«Famiglia, ddl Pillon terrificante: bambini non sono pacchi Amazon»

«Il Disegno di Legge del senatore Pillon fa carta straccia del diritto di famiglia». La senatrice del Partito democratico Daniela Sbrollini (in foto) insorge contro il ddl in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità. «Secondo questo ddl – prosegue – i bambini dovrebbero prendere la valigetta e pendolare da una casa all’altra. Con due camerette, due gestioni del tempo diverse, due domicili di due genitori che se lo dividono come fosse una casa al mare in comproprietà, di cui usufruire a mesi alterni. Ma si può anche solo pensare una cosa del genere?». La senatrice afferma il principio che, «quando una famiglia scoppia bisogna anteporre l’interesse dei figli a quello dei genitori», mentre il disegno di legge «per un ragionamento, evidentemente di carattere economico, mette a repentaglio il bene dei bambini». Per Sbrollini, il ddl dimostra che «Pillon, fervido animatore del Family Day, fa parte di quella quota di politici che agiscono su input di qualche elettorato rumoroso e non per il bene della comunità». Sul piano del mantenimento, inoltre, per Sbrollini bisogna tenere conto «delle disuguaglianze che ancora esistono» tra uomini e donne «e dei nuovi stili di vita, con un numero crescente di seconde e terze unioni, dove però sia sempre al centro l’interesse del bambino. In questa situazione, nuova rispetto a tempi passati, sono anche i padri-mariti a trovarsi in situazioni difficili, a volte economicamente insostenibili. E la riforma deve capire e tenere presente anche questi nuovi disagi». Il ddl, tuttavia, «non riesce a dare una risposta nemmeno alle situazioni di disagio dei maschi».

Altro punto «terrificante» della legge Pillon «riguarda i tempi paritari di permanenza con l’altro genitore, che non devono essere inferiori di 12 giorni al mese, compresi i pernottamenti e qualora un minore si rifiuti o manifesti disagio, ci si appella all’alienazione parentale, sindrome senza alcuna evidenza scientifica, per limitare o sospendere la responsabilità genitoriale della madre». In conclusione, Sbrollini concorda sulla necessità di «riformare il diritto di famiglia con un intervento complessivo: sono ormai passati 50 anni e le cose sono davvero cambiate. E certamente è opportuno ripensare anche alle norme che regolano gli accordi prematrimoniali e il divorzio diretto. Sappiamo come ogni famiglia rappresenti un “unicum” ed è giusto che per stabilire l’entità di un assegno di mantenimento siano presi in considerazione altri fattori oltre al tenore di vita come il contributo al patrimonio familiare o le possibilità di produrre un reddito futuro fuori dal matrimonio. Ritengo dunque che il Parlamento possa e debba ripartire stabilendo criteri utili per valutare gli assegni divorzili sulla base della singolarità di ogni situazione famigliare, risolvendo le tante iniquità di cui non si può certamente tacere. Questo sono problemi che riguardano decine di migliaia di persone: non si può continuare a oscurare i veri problemi delle famiglie con la propaganda».

Tags: