«Vicenza, Rucco: sindaco-sceriffo con la pistola ad acqua»

Sono passati più di cento giorni dall’insediamento della nuova amministrazione e sembra giunto il momento di poter tracciare un primo bilancio, o, meglio, verificare l’efficacia del fatidico «piano Marshall per Vicenza» ideato dall’allora candidato sindaco Francesco Rucco, che ci aveva voluti convincere di avere un piano per “risollevare” Vicenza: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e alla prova dei fatti, per i primi cento giorni, il piano risulta ampiamente disatteso. Altro che prendere il largo, qui stiamo ancora alla ricerca di marinai e vele. Schiacciato da interessi politici, Rucco è apparso in difficoltà fin dalla composizione della giunta: ciò che è chiaro è che essa ha molto di partitico e molto poco di civico, fatto che si riassume in un vice sindaco catapultato in giunta senza passare per le elezioni per ripagare Forza Italia dell’appoggio in campagna elettorale, dopo anni in cui hanno spiegato che nominare un sindaco non eletto dai cittadini rappresentava uno sgarbo per i cittadini stessi.

Assestata la giunta abbiamo assistito al roboante sprint di Claudio Cicero, del quale non occorre ricordare che ha subito diretto lavori giorno e notte, facendo capire chi comanda in giunta, confondendo spesso e volentieri il ruolo di tecnico con quello di amministratore, ma il suo indiscusso genio lo ha portato ad eliminare alcune corsie preferenziali. Ad oggi, dopo l’inizio dell’attività lavorativa e scolastica si ripresentano gli stessi problemi di incolonnamento e traffico. Degli altri assessori, molti si sono dimostrati poco avvezzi ai meccanismi amministrativi: la frase che abbiamo sentito maggiormente è stata «non lo so, ci informeremo». E qui vengono alla mente le dichiarazioni dell’assessore al Personale, capace di dire nel giro di poche ore tutto e il contrario di tutto sul Front Office, questione che a maggio doveva essere chiusa “subito”, ma che ora è “complessa”, mentre nel frattempo, con problemi per i lavoratori e utenti, rimane irrisolta creando una situazione di empasse. Cosà farà l’amministrazione?
Non pervenuti.

Altra questione molto calda riguarda Aim: le decisioni sembrano arrivare dall’alto, da fuori Vicenza ed essere di carattere puramente politico, quasi un prezzo da pagare alla pesante alleanza elettorale con la Lega, mentre il sindaco Rucco pare osservatore quasi disinteressato: svenderà la nostra azienda pubblica? Non pervenuto.
Discorso analogo per Ipab: c’è molta confusione e pochi progetti. Non ancora apparso all’orizzonte. In pochi giorni, poi, l’amministrazione è riuscita a mettere in discussione il progetto Filobus salvo poi, bacchettato dalle Categorie, fare immediata retromarcia e chiedere scusa per l’errore, ripetendo lo stesso copione a distanza di pochi giorni sulla Tangenziale nord, anche qui ritrattando e ritirandosi in buon ordine. Dopo le sberle, testa sotto la sabbia.

Ma ora è giusto concentrarsi sul ruolo del sindaco. Ha trattenuto diverse deleghe, mettendo insieme cultura e sicurezza: separare la cultura dal turismo significa tornare indietro di un decennio e non essersi accorti di come sia cresciuta questa città negli ultimi anni, dimostrando così di essere incapaci di valorizzare le risorse della nostra città. Rucco sembra il vero portatore del vecchio: dopo i proclami non ha portato l’affondo decisivo sulla questione Fondazione Roi nell’Azione di responsabilità contro l’allora presidente Zonin. In ogni sua uscita mantiene il carattere di consigliere di opposizione. È suonata la campanella, è tempo di governare. In principio era la sicurezza.
Ma è sul tema della sicurezza che il buon Rucco ha dato prova di inadeguatezza: si era presentato come il sindaco sceriffo, con una campagna elettorale impostata su due semplici concetti: sicurezza e degrado. Ha voluto descrivere più un Bronx che una città, ripetendo probabilmente anche nel sonno il termine “degrado”, ma non facendo emergere in realtà alcun progetto concreto su come risolverlo e men che meno idee sul futuro della città.
Ma alla prova dei fatti, tenace, Francesco ha saputo fare anche peggio. Ha cominciato con un primo errore di confusione, attribuendosi i meriti delle operazioni delle forze di polizia, credendo in quel momento di essere stato eletto Questore e non Sindaco. Trionfante, rivendicava le operazioni di pubblica sicurezza, affermando che prima non c’erano mai state, come se queste dipendessero dal volere dell’amministrazione. Sfortunatamente, nonostante gli annunci, Campo Marzo ripresentava gli stessi problemi di sempre.

