Pfas, Consiglio Veneto approva risoluzione: «Giunta coordini bonifica Miteni» [Video]

Il Consiglio regionale del Veneto ha votato e approvato all’unanimità la risoluzione unitaria “Inquinamento da sostanza perfluoroalchiliche in Veneto, contaminazione da Pfas della popolazione, esposizione occupazionale e contaminazione dei lavoratori di Miteni S.p.A.  Con questo documento la giunta regionale si impegna «ad assumere il ruolo di coordinamento nel completamento dell’indagine per la caratterizzazione e la bonifica del sito industriale della azienda Miteni SpA di Trissino (Vi), valutando l’ipotesi di chiusura del sito e fissando un preciso cronoprogramma da rendere pubblico» e chiede di «garantire le risorse necessarie all’azione del Commissario straordinario e della Società Veneto Acque s.p.a. per la realizzazione della nuova rete di acquedotti che garantisca l’approvvigionamento alternativo di acqua destinata al consumo umano nelle aree attualmente fornite dalle reti acquedottistiche contaminate, prevedendo il collegamento al sistema idrico integrato di quelle abitazioni ancora non allacciate al sistema acquedottistico e i cui pozzi privati presentano valori superiori ai limiti cautelativi fissati dal Veneto».

Per quanto riguarda la cosiddetta “Zona Rossa“, nel documento si parla di un suo ampliamento e di definire «le strategie per la presa in carico dei soggetti esposti ai Pfas anche attraverso percorsi sperimentali coordinati con l’Istituto Superiore di Sanità; ad aggiornare costantemente i medici di base, includendoli nella gestione del Piano di sorveglianza sanitaria, e procedere con la stesura e la distribuzione in tutta la zona colpita dalla contaminazione di un vademecum informativo regionale che svolga azione di informazione e prevenzione a favore dei cittadini delle aree colpite». Il dispositivo inoltre prevede che la giunta regionale si attivi «affinché siano celermente poste in essere le attività necessarie per salvaguardale la salute e il diritto sociale al lavoro dei lavoratori dell’impianto Miteni di Trissino (Vi), a procedere con sollecitudine ed attenzione particolare alla sorveglianza sanitaria e screening della categoria sociale maggiormente esposta, rappresentata dai lavoratori occupati presso Miteni, come disposto dalla delibera regionale n. 1191 del 1 agosto 2017, ad assicurare, attraverso la vigilanza sanitaria dello Spisal, la verifica delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per i lavoratori occupati presso Miteni s.p.a. ed a promuovere iniziative a garanzia della stabilità occupazionale e di conservazione del trattamento economico e di lavoro per i lavoratori occupati presso Miteni s.p.a.; a promuovere un confronto con l’attuale Governo per ottenere ulteriori stanziamenti di risorse economiche per le nuove azioni che si renderanno necessarie; a predisporre un report semestrale della spesa pubblica sostenuta dallo Stato, dalla Regione e dagli Enti Gestori; a individuare preventivamente le azioni legali più opportune per l’ottenimento di risarcimenti in caso di fallimento dell’azienda Miteni SpA; a dare conto con periodicità semestrale al Consiglio regionale sullo stato di attuazione dei presenti impegni ed indirizzi».

«La Regione Veneto – commenta l’assessore all’ambiente Bottacin, ha utilizzato lo strumento dell’Autorizzazione integrata ambientale per porre dei limiti, assenti a livello statale, sugli scarichi industriali. Ciò ha sottoposto la Regione a numerosi ricorsi (sempre onerosi, uno addirittura per 98 milioni di euro),  proprio in virtù del fatto che non esistono limiti di legge. Inoltre, la Regione ha stabilito il “limite zero” per gli acquedotti della zona rossa e ha imposto a tutti i gestori del servizio idrico integrato di attrezzarsi per la predisposizione del filtraggio di tutta l’acqua del Veneto a scopo preventivo. Pur essendo competenza per legge del Comune, abbiamo inoltre – aggiunge Bottacin – creato un Comitato tecnico con Comune  e Provincia per la messa in sicurezza e bonifica del sito Miteni, a cui avevamo invitato anche il Ministero, anche se quest’ultimo ha tuttavia deciso di non partecipare a tale comitato».

«Altro che Regione immobile – conclude Bottacin –. Il Veneto, con il suo attivismo, ha sostituito anche l’inerzia altrui. A fronte di tanto impegno c’è l’amarezza per gli attacchi subiti, le accuse infondate, le minacce e gli esposti ricevuti. Sono stato oggetto di ben 34 ricorsi, magari tra loro opposti, per eccesso di potere o per inadempienza, ma non mi sono mai demoralizzato. I fatti, riepilogati nella relazione conclusiva della commissione, dimostrano che strumentalizzare politicamente una questione che riguarda la salute dei cittadini sia sempre un errore. La brutta vicenda dei Pfas dimostra che il Veneto sul tema della prevenzione ambientale è diventato un modello nazionale, a cui si guarda anche da oltre frontiera».

«E’ un lavoro importante che resterà negli annali del Consiglio regionale, una base conoscitiva da cui avere tutte le informazioni necessarie per le azioni da mettere in atto per contrastare questo grave fenomeno di inquinamento», lo ha affermato a margine dell’assemblea del consiglio regionale del Veneto Manuel Brusco (M5S) presidente della commissione d’inchiesta sui Pfas, soddisfatto anche del lavoro di mediazione messo in atto per unificare il documento finale: «Il fatto di aver votato all’unanimità un’unica risoluzione è servito a comunicare l’unità di intenti della politica verso questo problema epocale!», ha concluso Brusco nell’intervista video che riportiamo.

INTERVISTA VIDEO A MANUEL BRUSCO

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