Mondiali ciclismo 2020 alla Svizzera? Vicenza non reagisce

Manca una reazione alle notizie che filtrano dalla Uci. La città sbancata sembra già rassegnata ad una nuova perdita

Vicenza remissiva, addormentata e ormai vessata su tutti i fronti, non si è messa in agitazione nemmeno davanti alla prospettiva di perdere l’unico grande evento sportivo di caratura internazionale che sembrava ormai alla sua portata. Sembra ormai confermato che la UCI, la federazione mondiale del ciclismo, si sia infatti stufata di aspettare i comodi dei soliti italiani e di concedere loro proroghe e abbia deciso di revocare la pre-assegnazione dei Mondiali del 2020 all’Italia, che aveva presentato la candidatura del Veneto (con Vicenza city host) per le prove iridate, e di affidarli alla Svizzera.

Non è azzardato interpretare questa scelta dell’Unione Ciclistica Internazionale come un rimedio dell’ultimo minuto. La candidatura del Cantone Vallese, dove (a Aigle) ha la sua sede, era infatti stata presentata per l’edizione dell’anno successivo dei Campionati, e quindi l’anticipazione servirebbe per prendere il controllo diretto dell’evento quando ormai non si può aspettare ancora se non rischiandone la fattibilità. La decisione non è ancora definitiva, lo sarà solo il 23 settembre quando la U.C.I. si riunirà a Innsbruck in occasione dei Mondiali 2018.

Le reazioni vicentine alla notizia sono state, per così dire, molto misurate. Con prudente fair play Claudio Pasqualin, presidente del Comitato Promotore, ha evitato commenti e auspicato che ci sia spazio per un ripensamento della U.C.I. Ha però rivolto un esplicito appello al presidente del Veneto perché salvi il Mondiale vicentino.

L’assessore comunale allo sport Matteo Celebron ha confermato i contatti con Zaia e Giorgetti (appartengono tutti e tre alla Lega), cioè con Regione e Governo, per salvare il salvabile trovando quel paio di milioni di euro che ancora mancano per soddisfare la garanzia richiesta dall’Unione Ciclistica sotto forma di una fidejussione di 5 milioni e mezzo. Lo Stato ne ha infatti messi a disposizione solo 3 e mezzo e il resto li dovrebbe assicurare la Regione.

Zaia, che ha già erogato un contributo di 50.000 euro per sostenere le spese di promozione della candidatura, per ora non ha promesso altri soldi. Martedì scorso si è incontrato a Roma con Giorgetti per l’altra grana sportiva della candidatura di Cortina alle Olimpiadi invernali del 2026, ha sfruttato l’occasione per trovare una soluzione condivisa e sembra si siano raggiunte delle intese, il cui contenuto però non è stato reso noto.

Questi sono i riscontri a livello ufficiale. Invece mancano completamente quelli della base, dei praticanti e degli appassionati. Che sono tantissimi a Vicenza e in provincia. Il Veneto è una delle Regioni con il maggior numero di società, tesserati e gare e la provincia berica è, con quelle di Padova e Treviso, al top regionale. Ci si poteva quindi prospettare una risposta forte dei tifosi delusi, ma non c’è stata. Qualche mugugno postato in social e blog, qualcuno avrà anche scritto la classica lettera al direttore, ma non ci sono stati presìdi davanti al Comune o a Venezia, manifestazioni in piazza, spedizioni in Svizzera. A confronto le iniziative di protesta che ci sono state per il fallimento del Vicenza Calcio sembrano la Rivoluzione francese.

I vicentini sono ormai rassegnati a perdere. Hanno cominciato con la nuova base americana, hanno continuato con la Banca Popolare, la Fiera, l’aeroporto. A gennaio hanno perso anche il Vicenza. Tutti simboli di una identità che, pezzo per pezzo, si sta rarefacendo. A questo punto, chi trova ancora la forza e la voglia di strapparsi le vesti perché Vicenza perde una occasione di riproporsi a livello internazionale come città capace di ospitare un Campionato del Mondo?

Però, se non c’è una forte reazione popolare, l’operazione Mondiali 2020 assume un profilo esclusivamente elitario, una iniziativa che sta a cuore solo a Pasqualin, Belluscio e Nicoletti, cioè i magnifici tre del Comitato Promotore, e anche a Zaia, che non si lascia sfuggire una candidatura a qualsivoglia evento sportivo internazionale in Regione (anche se non sempre riesce a ottenere l’assegnazione). Perfino il Comune non sembra così in prima fila e le assicurazioni di sostegno provenienti da Palazzo Trissino, prima con Variati ed ora con Rucco, mancano di concretezza, lasciano l’impressione di un «armiamoci e partite» anziché di una fattiva adesione al progetto.

In questo contesto viene da chiedersi se, una volta ottenuta la assegnazione, il costituendo Comitato Organizzatore (che sostituirebbe quello Promotore della sola candidatura, che a quel punto, avrebbe esaurito la sua funzione) riuscirebbe a trovare quei dieci milioni di euro che mancano per pareggiare i costi dell’evento dopo aver utilizzato i soldi di provenienza pubblica. È una bella cifra, soprattutto tenuto conto che non si può contare o quasi su ricavi da biglietti, tranne che per le prove su pista. Ci sarà un riparto con la U.C.I. per i diritti televisivi e per gli sponsor internazionali, ma serviranno anche tante sponsorizzazioni locali. E trovarle, oggi, non è così facile in Veneto.

(ph: comune.vicenza.it)

Tags: , , ,

Leggi anche questo