Treviso, Visentin (lista Conte): «signor nessuno Calesso, ridicolo su Salvini»

Il neo-presidente della commissione urbanistica sulle polemiche sul suo passato in Forza Nuova: «non sono fascista, ma nazionalista»

Davide Visentin, classe 1985, ex ras trevigiano di Forza Nuova, da quest’estate è il nuovo presidente della 1a commissione del consiglio comunale di Treviso, dedicata a urbanistica e viabilità. La scelta della maggioranza di centrodestra del neo-sindaco leghista Mario Conte di collocarlo lì, in quanto più votato nella civica del primo cittadino, ha suscitato le proteste del centrosinistra, in quanto la sua origine di estrema destra offenderebbe la medaglia d’oro alla Resistenza che fregia Treviso.

Dunque lei non sarebbe degno di un ruolo istituzionale di spicco. Lei si definisce un fascista? Cos’è il fascismo, per lei?
Non mi definisco un fascista, perchè come ho già più volte detto, nel 2018 non posso definirmi così, il Fascismo è finito più di 70 anni fa. Chi mi addita con questo aggettivo sono quelli di sinistra, che ancora sbandierano l’antifascismo per tenersi aggrappati ad un qualcosa che da loro motivo di esistere ed esprimersi. Io amo la mia città, amo il Veneto ed amo l’Italia, non credo che questo voglia dire essere fascisti, nel modo dispregiativo con cui viene oggi detto.

Sì, ma non svicoli: cosa rappresenta il fascismo per lei?
Per me è un’idea che ovviamente non è possibile applicare ai giorni nostri. E’ morto e sepolto.

Quindi condivide il fascismo come idea, il problema è solo la compatibilità con l’oggi, la fattibilità diciamo?
Ripeto, non sono fascista. Nazionalista sì. Se fossi nato cent’anni fa sarebbe stato sicuramente diverso, ma sono nato nel 1985, e quindi…

Nel 2016 diede le dimissioni in Fn, per poi capeggiare il comitato “Prima i Trevigiani”. Perchè si dimise? Aveva già mire politico-elettorali e quindi era meglio lasciare un partito che da solo non garantisce l’elezione?
Ho lasciato Fn dopo 15 anni di militanza, in cui ho anche ricoperto varie cariche, segretario cittadino prima, provinciale poi, fino ad arrivare al ruolo di coordinatore regionale per il Veneto, che mi ha dato la possibilità di togliermi anche qualche soddisfazione, come 4 consiglieri comunali eletti con il simbolo del movimento. Mi dimisi per la mia voglia di occuparmi ancora di più di temi locali, infatti “Prima i Trevigiani” è un comitato cittadino, non un movimento politico. Fino alla scelta da parte del centrodestra di candidare a sindaco l’amico Mario Conte, ed alla sua richiesta di candidarmi nella sua lista, non c’era alcun interesse da parte mia a riprendere la vita politica. Ma la sua voglia di fare ed il suo provato amore per la città mi hanno convinto a buttarmi nella mischia, con grande soddisfazione per il risultato poi ottenuto, è un onore per me servire i trevigiani.

Quindi appunto si dimise perchè Forza Nuova non permetteva di agire con sbocchi concreti nella sua realtà.
Ai trevigiani non interessano i massimi sistemi. Volevo occuparmi di questioni che riguardano il cittadino della strada. Con me, come lei saprà, è uscita tutta la sezione di Forza Nuova, e con loro e altri abbiamo fondato il comitato “Prima i Trevigiani”, senza guardare ai risultati elettorali nazionali.

Ma a quelli comunali, sì.
Sì, fortunamente Mario è stato scelto come candidato sindaco e mi ha chiesto di far parte della sua squadra.

Finora lei è finito sui giornali o per lo scontro storico con il centro sociale Django e la destinazione dell’ex caserma Piave dove è collocato, oppure, più di recente ancora, per la proposta di abolire la legge Mancino, che secondo il sindaco invece non è una priorità. Sul fronte urbanistico e della mobilità, invece, di cosa si sta occupando, e quali sono le priorità secondo lei?
Ora le commissioni devono ancora riunirsi, inizieremo nelle prime settimane di settembre. Posso dire di aver già provveduto ad inviare a chi di dovere alcune mie idee su lavori ed interventi più o meno “grossi” da svolgere in città, che saranno valutate in base alle priorità ed alla disponibilità di risorse del Comune, tutte richieste che mi sono arrivate dai cittadini. Nei prossimi mesi ed anni del mio impegno come consigliere continuerò ad ascoltare i Cittadini ed a portare le loro istanze alla giunta, come ho sempre fatto d’altronde, anche prima di essere eletto.

A proposito di centri sociali e legge Mancino: lei ha sempre invocato la libertà di espressione, per esempio dopo aver denunciato episodi di intimidazione che avrebbe subito. Non crede tuttavia che, fermo restando che violenza e danneggiamenti sono reati, la libertà sia valida per tutti? Perchè non pensare comunque a dare spazi fisici a tutte le realtà?
Certo, la libertà di espressione deve essere valida per tutti. La libertà di occupare stabili no, sopratutto se occupati per un interesse “personale” e non pubblico. Perchè ora, dopo aver riqualificato la ex caserma Piave (a detta loro) non la ridanno alla cittadinanza? Perchè non accettano di dividerla con altre associazioni? Perchè non si regolarizzano ed iniziano a seguire tutte le normative (igieniche, di sicurezza, haccp, siae, …)? Gli spazi fisici alle realtà che si son sempre dimostrate utili alla comunità, che hanno sempre atteso composte ed in silenzio il loro spazio, verranno trovati e destinati loro. Ecco perchè questi da li devono uscire al più presto.

