Edda e Villa Traverso Pedrina, i fasti di un passato che ritorna

Intervista alla manager di un’antica dimora oggi aperta al pubblico per cerimonie e brevi soggiorni

[Contenuto commerciale]

Intrisa di misteri e leggende, Villa Traverso Pedrina è una dimora che, in alcuni blocchi ancora esistenti, ci riporta ai fasti del XV° secolo. Sorge ai piedi del colle Monticello e fu terminata nel ‘700 per volere di un nobile patrizio veneziano che ne fece residenza di caccia, come era in uso nel periodo della Serenissima. La villa fu in origine della famiglia Traverso che si trasferì dal castello di Barbarano per controllare e difendere le proprietà di cui vantava i diritti feudali.

Sebbene le fonti siano avare, da un incartamento si evince che vi sia stata una rete di cunicoli da cui si snodavano concentricamente camminamenti che collegavano le altre ville e alcuni edifici del tempo. Uno schema di accentramento che suggerisce il bisogno di difesa da eventuali attacchi esterni. Tutto fa pensare che i monaci benedettini del XV° secolo ne furono gli artefici, non foss’altro per permettere agli stessi di muoversi indisturbati senza farsi notare.

Le vicissitudini e gli intrighi della famiglia Pedrina, originaria dalla Spagna nel XV° secolo, si susseguono tra lotte intestine parentali e intrecci di famiglie patrizie fino a giungere ai giorni nostri con l’ultima ereditiera: Edda Carmen Pedrina. Una bellissima donna altera, con alle spalle una storia coinvolgente fitta di legami sentimentali sofferti, che rinunciò alla sua carriera di modella con Jean-Charles de Castelbajac per inseguire un amore tormentato, una donna che dalle ceneri intrise di tormenti emotivi ogni volta rinasce. E si risvegliano con lei gli antichi splendori della villa.

Manager, sola al comando di una vasta proprietà oggi aperta al pubblico per cerimonie, eventi e brevi soggiorni. Come fa una donna a gestire tutto questo?
La mia vita è stata una corsa ad ostacoli emotivi. Col retaggio di un passato alquanto difficile mi sono certamente temprata, malgrado ciò, se qualcuno pensa sia stato facile, devo deluderlo. Le vicissitudini della mia famiglia sono grondanti di guerre fra zii e parenti, di periodi opulenti e altri indigenti, di lutti devastanti e rinascite. Tutto questo mi ha segnata nell’animo e ha contribuito, nel bene e nel male, alla mia educazione, al mio sentire, alla mia consapevolezza. Mio padre era un uomo di grandi ideali, come il nonno Luigi che acquistò questa dimora per allontanarsi dalla casa paterna, poco distante da qui. Alla sua dipartita ci fu un periodo oscuro in famiglia per l’eredità, per le scelte sbagliate di uno zio. Avevo solo 19 anni quando mancò anche mio padre e per me fu distruggente. Ereditai questa villa troppo giovane, per anni vissi nella speranza che un altro uomo mi aiutasse a prendere delle decisioni. Poi conobbi un giovane magistrato, in lui vidi la forza e la determinazione di mio padre. Dal nostro amore nacque mia figlia EmmaVita, purtroppo dopo 16 anni la nostra relazione finì. Decisi allora, più matura e con più esperienza, di trasformare la casa di famiglia in una dimora per ospiti. I fasti di un tempo remoto sono rifioriti, oggi Villa Traveso Pedrina è frequentata da turisti stranieri, scelta dagli sposi per coronare il loro sogno ed è cornice per eventi di altissimo livello. Lo chef della Villa, Italo Cristofani, dal curricula internazionale, si è innamorato del posto ed è restato. La sua è una cucina ricercata, con un’attenzione alle tradizioni, alle cotture e alle materie prime e questo a me piace.

