Attentato contro Lega, Pap: «anarchici? Solo poveri stupidi»

L’attentato nella sede della Lega di Villorba (Treviso) avvenuto a Ferragosto è stato rivendicato da una cellula anarco-insurrezionalista come azione antirazzista. Realtà dalla sigla misteriosa: Cellula Haris Hatzmihelakis/internazionale nera.

Un messaggio di piena e totale condanna per l’accaduto e di solidarietà alla parte politica colpita, viene da tutto l’arco costituzionale. Anche dalla Sinistra e dal Sindacato che spesso e volentieri hanno posizioni antitetiche a quelle del partito del Minsitro dell’Interno Salvini, per esempio in materia di accoglienza dei migranti: sia dalla Cgil e sia da esponenti di Liberi ed Uguali, di Sinistra veneta e di Potere al Popolo.

Sono compagni che sbagliano? «Assolutamente no. Non fanno parte della nostra tradizione democratica e costituzionale: è impossibile definirli nostri “compagni”. Poi utilizzano la violenza, e questa condizione non ci appartiene», afferma Filippo Albertin, già candidato a sindaco di Vicenza e componente dell’assemblea regionale di Potere al Popolo.
«Dai media sappiamo che sono cellule anarchiche: probabilmente sono persone che dal punto di vista politico sono toccate da determinate posizioni politiche, ma non avendo strumenti raffinati per controbattere – spiega Albertin – si limitano ad utilizzare dei mezzi spiccioli da guerriglia urbana. Sono poveri stupidi che non sanno cosa sia la vera politica».
«Sono azioni (l’attentato, ndr) che fanno male alla politica e al confronto democratico – prosegue l’esponente di Potere al Popolo – fanno pensare che l’attività politica possa essere fatta di violenza, cosa che non è. Questa gente getta fango sulla Costituzione».

«Esprimiamo la solidarietà ai vertici della Lega ed a tutti gli aderenti a quel movimento. E’ un gesto  che condanniamo, lontano dalla cultura democratica repubblicana e che crediamo debba far riflettere tutti», dichiarano Michele Seno coordinatore trevigiano di MDP verso LEU e Piero Ruzzante, consigliere regionale.
«Le battaglie politiche – scrivono in una nota i due esponenti politici – si combattono nelle sedi previste dalla Costituzione e col voto democratico dei cittadini».
«Da sempre chi mette le bombe non appartiene alla storia della sinistra. Le bombe hanno sempre e solo un segno politico: quello della stupidità».

E cosa dice un protagonista di battaglie politiche al fulmicotone in Consiglio regionale? Un consigliere che obbligava a passare la notte in aula all’intera assemblea di palazzo Ferro Fini a Venezia?
«Non ho fatto sconti agli avversari politici», afferma Pietrangelo Pettenò, già consigliere regionale e capogruppo di Rifondazione e oggi esponente dell’associazione Sinistra Veneta verso LEU.
«Quando ero convinto di alcune battaglie le ho portate avanti con mezzi democratici fino in fondo, finché reggevo fisicamente. Ripeto con mezzi democratici», sottolinea Pettenò.
«Un margine di dialogo ci deve sempre essere tra fazioni politicamente avverse. La politica è davvero una passione ma deve avere dentro l’elemento civico, il rispetto delle idee altrui e delle persone e della loro vita. Quando si mettono a repentaglio le vite degli altri – conclude Pettenò – non è politica. Da ciò che ho letto questo ordigno poteva far male davvero e spero che gli inquirenti riescano a bloccare questi imbecilli criminali».

Chiudiamo questa carrellata di interventi con il segretario generale della Cgil del Veneto che esprime innanzitutto la condanna ferma e totale «senza se e senza ma» per questo fatto molto grave.
«Non abbiamo ancora dimenticato che solo pochi decenni fa la storia della nostra regione e del Paese è stata segnata da realtà (Autonomia operaia e le BR, ndr) che hanno utilizzato la violenza come strumento e arma di lotta politica», sottolinea Christian Ferrari, segretario generale della Cgil del Veneto. «Questo è l’aspetto più grave della vicenda: il ritorno di un attentato nei confronti di un partito e di una sede politica che rappresenta un contesto in cui si sviluppano iniziative e dialettica democratica».
«Non possiamo accettare che si ritorni ad una stagione in cui la politica si affronta con mezzi di natura violenta, con minacce e bombe – sottolinea Ferrari – … non ha diritto di cittadinanza questo modo di vivere la politica in una Repubblica fondata sul lavoro e la partecipazione democratica. Il confronto politico può essere anche aspro ma deve essere solo una battaglia di idee».
Christian Ferrari conclude invitando tutte le forze politiche e democratiche a riflettere e a vigilare.

 

 

 

 

 

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