Autostrade Spa, manutenzione? Ci pensa Costa: «Genova, crollo imprevedibile»

Presidente di Spea, controllata del gruppo per sorvegliare le infrastrutture, è l’ex numero uno del Porto di Venezia. Ed ex ministro prodiano dell’era delle privatizzazioni

Ma dov’era finito Paolo Costa, non più presidente dell’Autorità portuale di Venezia (e già sindaco del capoluogo veneto, ex ministro dei lavori pubblici nel governo Prodi, fu commissario sul Dal Molin eccetera eccetera eccetera)? Uno non fa in tempo a distrarsi un attimo che ti rifà capolino da una poltrona, ed eccolo infatti comparire nel caso del ponte di Genova: è lui, l’inossidabile storico esponente del centrosinistra veneto, a presiedere la Spea Engineering, la società controllata dal gruppo Autostrade-Atlantia addetta alla manutenzione e sorveglianza. L’altro ieri la Guardia di Finanza ha fatto una visitina alla sede milanese, acquisendo le memorie di computer e cellulari di vari manager e mettendo gli occhi sui rapporti trimestrali inviati al Ministero delle Infrastrutture. Costa, non indagato, sembra quasi ostentare indifferenza: «Io ero a Venezia e non ho visto finanzieri ma so che sono andati nelle nostre sedi» (Corriere della Sera di oggi).

Quando faceva parte del governo di Romano Prodi, nel 1997-98, Costa fu assieme al ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, il responsabile politico delle privatizzazioni, con la direttiva che porta il nome di entrambi. Nel 2011, è chiamato da Autostrade, cioè dai Benetton, alla presidenza di Spea. Per carità, sostiene l’interessato sempre al Corriere, erano passati così tanti anni annorum, che il legame fra i due fatti è flebile, praticamente evanescente: «io ho iniziato a lavorare per Spea 14 anni dopo il mandato governativo. Non vorrei sembrare presuntuoso ma credo che mi abbiano scelto per la professionalità». Certamente, e chi ne dubitava?

Ma il top lo raggiunge, il presidente di Spea (azienda sotto indagine per il crollo di un altro ponte sull’A14 in cui persero la vita due persone nel marzo 2017) allorchè mette in chiaro, e sia chiaro senz’ombra di tema, che il ponte di Genova «era sorvegliatissimo: i protocolli sono stati sempre rispettati. Si facevano dei rapporti trimestrali e non sono mai emerse situazioni di pericolo. È successo qualcosa di totalmente imprevedibile». Capito, signori sospettosi che non vi capacitate di come fra i documenti girati da Autostrade ai tecnici del Provveditorato Liguria a fine 2017 mancasse la relazione del 1981 (del 1981!) in cui il progettista Riccardo Morandi segnalava di già rischi di corrosione del cemento? Cosa volete da noi, se quei 43 morti hanno subìto l’Imponderabile, l’Inavvertibile, il fatale e rio Destino? Una tragedia per la quale «pensi», confida Costa all’intervistatore, «quando è crollato ho visto i nostri ingegneri piangere, una cosa che mi ha molto impressionato». Anche gli ingegneri piangono. Costa, non si sa.