Mr Diesel, come quando (e con quanti schei) tornerà grande il Vicenza?

Dopo 50 giorni dall’acquisto, Renzo Rosso non si è ancora visto in città. I tifosi aspettano con fiducia (ma non tutti)

Sono trascorsi cinquanta giorni dal 31 maggio, lo storico giovedì in cui Renzo Rosso si è aggiudicato il ramo d’azienda del fallito Vicenza Calcio, messo all’asta dal Tribunale. L’arrivo di mr Diesel in soccorso del club biancorosso era già noto da tre settimane, lo aveva annunciato lui stesso il 12 maggio in una intervista esclusiva al direttore del Giornale di Vicenza. Il 18 giugno un comunicato di OTB, la holding di Rosso, informava che era avvenuto il rogito della cessione e annunciava che il nuovo nome che avrebbe assunto il Bassano Virtus sarebbe stato L.R. Vicenza Virtus. Il 5 luglio la Federazione approvava la variazione. La stessa FIGC, nel comunicato ufficiale n. 75 del 21 giugno, aveva deliberato di «revocare l’affiliazione alla fallita società Vicenza Calcio S.p.A.».

In un mese e mezzo è cambiato tutto nel calcio professionistico vicentino. Dopo 115 anni è sparito il Vicenza Calcio, erede della ACVi e della s.s. Lanerossi Vicenza, per un ventennio «Nobile Provinciale», vicecampione d’Italia nel 1978, vincitore della Coppa Italia nel 1997, club che ha dato al calcio italiano due Palloni d’oro, Paolo Rossi e Robi Baggio.

Al suo posto è arrivata nel capoluogo una società della provincia, il Bassano, che nello scorso campionato giocava nello stesso girone in Serie C. È successo quello che auspicavano tutti i tifosi biancorossi nei lunghi anni della decadenza e del fallimento: «perché non lo compra Rosso, il Vicenza?». E tutti, noi giornalisti per primi, rispondevamo che per Rosso il calcio era un hobby o al massimo un investimento sociale, che se avesse voluto arrivare al grande calcio lo avrebbe fatto con il suo Bassano o magari prendendo il Milan, insomma che era il primo degli esclusi fra i nomi dell’imprenditoria locale considerati all’altezza di acquistare il Vicenza.

Per fortuna invece lo ha fatto lui, RR, al termine di un’operazione avviata già in marzo, condotta con perizia e un po’ di cinismo e conclusa in pochi giorni depositando in cancelleria della Sezione Fallimenti un assegno circolare di un milione e centomila euro. Mettendoci i soldi insomma, l’unica cosa che non hanno fatto Boréas, Sanfilippo e le altri sedicenti cordate, più a caccia di pubblicità che delle azioni del Vicenza.

Un po’ di cinismo, abbiamo detto. Perché, questo è indiscutibile, nei fatti così il Vicenza ha cessato di esistere. Rosso avrebbe potuto acquistarne il titolo sportivo e rinunciare a quello del Bassano, ma sarebbe costato un po’ di più, neanche tanto a dire il vero. Ha optato per il ramo d’azienda, che significa una serie di beni del club che rappresentano la sua storia ma non ne trasmettono la continuità.

Davanti a questa scelta i tifosi si sono divisi in due fazioni: i puristi, che non hanno mandato giù il decesso della Nobile, e i realisti, che hanno capito che, senza mr Diesel, a Vicenza sarebbero rimaste solo squadre di dilettanti e che ben presto il blasone biancorosso fagociterà Virtus e Bassano. Com’è successo in tante piazze, in cui le società nate dopo i fallimenti di quelle storiche ne sono diventate tout court le eredi virtuali, senza tanti distinguo.

C’è però una perplessità su cui i tifosi non hanno tutti i torti: Renzo Rosso a Vicenza non s’è ancora fatto vedere ed è francamente un po’ inconsueto questo assenteismo soprattutto nel mondo del calcio in cui l’apparenza conta molto di più della sostanza. Qualcuno ha scritto sui social che, insomma, il non essersi ancora appalesato si potrebbe anche intendere come una mancanza di riguardo verso la città e il pubblico.

La strategia di comunicazione di RR in effetti è piuttosto atipica: finora hanno parlato tutti (il figlio presidente del club, il nuovo dg Paolo Bedin, il vecchio ds Werner Seeber, il confermato allenatore Giovanni Colella) ma non lui, l’artefice del progetto. Di cui conosciamo, è vero, le linee generali ma non gli obbiettivi, le tempistiche, le risorse a disposizione. Il piano è molto interessante, soprattutto dove prospetta la nascita di un «club del territorio», cioè di tutta la provincia vicentina (che è sempre stata il bacino d’utenza del Lane, a dire il vero), e in cui sarà centrale il Settore Giovanile. Convince meno dove auspica l’aiuto degli imprenditori locali e delle associazioni di categoria: dopo le prove date da questi nei mesi pre e post fallimentari, questa sembra una pia illusione.

Però, mr Diesel, sarebbe proprio ora ormai che ci facesse sapere come, quando e con quanti schei riporterà nel calcio che conta il Vicenza (Virtus), trasformerà il Menti in uno stadio moderno e farà tornare a sognare la città di Vicenza.

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