Torniamo alla dimora. Suo nonno l’acquistò in cambio di legna, è corretto?
Sì certo, mio nonno Luigi Pedrina acquistò la Villa dalla contessa Alba Mantovani, figlia della nobildonna Matilde Badoer e madre di Dino Buzzati, il famoso scrittore bellunese. La legna fu il mezzo di pagamento, forse al tempo non era inusuale questo tipo di trattativa. La nonna paterna, Edda Pedrina, sorprendentemente, sposando un Traverso ritornò nella casa appartenuta ai suoi avi. E’ ancora visibile la scritta Maltraverso che con le diverse trascrizioni perse il suffisso Mal e rimase Traverso. In famiglia si sono tramandati aneddoti emozionanti come quando lo zio raccontava degli incontri con Toscanini per via della moglie, un’arpista del Maestro a lui molto cara. Stiamo raccogliendo documentazioni, episodi e racconti per un libro, la storia della mia famiglia è un patrimonio di arte, cultura e fascino di un periodo storico che appartiene a Barbarano e all’intera comunità.

Come ha deciso di dare alla villa una veste nuova che interseca i meraviglioso ‘700 con il gusto odierno?
Fu un decoratore toscano, Andrea Burroni, a propormi di riportare la villa agli splendori del passato, perché nel tempo la villa aveva perso i colori originali. La vena artistica di Burroni ha incontrato il mio desiderio di mantenere l’assetto storico esternamente creando la gioia del colore nelle sue stanze. Le dependance hanno per esempio una loro identità: c’è la casa rossa, quella arancio, una lilla e l’ultima azzurra. Emanano un’energia immensa. Sono pervasa da fonti di luce positiva, quasi il passato abbia fatto pace con il presente e le anime di chi l’ha vissuta siano ora i custodi della rinascita.

Si sposa molto con la sua vena artistica, pochi sanno che Lei è anche una scrittrice.
Scrittrice magari è troppo, ho pubblicato un libro di poesie. Vede, quando ero un’adolescente mi rifugiavo nella scrittura per evadere dal clima difficile che respiravo in famiglia. Leggere e scrivere sono state la mia salvezza moltissime volte. Quando morì mio padre per un intero inverno non volli vedere nessuno e in questa stanza, davanti al caminetto, ho letto 90 libri in un solo inverno. Ho ricordi contrastanti e per molti versi devastanti della mia infanzia, mi hanno certamente forgiata, eppure le emozioni e i sentimenti, quelli che muovono la ragione e la mente, spesso sono stati i miei peggiori nemici.

Villa Traverso Pedrina è tutta al femminile, qui vivono tre generazioni.
Sì, paradossale non trova? Mia mamma Candia, mia figlia EmmaVita ed io. Siamo tre donne forti ed ognuna di noi è parte del puzzle. Pensi che la mamma, friulana doc, proveniva da una famiglia borghese, quando venne in Barbarano e sposò mio padre si trovò catapultata da una città come Udine all’ aperta campagna. Fu la prima ad entrare in un bar, sedersi, ordinare un caffè e fumarsi una sigaretta. Al tempo era un atteggiamento inaccettabile per una donna, era già avanti e delle regole di un paesino sito alla fine del mondo non le importava. EmmaVita è una figlia meravigliosa, seguirà la sua strada, ma è parte attiva dell’azienda. Di me sa già molte cose.

Come passa le sue giornate quando non è impegnata con eventi o ospiti?
Sono una donna con pochissimi amici, Koren Mor, un architetto israeliano che ha fatto la sua tesi di laurea proprio sulla Villa, è il mio confidente e amico vero. Dedico il mio tempo libero a persone che amo nel profondo, preferisco la qualità alla quantità e ne sono convinta, mi arricchisce di più come donna. Mi concedo del relax al ristorante Aqua Crua di Barbarano guidato dallo chef stellato Giuliano Baldessari, il suo cibo è fonte di energia e quando sono da lui mi rilasso e mi godo qualche ora tutta per me. Il tempo che rimane lo dedico a me stessa cercando di coccolarmi tra letture e cene intime con amici.

Per quale motivo si considera una sopravvissuta?
Perché sono una donna che ha saputo arrampicarsi su un monte scosceso pieno di insidie e difficoltà riuscendo ad arrivare alla vetta senza alcun aiuto. Le persone credono che possedere una dimora come questa sia sinonimo di opulenza, non sanno quante difficoltà ogni giorno bisogna affrontare. Mi sento come quelle donne che sanno di essere forti e fragili, spesso gioiose e qualche volta tristi, svincolate dai canoni imposti che qualcuno ha scelto per loro. Libere di sognare ed essere finalmente uniche.