) emesso inappellabilmente dall’assessore al sociale, Marta Nalin, contro “Miss Maglietta Bagnata”, altro appuntamento (questo solo rinviato, per pioggia) che da anni si svolge nella solitamente tollerante Padova, con esibizione di prosperosi seni sotto fradicie magliette opportunamente bagnate per scatenare la gioia lubrica dei maschietti allupati. «È una schifezza – tuonava la severissima guardiana della pubblica morale, come ricorda il Corriere del Veneto di oggi – ed è ancora più grave che ciò accada in un’area data in concessione dal Comune a un privato. È una manifestazione sessista, retrograda e che diffonde il messaggio, molto pericoloso, che il corpo di una donna sia sempre a disposizione per qualsiasi utilizzo». Corpi di ragazze che, sia pur volontariamente e senza costrizione da niuno, espongono le proprie bellezze per qualche ora di divertimento certo un po’ stupidotto, molto american style, ma inoffensivo e di pura evasione. Oddio, signora mia, dove andremo a finire?

Il vicesindaco coalizionista, Arturo Lorenzoni, rincara la dose con brio e leggerezza, ammonendo dal savonaroliano pulpito che non è così le giovani donne si affermano nella società, e un amministratore coscienzioso ha il preciso dovere di additare lo scandalo. Dal canto suo Eleonora Mosco, capogruppo di Forza Italia, per par condicio attacca i Gay Pride, pullulanti di ragazzi svestiti, scosciati, discinti e «coi crocifissi infilati nel didietro», contro i quali, sottolinea perfida, nessuna Nalin e nessun Lorenzoni hanno avuto a che ridire. Sempre per par condicio, rammentiamo alla gentile Mosco che nel partito lei si trova in casa una certa Elena Donazzan, moralista al cubo tanto quanto i sinistri patavini.

Ecco, appunto: qual bel fulgido esempio di moralismo che ci viene profuso dalla sinistra, in quel di Padova. Niente di nuovo sotto il sole, per carità: è dai tempi della senatrice socialista (e non democristiana) Lina Merlin che la sinistra, coerentemente con la pericolosa utopia di cambiare in meglio l’Uomo, anche a costo di costringerlo, imbastisce crociate contro la libertà volontà individuale. Se causa femminismo pavloviano, poi, non ne parliamo proprio. Nel nostro caso fa pressione perchè una banale kermesse giovanile venga vietata. In nome del bene delle ragazze. Come se un bene univoco, valido per tutti anzi tutte, esistesse e lo decidesse la maggioranza in municipio, o il sindaco di turno, o la madre badessa del convento di clausura altrimenti noto come Coalizione Civica. E la laicità culturale, la libertà di disporre di sè, il sessantottino (per la verità, più del ’77) diritto a divertirsi? Niente, quando si tratta di donne, non valgono più. I vescovi interventisti di una volta, per lo meno, intervenivano, cioè rompevano le scatole al prossimo loro da amare come loro stessi, sempre e comunque e con chiunque. Erano, diciamo, bigotti più seri.

L’organizzatore, Federico Contin, già candidato nella lista Giordani, se l’è cavata cancellando tutto adducendo il maltempo. Non ci crede nessuno, com’è ovvio. D’altronde, meglio piegarsi: non si sa mai che qualche anima, speriamo a questo punto non pia, vada a riprendere in mano i dubbi che Vvox sollevava qualche tempo fa sulla convenzione (pubblicata in esclusiva) proprio per gestire la movida al Piovego. Ma si vede che le sensibilissime tre narici di certa sinistra non si attivano, se non c’è odore di predicozzo moraleggiante. O se al contrario c’è da disturbare il Comune manovratore.

Tags: , , ,

Leggi anche questo