Si è dedicato poi ai bivacchi. Lo abbiamo visto alle sette del mattino al fianco delle pattuglie antidegrado esortare, ovviamente immortalato dall’immancabile fotografo, i numerosi senzatetto a non bivaccare lungo le vie della città. Ma anche qui il messaggio del Primo cittadino non ha fatto breccia e così due giovani senzatetto hanno deciso di dare sfogo ai loro istinti a favore di telecamere: questa performance amorosa ha guadagnato loro una sanzione di 20.000 euro. Immancabile il nostro Francesco ha voluto rivendicare il cambiamento di passo. Ci tranquillizza pensare all’attivo di bilancio derivante dalle numerose sanzioni inflitte ai nullatenenti. Il clou dell’operazione è arrivato in via dei Montecchi, dove, dopo aver convocato una conferenza stampa, annunciava l’imminente chiusura dello stabile nel quale bivaccavano (e bivaccano tuttora) molti soggetti noti alle cronache giudiziarie della città. Con petto gonfio e sguardo rivolto all’infinito il generale Francesco I tuonava un imperioso «ora basta, da ora in poi qui regnerà la sicurezza», lasciando lo stabile a bordo della vettura della polizia locale. Neanche il tempo di tornarsene in ufficio che le troupe televisive erano costrette a tornare nel luogo, a seguito di un accoltellamento tra i damerini presenti, evidentemente non molto preoccupati dai buffetti del Primo cittadino. Povero Francesco.

Ma non finisce qui. Per risollevare le sorti di Campo Marzo il buon Rucco, dopo le azioni della polizia di Stato, decide di dare in prima persona una dimostrazione muscolare alla città per la festa dei Oto. Anche qui decide di partire da una descrizione tutt’altro che allegra del luogo, giusto per invogliare famiglie e bambini; di più, affiancato dal consigliere Naclerio, decide di lanciare il presidio fisso, una pattuglia che presidierà l’area del parco dalle 8 alle 20 (attività di polizia locale che in realtà si ripete ogni anno); Francesco rivendica insieme il prezioso contributo delle 62 sanzioni per il consumo di alcolici e bivacco. L’effetto reale di tutte queste parole, purtroppo, è che la festa dei Oto 2018 ha registrato fin qui poche presenze, e di notabile, una rissa molto accesa tra bande di extracomunitari seguita, soprattutto, da un episodio quanto mai significativo: in pieno giorno un gruppetto di tre ragazzi si drogavano allegramente alla luce del sole a pochi metri dai bambini che stavano facendo il loro bel giro in giostra sul Brucomela (ringraziamo Vicenza ai Vicentino per aver dato testimonianza diretta attraverso la pubblicazione del video). Sceriffo con pistole ad acqua.

Al secondo consiglio comunale avevo avanzato una proposta concreta per la sicurezza della città: introdurre il servizio notturno della Polizia Locale, cercando risorse per nuove assunzioni. L’amministrazione ha deciso di bocciare questa proposta. Non che questo potesse risolvere la sicurezza notturna della città, ma la prostituzione persiste incontrollata, senza nessun programma reale per trovare una soluzione, così come durante l’estate si sono verificati raid vandalici notturni in pieno centro con spaccate e furti. Sul tema nomadi, nonostante gli annunci della campagna elettorale, e nonostante le sparate poco calibrate di qualche assessore, il sindaco Rucco, non solo ha riconosciuto la bontà del lavoro fatto in precedenza, confermando lo stesso regolamento e le stesse misure del suo predecessore, ma, anzi, l’ha talmente apprezzato che ha deciso di estenderlo (zona rossa) per gran parte della città. Disattese diverse promesse fatte in campagna elettorale.

Il sindaco, con delega alla sicurezza, ha avviato un percorso di task force, così da lui definito, sui parchi della città. Finora l’unico intervento significativo riguarda la rimozione, in nome della sicurezza e dell’antidegrado, di 6 panchine sospette dal parco Fornaci; la reazione dei cittadini è stata una petizione di 600 firme, raccolte perlopiù dai frequentatori del parco per chiedere un’idea di intervento completamente opposta. Anche sul grande tema immigrazione ed accoglienza, punto identitario per il centro destra, dopo le grandi sparate elettorali non è riuscito a far altro che proseguire sulla strada tracciata dalla precedente amministrazione con la conferma del modello Sprar. In buona sostanza il fatidico piano Marshall sembra non abbia sortito ad oggi gli effetti desiderati; anzi, probabilmente non è proprio iniziato.

Paradossalmente, un’amministrazione che nasce sotto il segno della discontinuità non ha saputo far di meglio che continuare nel solco della precedente, reiterandone molti provvedimenti. Nonostante ciò, tutti mali per il buon Rucco sono sempre e comunque colpa di chi c’era prima, con un ritornello oramai nauseante. Il sindaco si dimostra così poco responsabile: un buon amministratore, infatti, anche per rispetto dei cittadini che lo hanno scelto, dovrebbe rimboccarsi le maniche e guardare avanti per il bene e per il futuro della città e dei cittadini. Il primo giudizio dunque si presenta tutt’altro che positivo, soprattutto per mancanza di idee e azioni di prospettiva; ora l’amministrazione dovrà affrontare temi più delicati e importanti: Università, sviluppo, turismo, bilancio, lavoro, futuro. Il giudizio per ora sul sindaco può riguardare l’unico tema sul quale si è concentrato, cioè la sicurezza: Rucco, uno sceriffo con la pistola ad acqua.

Raffaele Colombara (in foto)

Consigliere comunale “Quartieri al centro” Vicenza

Tags: ,

Leggi anche questo