Gay aggrediti a casa, Sboarina se ci sei batti un colpo

L’intimidazione violenta contro i due coniugi omosessuali già vittime di intolleranza é di una gravità inaudita. Il sindaco non si limiti alle frasi di circostanza

Sboarina, se ci sei batti un colpo. Visto che evidentemente a Verona i fascisti o fascistelli ci sono e operano commettendo anche crimini, rubiamo presuntuosamente la citazione al famoso articolo di fondo di Concetto Pettinato, direttore della Stampa, che nel 1944 criticava l’impotenza di Mussolini durante la Repubblica Sociale. Già, caro sindaco di centrodestra Federico Sboarina, Lei che bazzica fin da giovane gli ambienti di estrema destra, si ricorderà di quanto il Duce, ormai decaduto, non riuscisse a dare vera vita alla sua ultima mesta, visionaria e feroce creatura. Oggi i veronesi, per lo meno quelli non ottenebrati da un odio degno di miglior causa verso una precisa categoria di persone accomunate dall’orientamento affettivo e sessuale, i veronesi insomma rispettosi della diversità in quanto tale, oggi questi veronesi si aspettano una sua parola forte, riguardo il gravissimo episodio di intimidazione avvenuto poco fuori la sua città, nel piccolo Comune di Grezzana, le cui vittime, i due coniugi omosessuali Andrea di 23 anni e Angelo di 59 anni, sono gli stessi che furono oggetto di insulti, spintoni e schiaffi nella centralissima Piazza Bra l’11 agosto scorso, e sono gli stessi che il 6 settembre hanno trovato nella cassetta postale un foglio con scritte «contro i gay, le lesbiche, i “negri”, frasi che poi inneggiavano a Hitler e a Mussolini» (fra l’altro con errori di grammatica e ortografia), cioè le frasi che più o meno si son ritrovate sui muri l’altra notte (“Culattoni bruciate”, “Vi metteremo tutti nelle camere a gas”, con una bella svastica a corredo) quando il più giovane, udendo rumori fuori casa, è stato centrato sul pianerottolo da un getto di benzina, con le conseguenze del caso (ha rischiato di finire mezzo cieco).

Che farà, signor sindaco? Attenderà placidamente tot giorni facendo finta di niente, come ha fatto nell’indolente agosto, oppure, come si spera, dirà quel che va detto il prima possibile, dando l’inequivocabile segnale che non esiste al mondo che due persone, non importa con quali scelte di vita, se vanno mano nella mano o no in strada, se sono uomini o donne, non esiste per nessun motivo che debbano aver paura di esistere, di circolare, di fare la propria vita in santa pace, addirittura, adesso, di poter dormire a casa propria, per colpa di gentaglia che va perseguita dalla legge, ma va anche condannata pubblicamente perché l’essere in pericolo per motivi ideologici non è accettabile, se vogliamo vivere in una società democratica? Il suo ex vicesindaco, Lorenzo Fontana, oggi ministro della Famiglia, di recente ha proposto di abolire la legge Mancino che colpisce l’incitazione all’odio su basi razziali. In una democrazia gli anti-democratici reati d’opinione non dovrebbero sussistere, perchè ognuno deve poter essere libero di odiare chi vuole, e deve poterlo dire e scrivere. Ma con un limite invalicabile: l’uso della violenza. Nel caso dei gay presi di mira e adesso aggrediti sull’uscio della propria abitazione, il limite è stato oltrepassato, e per giunta in modo vile, al buio.

Signor sindaco, se dovessimo darle un suggerimento, le consiglieremmo di ricordarsi della risposta che Giuseppe Ungaretti (per la storia, firmatario del Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925) diede a Pier Paolo Pasolini nella trasmissione “Comizi d’amore” (1963), che gli chiedeva se secondo lui si potesse parlare di anormalità sessuale: «ogni uomo è fatto in un modo diverso, dico nella sua struttura fisica è fatto in un modo diverso, fatto anche in un modo diverso nella sua combinazione spirituale, no? Quindi tutti gli uomini sono a loro modo anormali, tutti gli uomini sono in un certo senso in contrasto con la natura, e questo sino dal primo momento: l’atto di civiltà, che è un atto di prepotenza umana sulla natura, è un atto contro natura». Non è l’elogio del contro-naturalismo che potrebbe sembrare (non risulta che Ungaretti sia un teorico ante litteram dei gender studies), ma è la serena constatazione dell’unicità e differenza di ognuno rispetto all’altro. Non bastano le parole di circostanza, questa volta. Non ci si potrà limitare all’ovvio, cioè a ribadire che Verona non é omofoba: certo che non lo é, ma ha il dovere di ribadirlo anche coi fatti, facendo sentire isolati quei pochi violenti che giocano pericolosamente a fare gli squadristi. Qui c’è in gioco la vita di due cittadini. Sempre che, non vogliamo neanche pensarlo, la mancanza di reazione immediata non si spieghi col nascondersi dietro il fatto che Andrea e Angelo risiedono in altro Comune. Alla possibile tragedia, si aggiungerebbe la farsa.

(ph: Facebook Federico Sboarina)

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