Genova e la peste, Palumbo cronista della storia italiana

Nel suo primo romanzo storico, lo scrittore spezzino racconta il dramma della pestilenza del 1657

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Roberto Palumbo è uno storico spezzino che si pone nei confronti della sua città come uno spettatore attento, il contrario di un turista per caso. L’idea che ispira i suoi corsi, molto seguiti, è che gli studenti debbano conoscere l’origine dei luoghi in cui vivono: «una necessità morale per arrivare alla comprensione della storia di una nazione». Palumbo si laurea in Storia con 110 e lode con la tesi “La strada reale di Levante nel ducato di Genova. 1816 – 1825”, diventato poi il suo primo libro, “La via Aurelia”, dai tempi dei romani ad oggi. Dalle sue ricerche nascono successivamente “La strada dei Giovi e il passo della Bocchetta” e “La strada di Cento Croci“.

Raggiunta la notorietà, gli viene chiesto di raccogliere testimonianze sulla tragica alluvione che colpì le Cinque Terre nel 2011. Il principio ispiratore del corso questa volta è l’impatto umano indagato e reinterpretato dove i protagonisti «sono colpevoli in quanto uomini e innocenti in quanto uomini»: ne nasce “Fango. cronache di un’alluvione”, con cui Palumbo entra nella narrativa.

L’auto-scoperta di Palumbo scrittore di romanzi avviene per caso. Un giorno perso nei suoi pensieri, girovagando tra i banchi di un mercato del libro dell’usato a Genova, si imbatte in un manoscritto firmato dal frate Romano Da Calice, “La grande peste Genova 1656/1657 “. «Venni attratto dall’autore, da come fosse inattaccabile la veridicità del suo racconto. Lo divorai, lo vissi, lo sentii entrare nelle viscere del mio cervello, era scientificamente storico. Il fedele lettore noterà che quando la storia di un libro influenza la vita reale qualcosa di strano deve accadere. Sdraiato in spiaggia, davanti ad un mare calmo, rivissi le ultime trenta pagine lette. Ancora immerso nel ‘600, un’immagine mi comparve nella mente: era un uomo che fuggiva dalla sua città per rifugiarsi a Genova, pochi giorni lo separeranno dallo scoppio della peste. Presi le mie cose e tornai subito a casa, avevo appena immaginato la scena del mio primo romanzo».

Sulla sua tastiera un fragoroso tictactictac, e pochi mesi dopo ecco il suo primo romanzo storico: “1657 l’anno della peste”. Che inizia così: «Addì, 5 giugno 1656, questa Eccellentissima corte del Capitano di Giustizia di Livorno, dichiara l’imputato Piero Argentieri colpevole di aver attentato alla vita di Sua Eccellenza il marchese Jacopo Malaspina e pertanto lo condanna al carcere a vita e alla pena del remo per un periodo non inferiore di dieci anni». La vicenda si concentra sul protagonista Piero Argentieri, accusato ingiustamente di un tentato omicidio, ma che riesce a fuggire dal carcere in maniera fortunosa e arriva a Genova alla vigilia dello scoppio della peste.

Palumbo racconta un fatto di cronaca storica, da rivivere le paure della gente e lo psicodramma collettivo, la devastazione generale e lo sgomento della peste. Un libro da leggere tutto d’un fiato, vero, che inquieta e travolge. “1657 l’anno della peste” è vincitore del Premio Letterario Pegasus Emotion organizzato dalla città di Cattolica ed è in finale per il Premio Internazionale Terre di Liguria. Un ultimo avviso: nel libro si troveranno fonti vere, inediti, frutto di una lunga ricerca storiografica. Un romanzo, quindi, ma soprattutto uno straordinario documento storico. Potete acquistare il libro in Amazon, oppure attraverso la pagina Facebook “1657 l’anno della peste”, dove l’autore è disponibile a esaudire ogni curiosità.