«Ponte di Bassano, quel progetto è uno sfregio al Palladio» [VIDEO]

«Il progetto dell’ingegner Modena è futuristico, ardito e irrealizzabile, per questo i lavori di restauro del Ponte Vecchio sono bloccati. L’azienda non ha colpe. Qui si è voluto fare meglio del Palladio, in spregio del grande genio dell’architettura del ‘500». Lo afferma Giuseppe Rosato, portavoce di “Bassano senza censura”, la pagina Facebook del bassanese che raccoglie ogni giorno lamentele dei cittadini, quasi fosse una sorta di “Striscia la Notizia” locale.

Rosato è geometra di professione e fa parte assieme ad altri professionisti del settore edile bassanesi (ingegneri, architetti, geometri, urbanisti …) di un gruppo civico, trasfersale alla politica tradizionale, che sta criticando nel merito il restauro del ponte iniziato sotto una cattiva stella. Era la fine dell’autunno del 2015 e trovati i fondi (3 milioni di euro dal Mibact con Art Bonus, 1 milione dalla Cariverona, 1 milione dalla Regione, 700 mila euro da fondi europei regionali) si lanciò la gara d’appalto per l’esecuzione dei lavori del progetto dell’ingegnere e professore universitario di Padova Claudio Modena.

Si voleva partire con i lavori per curare l’illustre malato (il ponte degli Alpini) nel primi mesi del 2016 e completare il tutto entro ottobre 2018. Ma nel frattempo, subito dopo l’aggiudicazione della gara, la Nico Vardanega (risultata azienda vincitrice) è stata esclusa per non aver fornito nel giro di una settimana un certificato di una ditta subappaltatrice di Aversa specializzata in lavori fluviali, ed è subentrata la seconda classificata ovvero la Inco di Pergine. E dopo tre gradi di giudizio ritornò in pista nell’estate del 2016 la stessa Vardanega; che nel maggio scorso è stata nuovamente esclusa (definitivamente dopo aver perso il ricorso in tribunale) per inadempienze rispetto al capitolato d’appalto.

Nelle prossime ore o giorni, la città di Bassano attende dal sindaco di centrosinistra Riccardo Poletto di sapere se l’azienda Inco di Pergine Valsugana (Trento) subentrerà o no alla Nico Vardanega Srl di Possagno (Treviso): l’amministrazione infatti ha deliberato a luglio il subentro, ma l’azienda aveva un mese per decidere (escluse le ferie agostane). «Dopo aver visto cosa è successo con la Vardanega – afferma il portavoce di BSC – e preso visione del progetto, temiamo che tutte le aziende che sono state ammesse alla graduatoria rinuncino una dopo l’altra in attesa di un nuovo bando su un nuovo progetto».

Come mai questo pessimismo?
Semplicemente perché il progetto stravolge la funzionalità cinquecentesca del ponte: invece di poggiare su 4 stilate (le “pinne” del ponte in acqua) e 2 appoggi (ai lati sulle sponde), suddividendo così i carichi, il progetto rende inutili i quattro elementi centrali e fa lavorare staticamente solo gli appoggi laterali. Una situazione difficile da gestire in un contesto storico rinascimentale e che ha preoccupato sin dall’inizio i proprietari sul lato Est (Nardini, ndr) che hanno chiesto una perizia statica a marzo 2016, ma l’incarico comunale è arrivato nella primavera del 2018, qualche mese prima dell’esclusione di Vardanega.

Un po’ tardino: ecco perché della querelle sui lavori che non proseguivano …
Esatto. La Vardanega ha potuto lavorare solo sulle prime due stilate verso Est, costruendo e disfacendo a ogni stagione le “ture” (ovvero le penisole per proteggere e raggiungere il cantiere). Costruzioni che tra l’altro hanno peggiorato i mali del manufatto stringendo il Brenta e rendendolo più aggressivo. Quindi l’inadempienza della Vardanega è come minimo dubbia perché ha eseguito il progetto dove si poteva ed ha atteso la perizia chiesta dai proprietari del lato Est.

A questo punto vien da pensare che vi siano responsabilità amministrativo-politiche della maggioranza al governo della città, o no?
Certo: l’amministrazione di centrosinistra di Bassano in carica avrebbe dovuto lasciare il passo nell’ottobre del 2016 quando l’opposizione in consiglio comunale ne chiese le dimissioni. Poletto si sarebbe salvato. Poi tutto è andato di male in peggio: e tutto per non aver semplicemente restaurato il ponte con materiali tradizionali e secondo il progetto del Palladio.

 

ph: Francesco Brasco per vvox.it