Sesso senza consenso esplicito? Avanti così, e il maschio si estinguerà

La violenza si combatte con l’educazione, con una norma scritta. Altrimenti uno non ci prova più

Il sesso senza consenso esplicito, senza un «sì» forte e chiaro, senza un assenso plateale, sarà stupro. È quanto in sintesi sancisce una nuova legge di prossima introduzione in Spagna, voluta dal governo socialista dopo un caso di stupro di gruppo che ha fatto molto scalpore: quello di 5 uomini, recentemente condannati dalla Corte spagnola della regione di Navarra a 9 anni di prigione per aver abusato sessualmente di una ragazza durante la festa di San Fermin, a Pamplona, nel luglio 2016, ma messi in libertà provvisoria con l’indignazione che si può immaginare.

La nuova legge spagnola, simile a quella in vigore dal primo luglio in Svezia e basata sull’ovvio concetto “il sesso deve essere volontario” secondo il governo, nasce dunque come risposta a una rabbia collettiva. E già qui, secondo me, partiamo male: le leggi non possono avere fondamento demoscopico, né emotivo. Devono nascere da approfondimenti ben più accurati e, soprattutto, devono avere una qualche chance di successo, cosa che temo norme simili non abbiano affatto. Infatti il motivo per cui degli stupri avvengono, o avvengono sempre più spesso, mica è un «sì» implicito o esplicito né un «no» non udito, bensì l’imbarbarimento diffuso.

Ma l’imbarbarimento lo puoi contrastare in un solo modo: educando le giovani generazioni. Formandole. Contrastando la diffusione di una pornografia che – come accertato da una ricerca esposta lo scorso anno al convegno dell’ “American Psychological Association” – una visione sessista della donna la favorisce, eccome. Richiamando dunque tutti a valori alti. Promuovendo un’idea di sessualità che non si arresti all’apologia della contraccezione – risposta semplicissima a problemi stra-complessi -, ma capace di andare oltre. Lo so, tutte cose difficili da fare e che soprattutto non può fare lo Stato, se non marginalmente. Infatti. E’ proprio questo il punto: non possiamo chiedere né a giudici, né politici di riordinare una società disordinata. Non è compito loro ma, semmai, anche loro. Significa che tutti dobbiamo metterci del nostro. Ed è giusto farlo, sì, senza però da un lato addebitare all’autorità statale compiti che non le spettano e, dall’altro, esagerare con tirate moraleggianti che ultimamente fanno davvero cascare le braccia per non dire, ecco, ci siamo capiti.

Sì, perché dalla Fifa che chiede di non inquadrare più le belle tifose che altrimenti partono gli ormoni, fino alla richiesta di «sì» prima di un rapporto sessuale – un «sì» che tra poco toccherà registrare davanti al notaio, in presenza di testimoni -, a me pare che si stia perdendo il senso della misura, virando così verso quella che Robert Hughes denunciava come «una nuova ortodossia del femminismo», che propende deliberatamente a ritenere che «il sesso tra uomini e donne» sia «sempre violenza carnale». Emblematiche, a questo proposito, le parole della femminista radicale Andrea Dworkin, la quale ebbe ad affermare: «fisicamente la donna durante il rapporto è uno spazio invaso, un vero e proprio territorio occupato, in senso letterale; occupato anche se non c’ è stata resistenza, anche se la donna occupata dice: «sì, ti prego, sì, ancora, ancora!». Neppure un consenso esplicito, anzi neppure una richiesta esplicita, se si va avanti così, potrebbe dunque bastare. E per quanto la condanna dello stupro rimanga cosa doverosa – ci mancherebbe! -, il rischio è dunque che si consideri un pericoloso sospetto il maschio che ci prova. Che, banalmente, fa il maschio.

Esageri, suvvia, ma che diamine dici: già immagino le obiezioni a questa mia cupa profezia. Epperò il trend è chiaro: messa al bando la figura del padre, ora nel mirino c’è quella dell’uomo eterosessuale. Un soggetto colpevole a prescindere, per il solo fatto di esistere. Un potenziale stupratore, per il solo fatto di amare le donne. Un animale da civilizzare per il solo essere fieramente maschio. Ridete, ridete pure. Ma qui finirò, finiremo come i Panda: cacciati, decimati, quasi estinti.

(ph: https://it.wikipedia.org)

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