«In Adriatico tra 10 anni nuoteremo su plastica e rifiuti»

riconoscimento al capitano di peschereccio da Legambiente

«Tra 10 anni, se andiamo avanti di questo passo scaricando spazzatura nei fiumi e in mare, nell’Alto Adriatico navigheremo e nuoteremo in un un mare di plastica e di rifiuti galleggianti e sarà impossibile pescare. Bisogna invertire bruscamente la rotta e lo dico alle autorità, noi sul mare ci viviamo e il mare non è una discarica». Lo ha affermato in municipio a Chioggia il pescatore (e capitano di peschereccio) Giorgio Fabris. Presenti il Sindaco Alessandro Ferro, l’assessore all’ambiente della Regione del Veneto Giampaolo Bottaccin, il comandante della Capitaneria di Porto di Chioggia Giuseppe Chiarelli, il presidente veneto di Legambiente Luigi Lazzaro e la portavoce di Goletta Verde Katiuscia Eroe.

Fabris che collabora attivamente con i ricercatori dell’ISPRA (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e con Legambiente, ha ricevuto un riconoscimento che gli è stato consegnato in Comune il 9 agosto scorso: un “ringraziamento speciale … per l’impegno profuso nella pulizia del mare attraverso il suo lavoro“.
Il capitano Fabris racconta che nelle reti dei pescherecci che praticano lo “strascico” (come il suo) e che coprono 60 chilometri al giorno al largo delle coste veneto-romagnole, si trova di tutto: tanta tantissima plastica, copertoni di auto, elettrodomestici, biciclette, ciclomotori … mobili, divani … insomma di tutto.

«Fino a qualche anno fa quando gli oggetti estranei al pesce erano pochi – afferma Giorgio Fabris – ributtavamo tutto a mare. E oggi altri pescherecci lo fanno ancora. Chi lavora da me è tenuto ad un lavoro in più: stoccare i rifiuti sul ponte dentro a sacchi neri!»

I rifiuti, che vengono differenziati (si tratta soprattutto di plastica, polistiroli e gomma sintetica, ndr), sono raccolti in cassoni sulle banchine del porto, appositamente predisposti dalle autorità portuali e locali su proposta dell’ISPRA.
«Negli ultimi 10 anni la situazione è peggiorata – sottolinea Fabris – prima i rifiuti che trovavamo nelle reti erano sporadici, oggi siamo sicuri che in certi luoghi troviamo tanto pesce quanta plastica».
Il lavoro di denuncia di Legambiente e di Goletta Verde (anche con l’ultima campagna #usaegettanograzie) ha stimolato in questi anni un lavoro che ha preso il via all’ISPRA per combattere il “marine litter” nei mari italiani: è attivo un progetto che coinvolge nove porti fra cui Chioggia per praticare il “Fishing for litter”.

In Adriatico, dalla relazione del ricercatore Tommaso Fortibuoni (Ispra) sui fondali si trovano in media 500 rifiuti ogni chilometro quadrato: di questi il 90% è plastica e il 75% circa sono proprio oggetti monouso di plastica. «Nell’area di Chioggia – afferma Fortibuoni – un rifiuto ricorrente sono le retine (calze) per contenere i mitili: in questo caso bisognerebbe aprire un dialogo con le aziende che commercializzano il prodotto ittico e convertire i contenitori con un prodotto biodegradabile».
Ma cosa hanno raccolto i pescatori nei cassoni disposti in 9 porti italiani (tra cui Chioggia)?
«Negli ultimi 6 mesi del progetto si sono raccolte 32 tonnellate di rifiuti – ha affermato la ricercatrice Franca Ronchi (Ispra) – e nei cassoni di Chioggia il 67% è plastica, di cui il 52% sono le retine/calze per la commercializzazione dei mitili e un altro 18% rifiuti della pesca, e il restante 30% altri rifiuti plastici».

I volontari di Legambiente e i ricercatori dell’Ispra hanno lanciato un messaggio dal Municipio della piccola Venezia accolto sia dal Sindaco sia dall’assessore della Regione: «ora i pescatori fanno tutto ciò gratuitamente – hanno detto gli esperti – ma per praticare sistematicamente la raccolta di rifiuti in mare bisognerebbe riuscire a trovare fondi per incentivare questo lavoro aggiuntivo». E si pensa a fondi dell’Unione Europea.
Una conferma della validità della proposta viene proprio da Giorgio Fabris: «alcuni uomini che erano imbarcati con me, per questo impegno ulteriore che chiedevo, si sono licenziati ed hanno preferito essere ingaggiati in altre barche che non praticano la raccolta rifiuti perché non è nel contratto di lavoro».