Che vergogna, vescovi: solo diocesi Padova e Vicenza trasparenti

L’appello: tutti rendano pubblici e consultabili i bilanci. Come insegnava san Rosmini

Come è noto, le diocesi italiane sono duecentoventisei. Fossero almeno trasparenti! Invece solo una ha reso pubblico, e consultabile on line, il proprio bilancio finanziario: vale a dire la diocesi di Padova, governata da mons. Claudio Cipolla il quale, nell’ottobre del 2017, ha così presentato il rendiconto finanziario: «È faticoso e impegnativo ma dobbiamo continuare su questa strada! Strada di trasparenza e di esposizione del nostro lavoro.  In questo campo – dell’amministrazione dei beni – dobbiamo mettere il meglio di noi stessi perché è uno degli spazi privilegiati di incontro con la società; è luogo di annuncio e di verifica della nostra credibilità. Non credo di esagerare nell’affermare che la credibilità della Chiesa nel testimoniare e vivere il Vangelo, emerge soprattutto da come gestisce i propri beni. L’essere credibili e affidabili non è, infatti, questione di immagine, ma riguarda la profondità del nostro essere. Per questo siamo contenti di far vedere come usiamo le risorse che ci sono state affidate nel corso dei secoli e ancora oggi».

Sono parole che richiamano da vicino l’antico e attualissimo ammonimento del santo abate Antonio Rosmini, che a Padova studiò e si formò: «Sarebbe alla Chiesa d’incredibile giovamento che di tutti i beni posseduti da lei  si pubblicasse un annuale rendiconto, sicché apparisse a tutto il mondo il ricevuto e lo speso con una estrema chiarezza, sicché l’opinione dei fedeli di Dio potesse apporre una sanzione di pubblica stima o di biasimo all’impiego di tali rendite.  Oh quanto ciò non concilierebbe a lei gli animi de’ fedeli!».

L’altra diocesi italiana che ha reso pubblico il proprio bilancio,  senza però renderlo consultabile on line,  è quella di Vicenza, sempre un po’ circospetta. I relativi uffici diocesani assicurano che il prossimo rendiconto uscirà in ottobre e che, per quanto riguarda Padova, esso sarà ancora più chiaro e leggibile. Nella  città del Santo, infatti, sembrano veramente contenti di informare al meglio sulla gestione dei beni ricevuti dalla secolare pietà del popolo di Dio.

Tuttavia, due diocesi su duecentoventisei sono un numero scandalosamente basso, sinceramente non più tollerabile. Di qui una proposta semplice, che forse aiuterebbe la Chiesa universale, cattolica, a scuotersi e ad uscire anche dal sudiciume pedopornografico che la sta ammorbando: i (troppi) vescovi che sono in Italia si impegnino a rendere pubblici, nello stesso giorno di ogni anno, i bilanci delle proprie diocesi. Anche questa è pulizia, è credibilità, è testimonianza autentica. Lo facciano lietamente, serenamente, rosminianamente. E lo facciano subito, per favore.

(ph: youtube Diocesi Padova)