L’11 dicembre 2017 in un comunicato lei dichiarava: «Treviso non ha, viste le sue dimensioni contenute e vista l’evoluzione del suo tessuto sociale, delle zone dove la criminalità è padrona e dove la vita è impossibile, come purtroppo avviene in altre zone del nostro paese, ma questo non deve incoraggiare perché la sensazione di sicurezza, specie nei quartieri e in alcune parti del centro, è ai minimi storici. I trevigiani che ci contattano, raramente obiettano una paura viscerale, ma troppo spesso una sensazione di disagio e insicurezza che mina la loro qualità della vita». Il suo schieramento pare aver vinto anche e soprattutto sul tema della sicurezza. Ma ci spiega, fatti alla mano, da dove deriva questa “paura viscerale” che, stando anche a quanto ammette lei, sembra irrazionale?
La sensazione di insicurezza che provano i trevigiani è data dal fatto che fino a tre mesi fa, la giunta Manildo li aveva completamente abbandonati a se stessi, loro e tutti i quartieri della città. Non si vedevano controlli, se non per fare multe e quindi cassa, nessun blitz voluto dal sindaco nelle zone calde.

Permetta, ma Manildo, con daspo e ordinanze, a lanciare segnali contro l’insicurezza, ci aveva provato.
Vero, ma lei quanti daspo sono stati emessi? E l’ordinanza anti-alcol in un’area di 200 metri, che bastava aggirare andando a comprare gli alcolici in un supermercato a 230 metri? La percezione restava quella di una giunta Manildo più attenta alle mostre che alla sicurezza. Ora invece, con l’impronta che da subito ha dato il sindaco Conte nei primi mesi, si respira un’aria diversa. La polizia locale controlla le strade, sono stati istituiti presidi fissi in via Roma, sono stati eseguiti vari blitz (sant’Andrea e caserma Serena per fare due esempi), si sta eliminando il degrado presente da troppo tempo in alcuni quartieri con interventi mirati. Ed i cittadini si accorgono di questo, perchè ci ringraziano quotidianamente del gran lavoro che si sta facendo.

Cioè i cittadini sentono un bisogno di controllo, secondo lei?
La situazione a Treviso, come ricordava lei, non è drammatica, ma il bisogno c’è. E ora, da quel che mi scrivono e mi dicono i cittadini, sta cominciando ad essere soddisfatto.

Tre anni fa, esattamente il 15 giugno 2015, in una nota intitolata “Si scrive Zaia, si legge incoerenza”, lei attaccava la Lega e la giunta regionale perchè dura sull’immigrazione solo a parole. Lo direbbe anche oggi? Zaia sembra spesso fare da contraltare moderato a Salvini e Fontana, sull’economia come sui diritti civili: non ha anche lei questa impressione? Mai pensato di iscriversi alla Lega?
Quel comunicato era riferito ad un episodio in particolare, quello di destinare una grossa somma di denaro pubblico a dei corsi per immigrati. La Lega ora, sopratutto con i ministri Salvini e Fontana, sta facendo un gran lavoro a livello nazionale. Basti pensare al Ministero in mano a Fontana, “famiglia e disabilità”, una novità importantissima. Anche il gran lavoro di Salvini per cercare di mettere un freno all’immigrazione clandestina va sottolineato. Poi se qualche magistrato lo indaga per aver difeso i confini ed il Popolo Italiano, questo non riesco a concepirlo, visto che in qualità di Ministro dell’Interno è pagato per fare proprio questo.
Per quanto riguarda il Presidente Zaia, a me sembra che stia facendo un gran lavoro per i Veneti, il suo successo lo conferma. Spero che la questione autonomia prosegua e si possano vedere i frutti nell’immediato. Non sono interessato ad iscrivermi ad un partito ora, dopo aver militato in un altro per 15 anni.

La denuncia contro Salvini fatta dai suoi concittadini di sinistra, a cominciare dall’ex candidato sindaco Chaibi e dal leader di Coalizione Civica, Luigi Calesso, è chiaramente un atto politico. Segno che, nonostante la sconfitta e lo stato minoritario, una sinistra a Treviso esiste e non demorde. Lei che viene da una forza radicale e di minoranza, ha qualche consiglio da dare agli avversari dell’altra estrema?
Certo che ho un consiglio da dare loro: facciano un profondo esame dei motivi della loro batosta elettorale prima di imbattersi in una denuncia al ministro dell’Interno per scopi meramente mediatici, per cercare una facile visibilità denunciando una carica istituzionale nel legittimo esercizio delle sue funzioni. È bastata vedere la reazione dell’intero Paese alla loro denuncia per capire da che parte sta la popolazione. Per carità, legittimo da parte loro appellarsi alla legge Mancino (che continuo a considerare una legge inutile e sbagliata), ma si sono resi ridicoli nel farlo. Non capisco poi tutta questa importanza che viene data dai media a Calesso, un perfetto signor nessuno con molto tempo a disposizione, evidentemente.

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